Il Questore di Cuneo, Carmine Rocco Grassi
Carmine Rocco Grassi, lo scorso 1° agosto, è arrivato a Cuneo per ricoprire il ruolo di Questore. Le sue radici sono al sud, a Foggia, dove ha conosciuto la moglie, una grande appassionata di viola che, oggi, insegna alla scuola elementare e che, sin dai primi passi della loro storia d’amore, l’ha seguito nei numerosi spostamenti lavorativi, da Polistena, a Como, poi Brescia, dove è nata la loro figlia, adesso studentessa universitaria, poi Padova, Cremona, Torino e infine Milano.
Un tuffo nel passato: che cosa ricorda con maggiore affetto della sua infanzia?
L’infanzia è il periodo in cui non si ha conoscenza dei problemi: esistono solo gli affetti. Da piccolo, vivevo con i genitori, i miei due fratelli ed i nonni materni. È importante coltivare il rapporto con i nonni e rispettare chi ha più esperienze di noi e ha vissuto situazioni difficili, che hanno scritto la Storia. Mia nonna mi è stata vicina quando andavo a scuola, mi cuciva i maglioni e mi ha trasmesso l’amore per la cucina. Ricordo quando, a Pasqua, preparavamo il timballo di agnello, le orecchiette e le strascinate stese a mano e l’odore del pane fatto in casa e sono ancora molto affezionato a Foggia, nonostante la criminalità organizzata.
Tra tutte le feste, le più belle sono i segreti anniversari del cuore. Quali sono i suoi?
Tendo a dimenticare le date, ma i miei ricordi sono vividi, fotografici; è un sistema di autodifesa per i momenti brutti, come quando ho perso mio padre e mio fratello. Tuttavia, ci sono anche molti ricordi belli, come le celebrazioni di Ferragosto, a Foggia, con menù particolari; le feste patronali di San Rocco e San Giovanni con bande e cortei religiosi; o quando, per la prima volta, mia madre acquistò un fantastico televisore a colori. Poi, il giorno del matrimonio e della nascita di mia figlia: magari sembrano banali, ma se il tempo dell’attività lavorativa non coincide con quello del servizio, non lo sono. È impegnativo avere una famiglia e svolgere questo mestiere, ma è possibile se si è in due. Sono fortunato: la mia famiglia mi ha seguito nei vari spostamenti e ciò mi ha dato grande serenità sul lavoro, permettendomi di raggiungere i miei traguardi. Le relazioni sono un dare e avere: sì, mi hanno seguito, e io ho permesso loro di conoscere posti diversi e creare rapporti nuovi, una possibilità che si coglie solo se si ha la mente aperta e pronta ad affrontare i cambiamenti.
Da sud a nord, ha lavorato in tutta la penisola: quali ricordi porterà sempre con sé?
Ricordo quando, per il mio primo incarico, fui assegnato a Polistena e non sapevo dove fosse. Così, io e la mia fidanzata, prendemmo la cartina geografica e iniziammo a cercare questo posto. Volevamo sposarci, quindi mi premeva trovare un modo per consentirle di raggiungermi. Due giorni dopo il mio arrivo a Polistena, gestii il mio primo caso di omicidio e, sempre lì, rimasi colpito da un infanticidio a cui ripenso ancora oggi: una bambina uccisa durante le pratiche di un rito esorcista, voluto dalla famiglia.
Nella vita e soprattutto se ci si trasferisce spesso, la perdita è dietro l’angolo. Lei ha imparato a scindere i ricordi dal dolore?
È necessario imparare a farlo. Anche dopo anni da un lutto, il dolore resta come i ricordi belli. Tutti vorremmo i nostri cari con noi per quanto più tempo possibile, ma la vita è destinata a finire. Possiamo solo sperare che la dipartita sia lontana e indolore, perché la malattia genera dolore per tutti: vedere un familiare soffrire e non poterlo aiutare ti fa sentire impotente e questo dolore si aggiunge a quello della perdita.
