Giancarlo Aimar (foto di Alma Delfino)
Il cappello ce l’ha sempre in testa, in tutte le stagioni. Giancarlo Aimar è nato a Caraglio il 26 settembre 1962: “Ma io sono originario di Castelmagno, i miei genitori si chiamavano Maria Pessione e Giovanni Aimar, siamo quattro figli tutti viventi. Ho fatto la terza Elementare ancora a Chiotti, c’era il maestro Mario Formacini ed eravamo in sette ragazzi. La povertà per fortuna non l’ho conosciuta in quegli anni: da mangiare, poiché i miei lavoravano la terra, ce n’era sempre (latte, caffelatte, polenta, castagne, il pane e anche la carne)”.
Con cosa giocava da bambino?
Giocavo con le macchinine, i trattori, i giocattoli e con gli amici a nascondino, alle biglie, col pallone.
I lavori che ha fatto?
Dopo le scuole, finita la terza Media, ho lavorato per cinque anni come muratore a Villafalletto e a Centallo. Ma già prima, davo una mano ai miei a casa, portando le mucche al pascolo e facendo il fieno qui a Chiappi. Poi finito il servizio militare al Distretto di Cuneo, ho iniziato a fare l’allevatore di mucche e sono arrivato ad avere anche 100 animali: con i miei, facevamo il formaggio Castelmagno. Bisogna essere capaci di farlo.
Il formaggio ha cambiato la vita del paese?
Sì, e adesso una cosa è cambiata: che dà giù lo portano su! È diventato un formaggio molto conosciuto, ma sono rimaste poche le famiglie che in paese lo producono ancora.
Quanti sono i residenti a Chiappi?
17 persone fisse tutto l’anno, ma forse anche di meno. D’estate una cinquantina qui e circa duecento su tutto il territorio comunale.
Si ricorda degli obiettori di coscienza?
Certo! Ricordo Luca Margaria di Piasco, che oggi è frate Cappuccino. Ricordo Cesare Eandi, che qui faceva il genepy e io andavo a fare le prove di assaggio da lui, a Campomolino! Ermanno Rubin e diversi altri giovani, che arrivavano anche da lontano... Gli obiettori hanno svolto un servizio importante per la gente: erano disponibili e gentili e ho tanti bei ricordi di loro.
A farli arrivare a Castelmagno nel 1972 era stato il sindaco Gianni Dematteis, vero?
Sì, certamente! Gianni Dematteis (al quale hanno intitolato il Municipio) ha fatto tantissimo per Castelmagno: ha fatto arrivare l’energia elettrica, i paravalanghe, gli obiettori, aveva tirato fuori dal manicomio ‘Magnolino’, aveva valorizzato il nostro formaggio... L’unico sindaco che ha fatto tantissimo per Castelmagno!
Lei lavora ancora?
D’inverno le mie mucche le tiene mio fratello in pianura a Rocca de’ Baldi, poi a metà giugno risalgono qui a Chiappi, fino a quando il tempo lo consente, a metà ottobre. Mi sono abituato a questa vita: sveglia alle sei perché dormo poco, ma non le mungo e il formaggio non lo faccio più.
Come è cambiata la montagna nell’arco della sua vita?
È arrivata qualche comodità in più nelle case, ma in fondo la nostra montagna non è cambiata molto, tranne qualche strada in più. Lo Stato che aiuta solo chi ha le conoscenze giuste, gli altri montanari si devono aggiustare. A me piace moltissimo vivere qui a Chiappi, in alta montagna. Chi sceglie però di vivere qui, deve adattarsi ed essere capace a fare un po’ di tutto!
Come mai non si è mai sposato?
Le donne mi piacciono, ma non ho mai trovato la mia!
Il Santuario di Castelmagno cosa rappresenta per lei?
Abito sopra il Santuario e d’estate sento celebrare le Messe tre volte al giorno… Le Messe le conosco a memoria… e anche i miei animali le hanno imparate! Il rettore del Santuario, don Gianmaria Giordano, un giorno mi ha detto: ‘Giancarlo, se ti vedo a Messa, il giorno dopo scende dal cielo un metro di neve!’. Il giorno dopo l’ho visto al bar e gli ho detto: ‘Guarda che giornata oggi, c’è il sole che spacca le pietre!’ E ci siamo messi a ridere...
