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Davide Uziard, il frate occitano finito fra le gondole di Venezia

23 dicembre 2023

Cuneo

Frate Davide Uziard fra le gondole di Venezia (foto di AlmaDelfino) (1) Frate Davide Uziard fra le gondole di Venezia (foto di AlmaDelfino) Il frate Cappuccino Davide Uziard, nato il 7 aprile 1990, dall’inverno del 2010 fino al 2014 ha fatto formaggi in un caseificio di Entracque. Oggi vive sull’isola della Giudecca, a Venezia, dove sta completando gli studi di Teologia: “Mi fermerò ancora un anno e mezzo, per come la chiamano i frati ‘Obbedienza ai superiori’. Qui mi trovo bene, studiare è faticoso ma ha anche tanti aspetti positivi”. Domani nel convento della Giudecca sarà una giornata di festa: perché i genitori di Davide arriveranno da Entracque per preparare la ‘bagna cauda’ per tutti i frati! Frate Davide, la Teologia è una materia complicata? La studio volentieri e mi appassiona, fa conoscere meglio chi è Dio ma soprattutto chi è l’uomo di fronte a Lui. Che effetto fa a uno che arriva dalle montagne occitane trovarsi a muoversi in barca a Venezia? È una esperienza particolare ed emozionante! Ho preso la patente per guidare la barca, per imparare una cosa nuova, ma fin da subito è diventata una passione... Devi essere molto attento ai vaporetti e soprattutto alle gondole e alle altre imbarcazioni a remi, dando sempre le precedenze. C’è anche il problema del moto ondoso che sta creando non pochi problemi alle strutture, ma fino ad ora io non sono mai caduto in acqua! In barca vado a fare la spesa, a recuperare i prodotti del Banco alimentare, ad accompagnare i frati negli spostamenti necessari. Una sua giornata tipo? Il primo appuntamento è alle 6.30, con la preghiera delle lodi. Poi meditazione, ufficio delle letture e colazione alle 7.30. Quindi vado a scuola, all’interno del nostro convento, fino alle 13. Dopo il pranzo comunitario, i miei pomeriggi si dividono fra le ore di studio e i vari impegni (nelle parrocchie e da quest’anno il servizio nel carcere femminile, la pulizia del convento e della chiesa, la manutenzione delle barche). Dopo la cena, alle 20, ci sono momenti di fraternità e di condivisione fra noi frati. E verso le 21 vado in cella, per riposare. Quanti religiosi siete qui alla Giudecca? In questo momento, siamo 26 frati che hanno tutti la professione solenne. In 19 siamo frati studenti, gli altri sono i nostri frati formatori, o fanno parte della comunità. I miei compagni di studio sono: una decina del Nord Italia, un rumeno, uno slovacco, uno sloveno, cinque capo verdiani, un turco. La vita comunitaria è bella: imparando ogni giorno a convivere, nonostante le nostre differenze, riusciamo a costruire rapporti molto profondi di stima e amicizia. Lei è sempre innamorato della musica occitana? Sì, sempre! L’organetto lo uso nei momenti fraterni e di festa, ma ho anche imparato a cantare e compongo anche musica sacra per l’animazione liturgica. I veneti che lei incontra? I veneziani sono persone molto particolari: un po’ come i montanari, prima di darti fiducia hanno bisogno di conoscerti. I veri veneziani hanno molte tradizioni e quando capiscono che tu li rispetti e ti stai innamorando delle loro vite, e della loro cultura, ti accettano e nascono allora anche dei bei rapporti di amicizia. La gente qui va ancora a Messa? Nel tempo, qui e altrove la situazione è cambiata. Non parlerei tanto di chiese che si svuotano, ma di un modo nuovo e diverso di vedere la Fede: non più un precetto, o l’obbligo di andare a Messa, ma perché in tanti hanno capito che si è prima di tutto amati dal Signore e per questo sentono il bisogno di offrire del tempo a Lui. Per noi. Le immagini terribili delle guerre di questi giorni la mandano in crisi? Penso che ci dimentichiamo la Storia e non facciamo memoria del passato, di quello che è successo. Così le tragedie si ripetono e io provo tanta rabbia dentro di me per questo! Il mondo di oggi? Mi piace, anche se mi accorgo che è pieno di contraddizioni. È il mondo nel quale sono chiamato a vivere. Il passato non lo possiamo più rivivere e non c’è più. Sono contento della vita che sto facendo e so bene che tutti i giorni sono pieni di sfide! Quando si sveglia di mattina che succede? Mi accorgo sempre che non sento il rumore dell’acqua che scorre nel rio Colletta di Entracque, davanti a casa mia, ma sento il rumore delle onde dei canali della laguna! La montagna ti abbraccia come una madre e per me è molto protettiva (anche se pericolosa e non facile da vivere), la laguna mi fa provare altre sensazioni e ti dà pochi riferimenti, a differenza della montagna. Il suo futuro come lo vede? Non so cosa succederà. Io ho affidato la mia vita al Signore e andrò dove sarò chiamato, in una situazione che sta cambiando profondamente. Il cammino che sta facendo? Mi accorgo che dipende dalle richieste e dai bisogni degli altri che incontro: e questo mi piace. Fondamentale è la preghiera. Cosa bisogna fare per essere un buon frate? Il frate deve essere disponibile verso gli altri, aprendo il cuore e cercando la verità. Oggi mi accorgo che sovente i bambini non sono seguiti in modo adeguato dai genitori. Un pensiero sul Natale? Quest’anno c’è l’ottavo centenario del presepe di Greccio voluto da San Francesco. Lui voleva contemplare l’umiltà, la povertà, la forza dell’amore che il Signore ha vissuto venendo nel mondo per noi, per salvarci. Proprio nella grande umiltà che il Signore ha vissuto fin dalla sua nascita possiamo imparare ad accogliere la vita degli altri anche nelle loro fragilità, pensando che in loro c’è il Signore. Un augurio ai lettori de ‘La Guida’? Serenità, pace e gli auguri classici. Auguro di incontrare sempre il Signore in coloro che incontriamo e ci vivono accanto. E che tutti sappiamo fare dei piccoli gesti d’amore, con il sorriso sui nostri volti.  
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