Con questo lavoro, è fondamentale creare binari paralleli, metabolizzare il dolore e l’evento, per poi gestire la situazione ed essere d’aiuto alle vittime e ai loro famigliari. Certo, l’infanzia è un bellissimo periodo però, quando passi dall’altra parte, diventi genitore e fai un lavoro come il mio che ti fa conoscere i rischi e i pericoli ignoti ai più, le preoccupazioni aumentano, ma penso di non essere mai stato ossessivo, proprio perché tengo separati i due contesti.
Che idea si è fatto dei Cuneesi?
Avendo lavorato a Torino, credevo di farmi un’idea prima di arrivare a Cuneo, ma così non è stato: non ne avevo mai sentito parlare. Eppure, qui ho trovato bellissimi paesaggi e un’economia sorprendente che spazia dalla Ferrero, ai vini delle Langhe, ai formaggi di Cheese e ad altri prodotti che la rendono una terra gastronomicamente valida. I Cuneesi dovrebbero preoccuparsi di fare conoscere le eccellenze di questi campi, così la città avrebbe un’ottima fama; eppure, per una certa riservatezza o mancanza di interesse, ciò non accade ed è un peccato.
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Il Questore di Cuneo, Carmine Rocco Grassi
Carmine Rocco Grassi, lo scorso 1° agosto, è arrivato a Cuneo per ricoprire il ruolo di Questore. Le sue radici sono al sud, a Foggia, dove ha conosciuto la moglie, una grande appassionata di viola che, oggi, insegna alla scuola elementare e che, sin dai primi passi della loro storia d’amore, l’ha seguito nei numerosi spostamenti lavorativi, da Polistena, a Como, poi Brescia, dove è nata la loro figlia, adesso studentessa universitaria, poi Padova, Cremona, Torino e infine Milano.
Un tuffo nel passato: che cosa ricorda con maggiore affetto della sua infanzia?
L’infanzia è il periodo in cui non si ha conoscenza dei problemi: esistono solo gli affetti. Da piccolo, vivevo con i genitori, i miei due fratelli ed i nonni materni. È importante coltivare il rapporto con i nonni e rispettare chi ha più esperienze di noi e ha vissuto situazioni difficili, che hanno scritto la Storia. Mia nonna mi è stata vicina quando andavo a scuola, mi cuciva i maglioni e mi ha trasmesso l’amore per la cucina. Ricordo quando, a Pasqua, preparavamo il timballo di agnello, le orecchiette e le strascinate stese a mano e l’odore del pane fatto in casa e sono ancora molto affezionato a Foggia, nonostante la criminalità organizzata.
Tra tutte le feste, le più belle sono i segreti anniversari del cuore. Quali sono i suoi?
Tendo a dimenticare le date, ma i miei ricordi sono vividi, fotografici; è un sistema di autodifesa per i momenti brutti, come quando ho perso mio padre e mio fratello. Tuttavia, ci sono anche molti ricordi belli, come le celebrazioni di Ferragosto, a Foggia, con menù particolari; le feste patronali di San Rocco e San Giovanni con bande e cortei religiosi; o quando, per la prima volta, mia madre acquistò un fantastico televisore a colori. Poi, il giorno del matrimonio e della nascita di mia figlia: magari sembrano banali, ma se il tempo dell’attività lavorativa non coincide con quello del servizio, non lo sono. È impegnativo avere una famiglia e svolgere questo mestiere, ma è possibile se si è in due. Sono fortunato: la mia famiglia mi ha seguito nei vari spostamenti e ciò mi ha dato grande serenità sul lavoro, permettendomi di raggiungere i miei traguardi. Le relazioni sono un dare e avere: sì, mi hanno seguito, e io ho permesso loro di conoscere posti diversi e creare rapporti nuovi, una possibilità che si coglie solo se si ha la mente aperta e pronta ad affrontare i cambiamenti.