A Castelmagno nevica ancora?
Ricordo bene le grandi nevicate di una volta, con gli obiettori di coscienza che arrivavano a spalare: ma oggi il tempo è cambiato.
Cosa è importante per lei nella vita?
Al primo posto metto la salute.
Lei in cosa crede?
Io sono cattolico, ma non vado a Messa: non ho bisogno di scendere al Santuario per pregare, le Messe già le sento quando sono nella stalla, con gli animali.
Facendo un bilancio della sua vita: farebbe cose diverse se le fosse data la possibilità di rivivere un’altra volta?
Non lo so. Non mi mancano i figli e una moglie, ma non so se rivivrei di nuovo qui, in alta valle Grana: forse andrei via. So che la morte arriverà, ma non ci penso. Mi spiace l’idea di dover morire, perché vorrei vivere ancora, almeno fino ai 90 anni!
Ancora qualcosa?
Giancarlo ride divertito: “Scriva per favore ancora sul giornale che cerco qualche damigella da compagnia, giovane e brava! Le aspetto qui al ‘Rifugio Maraman’, dove possono chiedere di me…”.
paesi
Giancarlo Aimar (foto di Alma Delfino)
Il cappello ce l’ha sempre in testa, in tutte le stagioni. Giancarlo Aimar è nato a Caraglio il 26 settembre 1962: “Ma io sono originario di Castelmagno, i miei genitori si chiamavano Maria Pessione e Giovanni Aimar, siamo quattro figli tutti viventi. Ho fatto la terza Elementare ancora a Chiotti, c’era il maestro Mario Formacini ed eravamo in sette ragazzi. La povertà per fortuna non l’ho conosciuta in quegli anni: da mangiare, poiché i miei lavoravano la terra, ce n’era sempre (latte, caffelatte, polenta, castagne, il pane e anche la carne)”.
Con cosa giocava da bambino?
Giocavo con le macchinine, i trattori, i giocattoli e con gli amici a nascondino, alle biglie, col pallone.
I lavori che ha fatto?
Dopo le scuole, finita la terza Media, ho lavorato per cinque anni come muratore a Villafalletto e a Centallo. Ma già prima, davo una mano ai miei a casa, portando le mucche al pascolo e facendo il fieno qui a Chiappi. Poi finito il servizio militare al Distretto di Cuneo, ho iniziato a fare l’allevatore di mucche e sono arrivato ad avere anche 100 animali: con i miei, facevamo il formaggio Castelmagno. Bisogna essere capaci di farlo.
Il formaggio ha cambiato la vita del paese?
Sì, e adesso una cosa è cambiata: che dà giù lo portano su! È diventato un formaggio molto conosciuto, ma sono rimaste poche le famiglie che in paese lo producono ancora.
Quanti sono i residenti a Chiappi?
17 persone fisse tutto l’anno, ma forse anche di meno. D’estate una cinquantina qui e circa duecento su tutto il territorio comunale.
Si ricorda degli obiettori di coscienza?
Certo! Ricordo Luca Margaria di Piasco, che oggi è frate Cappuccino. Ricordo Cesare Eandi, che qui faceva il genepy e io andavo a fare le prove di assaggio da lui, a Campomolino! Ermanno Rubin e diversi altri giovani, che arrivavano anche da lontano... Gli obiettori hanno svolto un servizio importante per la gente: erano disponibili e gentili e ho tanti bei ricordi di loro.
A farli arrivare a Castelmagno nel 1972 era stato il sindaco Gianni Dematteis, vero?
Sì, certamente! Gianni Dematteis (al quale hanno intitolato il Municipio) ha fatto tantissimo per Castelmagno: ha fatto arrivare l’energia elettrica, i paravalanghe, gli obiettori, aveva tirato fuori dal manicomio ‘Magnolino’, aveva valorizzato il nostro formaggio... L’unico sindaco che ha fatto tantissimo per Castelmagno!
Lei lavora ancora?
