cuneo

“Queste guerre mi angosciano per l’assurdità, la violenza e l’incapacità a raggiungere la pace”

18 novembre 2023

Cuneo

Adriana Longoni Adriana Longoni, ex funzionaria della Commissione Europea nel settore delle relazioni esterne, incaricata dei programmi e progetti di cooperazione allo sviluppo delle ONG italiane in varie parti del mondo. In missione per quattro anni in Guinea Conakry e Sierra Leone e altri quattro nel Caucaso del Sud, in Georgia e in Armenia. Co-fondatrice di APICE (Associazione per l’incontro delle culture in Europa) nel 2006. Quali sono le sue radici? Le mie radici sono ancorate alla pianura padana. Sono nata a Cremona e ho vissuto fino all’età di 8 anni nel piccolo paesino di San Lorenzo, sulle rive del Po. La vita contadina dei nonni mi ha regalato i valori che ancora mi guidano. Io sento che vengo dal solido coraggio di mia nonna e dalle fatiche del nonno per il quale era il sudore a far germogliare la terra. Mio padre però dovette trasferirsi per lavoro sul lago di Como e il suo sogno fu di portare la famiglia in Belgio, a Bruxelles, dove viveva suo fratello. Quest’ultimo era stato internato in un campo di concentramento durante la Seconda guerra mondiale ed era stato liberato dagli Americani che lo avevano portato proprio a Bruxelles dove conobbe la futura moglie. Quando si è realizzato il sogno di suo padre e quale svolta ha impresso nella sua vita? Quando a 13 anni dovetti abbandonare la scuola italiana, una mia professoressa mi  indicò una scuola europea a Bruxelles dove avrei potuto continuare a studiare in italiano. Mio padre venne a sapere che purtroppo la scuola era aperta solo ai funzionari comunitari, ma io insistetti così tanto per essere iscritta con mia sorella che il nostro sogno si avverò. Superammo l’esame di ammissione e fummo le  prime a frequentarla. Al termine del Liceo però perdetti mio padre e, per ragioni di famiglia, dovetti iniziare a lavorare. Anche se abitavo in Belgio, mi iscrissi all’Università di Milano perché mi permetteva di lavorare e di studiare nello stesso tempo, senza dover frequentare i corsi. Successivamente, attraverso un concorso, entrai nell’Unione europea con un contratto a termine, ma nel 1974 vinsi un altro concorso e fui nominata funzionaria. Dove è stato il suo primo incarico? Il primo incarico è stato al Consiglio dei Ministri (relazioni interistituzionali, rapporti tra Consiglio, Parlamento europeo e Comitato economico e sociale) e agli inizi degli anni ‘90 lasciai il Consiglio per passare alla Commissione europea con incarichi nelle relazioni esterne, nella cooperazione allo sviluppo, nei progetti ONG in tutto il mondo e, per finire, in Delegazioni UE in Africa e Caucaso per circa dieci anni. In quali paesi ha vissuto per lavoro?  Dal 1997 al 2001 sono stata in Africa, in Guinea e poi in Sierra Leone quando imperversava la guerra civile. Rientrata a Bruxelles, mi è stato assegnato l’incarico di responsabile geografico per i Balcani. Alla fine del 2002 ho avuto l’incarico in Georgia con la responsabilità regionale su Armenia e Azerbaigian, due paesi in silenziosa guerra per il Nagorno Karaback. In Georgia sono stata fino al 2007, lavorando in programmi di cooperazione con l’Unione europea nel campo delle riforme istituzionali e dello stato di diritto e su progetti di pace in Abkazia ed Ossezia del sud. Lei ha viaggiato molto. Quale paese porta maggiormente nel cuore? A me il viaggio ha regalato la conoscenza, l’incontro e l’apertura agli altri, la scoperta della bellezza del mondo. Sono ancora molto legata alla Georgia per la sua storia, la sua cultura. Laggiù tutto parla di arte, di musica e c’è una grande determinazione ad immaginare un futuro ancora da costruire. Ho conosciuto persone che, con le loro dirette testimonianze e le loro sensibilità, mi hanno parlato e descritto le pagine di storia che si scrivevano nell’altra Europa, quella che fino al 1989 si trovava dall’altra parte del Muro di Berlino. Anche l’Armenia mi è rimasta nel cuore per la sua tragica storia scolpita sul viso della sua gente. Ricorda un incontro che l’ha segnata? Porterò sempre con me l’incontro con una donna africana, Aminatà, una mamma della Guinea che mi ha insegnato che, noi donne, possiamo essere “tante cose” contemporaneamente. Lei mi ha insegnato inoltre a guardare all’Africa con occhi nuovi, a sollecitare costantemente la mia curiosità ed il mio affetto per una terra così ricca, ma dalla gente spesso molto povera. C’è una passione che coltiva in particolare? Ho sempre amato la lettura che mi apre nuovi mondi. C’è un libro cui sono particolarmente legata ed è “Teresa Batista, stanca di guerra” di Jorge Amado. La protagonista è una donna coraggiosa e in lei riconosco tutte le qualità che una donna possa avere. Mi insegna che bisogna avere il coraggio di portare avanti le proprie idee, superando con determinazione gli ostacoli per trasformarli in nuove opportunità. Che cosa vorrebbe recuperare del suo passato? Il rapporto con mia madre perché abbiamo parlato troppo poco. Io da adolescente ero molto introversa ed avevo difficoltà ad esprimere affetti, emozioni.  Su cosa si interroga oggi? Mi interrogo sui legami intergenerazionali, sulla trasmissione della memoria, ma soprattutto mi interrogo sulla pace. Le ultime guerre, quella in Ucraina e quella israelo-palestinese, mi angosciano per la loro assurdità, per la loro violenza e per l’incapacità a raggiungere la pace. Potrebbero uscire dai loro confini, allargarsi e sfociare in una guerra dalle dimensioni incontrollabili. L’Unione europea potrebbe far valere molto di più la sua lunga esperienza di pace, costruita dopo due terribili guerre mondiali. Quali sono i suoi impegni attuali? Sono membro di APICE, una Associazione che ho fondato assieme a Franco Chittolina nel 2006 con l’obiettivo di far conoscere l’Unione Europea e far crescere una cittadinanza europea. Da alcuni anni scrivo sulla terza pagina di questo settimanale, cercando di descrivere che cosa succede nel mondo, al di là dell’Europa e della Granda.  Se dovesse dare un titolo alla sua vita, quale sceglierebbe? Faccio fatica a fermarmi e perciò il titolo potrebbe essere “Una continua ricerca”. Sono come l’Ulisse che ha sete di conoscenza ed è sempre alla ricerca in una continua sfida con se stesso, ma anche per promuovere lo sviluppo dei valori universali che costituiscono i diritti inviolabili ed inalienabili della persona umana.  
Commissione europea Apice Gianluca Peyrache Pericardite