cuneo
Perché ghiacciai e precipitazioni nevose sono in forte riduzione anche sulle Alpi?
21 gennaio 2024
Cuneo
Cosa sta succedendo ai ghiacciai dell’arco alpino? Se ne parla sempre più spesso, in particolare da quando le tematiche di natura ambientale sono diventate argomento di serrato confronto e di riflessione per la società civile, che ha l’opportunità di informarsi grazie al parere di esperti e studiosi interpellati con regolarità dai media nazionali e internazionali. E senza dubbio uno dei temi che da qualche tempo catalizza maggiormente l’attenzione del pubblico riguarda le condizioni del manto nevoso presente sulle Alpi, sempre meno consistente anche a quote elevate. Per i ricercatori il suo assottigliamento rappresenta una delle conseguenze - forse la più immediata e irreversibile - della ‘febbre’ di cui il nostro pianeta si sta pian piano ammalando.
Abbiamo cercato di capire meglio questa situazione e i risvolti futuri di un trend ormai del tutto evidente interpellando Vanda Bonardo. Ambientalista, laureata in Scienze Naturali, per molti decenni ha coniugato l’impegno nelle politiche ambientali con le attività di formazione ed educazione. Insegnante, iscritta a Legambiente dal 1987 e per sedici anni presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. Dal 2020 è presidente di Cipra Italia (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi) e dal febbraio 2012 referente nazionale Alpi per Legambiente; nel giugno 2019 è stata designata in qualità di esperta nell’Alpin Biodiversity Board del Segretariato permanente della Convenzione delle Alpi. Ha ideato ed è responsabile della Carovana dei Ghiacciai e del dossier “Nevediversa”.
Da tempo i suoi incarichi la mettono nella condizione di osservare con attenzione la vita dei ghiacciai alpini. Cosa sta succedendo sulle cime?
A causa del riscaldamento globale i ghiacciai alpini si stanno riducendo a vista d’occhio. Entro il 2050 tutti i corpi glaciali al di sotto dei 3.500 metri di quota saranno scomparsi. Un fenomeno preoccupante che si sta verificando ovunque nel mondo. Il rapido ritirarsi dei fronti glaciali non comporta solo la perdita di paesaggi affascinanti e di biodiversità, ma equivale anche alla sparizione di importanti riserve di acqua dolce e di fondamentali servizi ecosistemici. Inoltre il permafrost (la porzione di terreno perennemente ghiacciata), degradandosi causa instabilità sui versanti con pesanti rischi per le infrastrutture ad alta quota.
La penuria di precipitazioni nevose che conseguenze ha - e avrà - sull’ecosistema complessivo?
I ghiacciai e le calotte glaciali, così come la neve, il ghiaccio marino e il permafrost, in quanto parte sensibile dell’habitat planetario hanno un impatto consistente sul nostro ambiente e sulla nostra società. La riduzione e l’esaurimento di queste risorse naturali possono quindi danneggiare la nostra sicurezza, l’economia e l’ecosistema. La penuria delle precipitazioni nevose ha innanzitutto un forte impatto sull’industria del turismo invernale, in particolare quello dello sci alpino, che dovrà necessariamente trasformarsi in un turismo capace di sopravvivere senza o con poca neve. Ma tutti gli ecosistemi subiranno danni non indifferenti, soprattutto quelli acquatici o fortemente influenzati dalla presenza di acqua, con impatti non secondari per le comunità e le economie locali: non va dimenticato che il 60% delle portate estive del fiume Po dipende dalle precipitazioni nevose che si sono depositate sulle Alpi in inverno e in primavera.
Le Alpi Marittime, che circondano per un buon tratto il territorio cuneese, in che situazione si trovano?
Nel recente passato la vicinanza al mare ha reso le Alpi Marittime tra le più nevose d’Italia, ricevendo 3-4 metri di neve fresca per inverno già a quote intorno ai 1.000-1.200 metri. Tuttavia i cambiamenti climatici hanno fatto sì che in montagna, e quindi anche sulle Alpi Marittime, le temperature aumentassero di almeno il doppio rispetto ad altre zone del pianeta. Di conseguenza, il 90% dei ghiacciai presenti su quel tratto montano del sud-ovest del Piemonte è scomparso, mentre per quel che concerne le precipitazioni nevose per le Alpi Marittime a confronto con la media del periodo 1981-2020, si rileva attualmente una riduzione delle nevicate pari a circa il 30% in meno. Se le emissioni di gas serra continueranno con il trend attuale, c’è il rischio che a fine secolo le Alpi Marittime cambino completamente il loro aspetto, diventando più simili alle montagne del nord Africa o dell’Asia centrale, con uno stravolgimento complessivo degli ecosistemi e delle risorse connesse, ivi comprese quelle idriche.
Quali sono secondo lei le scelte che è possibile fare per cercare di invertire, o almeno rallentare, il trend in atto?
C’è un’unica strada da percorrere, ed è quella della riduzione delle emissioni climalteranti, perlomeno secondo quanto previsto dalla normativa europea sul clima. Infatti, in base a essa i Paesi dell’UE devono ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. Per ritrovare un po’ di stabilità occorre che l’Unione Europea raggiunga la neutralità climatica entro il 2050, e in ogni caso gli effetti positivi si sentiranno solo dopo alcuni decenni. Per tutto ciò è necessario un forte impegno da parte delle istituzioni che, al momento, stenta a manifestarsi.