D’inverno le mie mucche le tiene mio fratello in pianura a Rocca de’ Baldi, poi a metà giugno risalgono qui a Chiappi, fino a quando il tempo lo consente, a metà ottobre. Mi sono abituato a questa vita: sveglia alle sei perché dormo poco, ma non le mungo e il formaggio non lo faccio più.
Come è cambiata la montagna nell’arco della sua vita?
È arrivata qualche comodità in più nelle case, ma in fondo la nostra montagna non è cambiata molto, tranne qualche strada in più. Lo Stato che aiuta solo chi ha le conoscenze giuste, gli altri montanari si devono aggiustare. A me piace moltissimo vivere qui a Chiappi, in alta montagna. Chi sceglie però di vivere qui, deve adattarsi ed essere capace a fare un po’ di tutto!
Come mai non si è mai sposato?
Le donne mi piacciono, ma non ho mai trovato la mia!
Il Santuario di Castelmagno cosa rappresenta per lei?
Abito sopra il Santuario e d’estate sento celebrare le Messe tre volte al giorno… Le Messe le conosco a memoria… e anche i miei animali le hanno imparate! Il rettore del Santuario, don Gianmaria Giordano, un giorno mi ha detto: ‘Giancarlo, se ti vedo a Messa, il giorno dopo scende dal cielo un metro di neve!’. Il giorno dopo l’ho visto al bar e gli ho detto: ‘Guarda che giornata oggi, c’è il sole che spacca le pietre!’ E ci siamo messi a ridere...
A Castelmagno nevica ancora?
Ricordo bene le grandi nevicate di una volta, con gli obiettori di coscienza che arrivavano a spalare: ma oggi il tempo è cambiato.
Cosa è importante per lei nella vita?
Al primo posto metto la salute.
Lei in cosa crede?
Io sono cattolico, ma non vado a Messa: non ho bisogno di scendere al Santuario per pregare, le Messe già le sento quando sono nella stalla, con gli animali.
Facendo un bilancio della sua vita: farebbe cose diverse se le fosse data la possibilità di rivivere un’altra volta?
Non lo so. Non mi mancano i figli e una moglie, ma non so se rivivrei di nuovo qui, in alta valle Grana: forse andrei via. So che la morte arriverà, ma non ci penso. Mi spiace l’idea di dover morire, perché vorrei vivere ancora, almeno fino ai 90 anni!
Ancora qualcosa?
Giancarlo ride divertito: “Scriva per favore ancora sul giornale che cerco qualche damigella da compagnia, giovane e brava! Le aspetto qui al ‘Rifugio Maraman’, dove possono chiedere di me…”.
“A me piace moltissimo vivere qui a Chiappi, in alta montagna. Chi sceglie di vivere qui, deve adattarsi “
13 gennaio 2024
Cuneo
Giancarlo Aimar (foto di Alma Delfino)
Il cappello ce l’ha sempre in testa, in tutte le stagioni. Giancarlo Aimar è nato a Caraglio il 26 settembre 1962: “Ma io sono originario di Castelmagno, i miei genitori si chiamavano Maria Pessione e Giovanni Aimar, siamo quattro figli tutti viventi. Ho fatto la terza Elementare ancora a Chiotti, c’era il maestro Mario Formacini ed eravamo in sette ragazzi. La povertà per fortuna non l’ho conosciuta in quegli anni: da mangiare, poiché i miei lavoravano la terra, ce n’era sempre (latte, caffelatte, polenta, castagne, il pane e anche la carne)”.
Con cosa giocava da bambino?
Giocavo con le macchinine, i trattori, i giocattoli e con gli amici a nascondino, alle biglie, col pallone.
I lavori che ha fatto?
Dopo le scuole, finita la terza Media, ho lavorato per cinque anni come muratore a Villafalletto e a Centallo. Ma già prima, davo una mano ai miei a casa, portando le mucche al pascolo e facendo il fieno qui a Chiappi. Poi finito il servizio militare al Distretto di Cuneo, ho iniziato a fare l’allevatore di mucche e sono arrivato ad avere anche 100 animali: con i miei, facevamo il formaggio Castelmagno. Bisogna essere capaci di farlo.