Da sud a nord, ha lavorato in tutta la penisola: quali ricordi porterà sempre con sé?
Ricordo quando, per il mio primo incarico, fui assegnato a Polistena e non sapevo dove fosse. Così, io e la mia fidanzata, prendemmo la cartina geografica e iniziammo a cercare questo posto. Volevamo sposarci, quindi mi premeva trovare un modo per consentirle di raggiungermi. Due giorni dopo il mio arrivo a Polistena, gestii il mio primo caso di omicidio e, sempre lì, rimasi colpito da un infanticidio a cui ripenso ancora oggi: una bambina uccisa durante le pratiche di un rito esorcista, voluto dalla famiglia.
Nella vita e soprattutto se ci si trasferisce spesso, la perdita è dietro l’angolo. Lei ha imparato a scindere i ricordi dal dolore?
È necessario imparare a farlo. Anche dopo anni da un lutto, il dolore resta come i ricordi belli. Tutti vorremmo i nostri cari con noi per quanto più tempo possibile, ma la vita è destinata a finire. Possiamo solo sperare che la dipartita sia lontana e indolore, perché la malattia genera dolore per tutti: vedere un familiare soffrire e non poterlo aiutare ti fa sentire impotente e questo dolore si aggiunge a quello della perdita.
Con questo lavoro, è fondamentale creare binari paralleli, metabolizzare il dolore e l’evento, per poi gestire la situazione ed essere d’aiuto alle vittime e ai loro famigliari. Certo, l’infanzia è un bellissimo periodo però, quando passi dall’altra parte, diventi genitore e fai un lavoro come il mio che ti fa conoscere i rischi e i pericoli ignoti ai più, le preoccupazioni aumentano, ma penso di non essere mai stato ossessivo, proprio perché tengo separati i due contesti.
Che idea si è fatto dei Cuneesi?
Avendo lavorato a Torino, credevo di farmi un’idea prima di arrivare a Cuneo, ma così non è stato: non ne avevo mai sentito parlare. Eppure, qui ho trovato bellissimi paesaggi e un’economia sorprendente che spazia dalla Ferrero, ai vini delle Langhe, ai formaggi di Cheese e ad altri prodotti che la rendono una terra gastronomicamente valida. I Cuneesi dovrebbero preoccuparsi di fare conoscere le eccellenze di questi campi, così la città avrebbe un’ottima fama; eppure, per una certa riservatezza o mancanza di interesse, ciò non accade ed è un peccato.
Da Foggia a Cuneo, fare il Questore nella complessa società di oggi
26 novembre 2023
Cuneo
Il Questore di Cuneo, Carmine Rocco Grassi
Carmine Rocco Grassi, lo scorso 1° agosto, è arrivato a Cuneo per ricoprire il ruolo di Questore. Le sue radici sono al sud, a Foggia, dove ha conosciuto la moglie, una grande appassionata di viola che, oggi, insegna alla scuola elementare e che, sin dai primi passi della loro storia d’amore, l’ha seguito nei numerosi spostamenti lavorativi, da Polistena, a Como, poi Brescia, dove è nata la loro figlia, adesso studentessa universitaria, poi Padova, Cremona, Torino e infine Milano.
Un tuffo nel passato: che cosa ricorda con maggiore affetto della sua infanzia?
L’infanzia è il periodo in cui non si ha conoscenza dei problemi: esistono solo gli affetti. Da piccolo, vivevo con i genitori, i miei due fratelli ed i nonni materni. È importante coltivare il rapporto con i nonni e rispettare chi ha più esperienze di noi e ha vissuto situazioni difficili, che hanno scritto la Storia. Mia nonna mi è stata vicina quando andavo a scuola, mi cuciva i maglioni e mi ha trasmesso l’amore per la cucina. Ricordo quando, a Pasqua, preparavamo il timballo di agnello, le orecchiette e le strascinate stese a mano e l’odore del pane fatto in casa e sono ancora molto affezionato a Foggia, nonostante la criminalità organizzata.