Il formaggio ha cambiato la vita del paese?
Sì, e adesso una cosa è cambiata: che dà giù lo portano su! È diventato un formaggio molto conosciuto, ma sono rimaste poche le famiglie che in paese lo producono ancora.
Quanti sono i residenti a Chiappi?
17 persone fisse tutto l’anno, ma forse anche di meno. D’estate una cinquantina qui e circa duecento su tutto il territorio comunale.
Si ricorda degli obiettori di coscienza?
Certo! Ricordo Luca Margaria di Piasco, che oggi è frate Cappuccino. Ricordo Cesare Eandi, che qui faceva il genepy e io andavo a fare le prove di assaggio da lui, a Campomolino! Ermanno Rubin e diversi altri giovani, che arrivavano anche da lontano... Gli obiettori hanno svolto un servizio importante per la gente: erano disponibili e gentili e ho tanti bei ricordi di loro.
A farli arrivare a Castelmagno nel 1972 era stato il sindaco Gianni Dematteis, vero?
Sì, certamente! Gianni Dematteis (al quale hanno intitolato il Municipio) ha fatto tantissimo per Castelmagno: ha fatto arrivare l’energia elettrica, i paravalanghe, gli obiettori, aveva tirato fuori dal manicomio ‘Magnolino’, aveva valorizzato il nostro formaggio... L’unico sindaco che ha fatto tantissimo per Castelmagno!
Lei lavora ancora?
D’inverno le mie mucche le tiene mio fratello in pianura a Rocca de’ Baldi, poi a metà giugno risalgono qui a Chiappi, fino a quando il tempo lo consente, a metà ottobre. Mi sono abituato a questa vita: sveglia alle sei perché dormo poco, ma non le mungo e il formaggio non lo faccio più.
Come è cambiata la montagna nell’arco della sua vita?
È arrivata qualche comodità in più nelle case, ma in fondo la nostra montagna non è cambiata molto, tranne qualche strada in più. Lo Stato che aiuta solo chi ha le conoscenze giuste, gli altri montanari si devono aggiustare. A me piace moltissimo vivere qui a Chiappi, in alta montagna. Chi sceglie però di vivere qui, deve adattarsi ed essere capace a fare un po’ di tutto!
Come mai non si è mai sposato?
Le donne mi piacciono, ma non ho mai trovato la mia!
Il Santuario di Castelmagno cosa rappresenta per lei?
Abito sopra il Santuario e d’estate sento celebrare le Messe tre volte al giorno… Le Messe le conosco a memoria… e anche i miei animali le hanno imparate! Il rettore del Santuario, don Gianmaria Giordano, un giorno mi ha detto: ‘Giancarlo, se ti vedo a Messa, il giorno dopo scende dal cielo un metro di neve!’. Il giorno dopo l’ho visto al bar e gli ho detto: ‘Guarda che giornata oggi, c’è il sole che spacca le pietre!’ E ci siamo messi a ridere...
A Castelmagno nevica ancora?
Ricordo bene le grandi nevicate di una volta, con gli obiettori di coscienza che arrivavano a spalare: ma oggi il tempo è cambiato.
Cosa è importante per lei nella vita?
Al primo posto metto la salute.
Lei in cosa crede?
Io sono cattolico, ma non vado a Messa: non ho bisogno di scendere al Santuario per pregare, le Messe già le sento quando sono nella stalla, con gli animali.
Facendo un bilancio della sua vita: farebbe cose diverse se le fosse data la possibilità di rivivere un’altra volta?
Non lo so. Non mi mancano i figli e una moglie, ma non so se rivivrei di nuovo qui, in alta valle Grana: forse andrei via. So che la morte arriverà, ma non ci penso. Mi spiace l’idea di dover morire, perché vorrei vivere ancora, almeno fino ai 90 anni!
Ancora qualcosa?
Giancarlo ride divertito: “Scriva per favore ancora sul giornale che cerco qualche damigella da compagnia, giovane e brava! Le aspetto qui al ‘Rifugio Maraman’, dove possono chiedere di me…”.