Tra tutte le feste, le più belle sono i segreti anniversari del cuore. Quali sono i suoi?
Tendo a dimenticare le date, ma i miei ricordi sono vividi, fotografici; è un sistema di autodifesa per i momenti brutti, come quando ho perso mio padre e mio fratello. Tuttavia, ci sono anche molti ricordi belli, come le celebrazioni di Ferragosto, a Foggia, con menù particolari; le feste patronali di San Rocco e San Giovanni con bande e cortei religiosi; o quando, per la prima volta, mia madre acquistò un fantastico televisore a colori. Poi, il giorno del matrimonio e della nascita di mia figlia: magari sembrano banali, ma se il tempo dell’attività lavorativa non coincide con quello del servizio, non lo sono. È impegnativo avere una famiglia e svolgere questo mestiere, ma è possibile se si è in due. Sono fortunato: la mia famiglia mi ha seguito nei vari spostamenti e ciò mi ha dato grande serenità sul lavoro, permettendomi di raggiungere i miei traguardi. Le relazioni sono un dare e avere: sì, mi hanno seguito, e io ho permesso loro di conoscere posti diversi e creare rapporti nuovi, una possibilità che si coglie solo se si ha la mente aperta e pronta ad affrontare i cambiamenti.
Da sud a nord, ha lavorato in tutta la penisola: quali ricordi porterà sempre con sé?
Ricordo quando, per il mio primo incarico, fui assegnato a Polistena e non sapevo dove fosse. Così, io e la mia fidanzata, prendemmo la cartina geografica e iniziammo a cercare questo posto. Volevamo sposarci, quindi mi premeva trovare un modo per consentirle di raggiungermi. Due giorni dopo il mio arrivo a Polistena, gestii il mio primo caso di omicidio e, sempre lì, rimasi colpito da un infanticidio a cui ripenso ancora oggi: una bambina uccisa durante le pratiche di un rito esorcista, voluto dalla famiglia.
Nella vita e soprattutto se ci si trasferisce spesso, la perdita è dietro l’angolo. Lei ha imparato a scindere i ricordi dal dolore?
È necessario imparare a farlo. Anche dopo anni da un lutto, il dolore resta come i ricordi belli. Tutti vorremmo i nostri cari con noi per quanto più tempo possibile, ma la vita è destinata a finire. Possiamo solo sperare che la dipartita sia lontana e indolore, perché la malattia genera dolore per tutti: vedere un familiare soffrire e non poterlo aiutare ti fa sentire impotente e questo dolore si aggiunge a quello della perdita.
Con questo lavoro, è fondamentale creare binari paralleli, metabolizzare il dolore e l’evento, per poi gestire la situazione ed essere d’aiuto alle vittime e ai loro famigliari. Certo, l’infanzia è un bellissimo periodo però, quando passi dall’altra parte, diventi genitore e fai un lavoro come il mio che ti fa conoscere i rischi e i pericoli ignoti ai più, le preoccupazioni aumentano, ma penso di non essere mai stato ossessivo, proprio perché tengo separati i due contesti.
Che idea si è fatto dei Cuneesi?
Avendo lavorato a Torino, credevo di farmi un’idea prima di arrivare a Cuneo, ma così non è stato: non ne avevo mai sentito parlare. Eppure, qui ho trovato bellissimi paesaggi e un’economia sorprendente che spazia dalla Ferrero, ai vini delle Langhe, ai formaggi di Cheese e ad altri prodotti che la rendono una terra gastronomicamente valida. I Cuneesi dovrebbero preoccuparsi di fare conoscere le eccellenze di questi campi, così la città avrebbe un’ottima fama; eppure, per una certa riservatezza o mancanza di interesse, ciò non accade ed è un peccato.