È un cuneese doc, poliedrico e conosciuto per l’impegno civico e le numerose attività culturali e sociali; cultore di storia locale e di tradizioni popolari, ha pubblicato diversi saggi in materia ed ha fondato e a lungo diretto il Coro della Compagnia Musicale Cuneese, con il quale ha eseguito oltre 130 concerti e realizzato molti Cd.
Giovanni Cerutti fu allievo dell’ITC Bonelli, laureato in Economia e Commercio e in Scienze Politiche, insegnò Economia Aziendale all’Istituto Professionale Statale per il Commercio “S. Grandis”. Il suo impegno politico lo ha portato a militare per oltre 30 anni nell’Amministrazione comunale, dove ha ricoperto in diversi mandati la carica di Consigliere Comunale, Assessore ai Servizi Sociali, all’Istruzione e poi al Personale e, per due anni, di Presidente del Consiglio comunale.
Così sintetizza i più salienti ricordi sulla sua amata Cuneo, soprattutto inerenti il periodo dell’infanzia, dettagliatamente narrati nel suo libro “Cuneo 1946-1961”, edito da Primalpe: “Nacqui in casa, in piazza Galimberti 10, il 3 giugno 1946: il giorno precedente mia mamma si era recata alle urne per il referendum sulla forma istituzionale dello Stato. Mio padre Luigi, di origine bovesana, era falegname, comunemente chiamato turnidù, tornitore, mentre la mamma era impiegata. Due anni dopo, arrivò mia sorella Ernesta. Fummo entrambi fasciati per molti mesi dal collo ai piedi, come si usava a quel tempo, per mantenere dritte la schiena e le gambe.
Il nostro alloggio era al 4° piano senza ascensore: ancora ricordo quei 106 gradini che ci divertivamo a contare. Eravamo fortunati in quanto l’appartamento era dotato di un proprio bagno sul balcone, all’epoca un lusso.
Nel ‘56 nacque nostro fratello Renato, che data la differenza di età ebbe altri compagni di giochi.
Ricordi di casa
In molte abitazioni si trovano ancora, come ricordo, oggetti tipici di quel tempo: i macinini per i grani di caffè e i ferri da stiro in ferro, che si scaldavano sulla stufa o sulla fiamma del gas. Non avevamo il televisore, ma in casa c’era una radio a valvole, che mamma volentieri teneva accesa per ascoltare le canzoni e canticchiare.
Non esisteva ancora il frigorifero: papà aveva costruito una ghiacciaia in legno, foderata internamente di latta, in cui si inserivano i blocchi di ghiaccio. Da ragazzino era compito mio andare a comprarli alla fabbrica del ghiaccio in via XX Settembre n° 3.
Come molti bambini dell’epoca, avevamo un pianoforte giocattolo in legno, che usavo come strumento a percussione per accompagnarmi nel canto. Così mamma mi iscrisse alla classe di pianoforte del civico Istituto musicale Bartolomeo Bruni quando iniziai la 2ª elementare e papà, non senza sacrifici, acquistò un pianoforte vero da una famiglia di conoscenti.
L’Asilo Cattolico
Avevo appena 20 mesi quando nacque Ernesta; da quel momento mi iscrissero all’asilo infantile Cattolico, già nell’attuale sede di via Asilo, dietro il tribunale. Era gestito dalle suore Giuseppine, di cui conservo un ricordo bellissimo ed affettuoso. Erano frequenti le recite per i genitori, preparate dalle suore con canti e poesie: la più importante era quella per l’onomastico del Priore, Canonico don Mario Bessone. In fondo al corridoio, c’era un pianoforte meccanico a rullo, che in occasione delle feste, principalmente il Carnevale, a turno potevamo suonare girando la manovella.
Un momento che ancora mi inorgoglisce è il ricordo dei sabati mattina quando, prima dell’uscita, la direttrice appuntava la medaglia d’onore sul cappotto dei bambini meritevoli, per il buon comportamento tenuto nella settimana. Era una coccarda da sfoggiare fino al rientro il lunedì mattina. La ricevevo molto sovente e con fierezza mi mostravo alla Messa la domenica mattina con quel fiocco, che era motivo di gioia anche per i miei genitori.
Frequentai all’asilo anche la classe 1ª elementare: la maestra Suor Ifigenia mi insegnò a leggere, scrivere e fu la mia catechista per la Prima Comunione e la Cresima. A fine anno scolastico sostenni il mio primo esame dinnanzi ad una maestra esterna, per potermi iscrivere alla classe 2ª elementare statale.
In prima elementare: Comunione e Cresima
Frequentavo la prima elementare e non avevo ancora compiuto 7 anni quando un giovedì, giorno di vacanza da scuola, ricevetti dal Vescovo, Monsignor Giacomo Rosso, la Prima Comunione e la Cresima. Qualche giorno innanzi avevo fatto la Prima Confessione. Per l’occasione indossai, per la prima volta, un abito elegante confezionato da un sarto e i miei genitori stamparono in tipografia il ricordino con la foto da distribuire ad amici e parenti. Ciò che maggiormente incuriosiva e preoccupava me e i miei compagni era il leggero schiaffo che il Vescovo ci avrebbe dato sulla guancia, come ci era stato insegnato a catechismo.
Dalla classe 2ª alla 5ª frequentai la scuola elementare statale di corso Soleri, dove le classi erano rigorosamente separate tra maschi e femmine. Dalla 3ª alla 5ª ebbi come maestro Giuseppe Murgia, con cui conservai un’amicizia durata tutta la vita. Oltre ad essere un bravo insegnante fu un ottimo educatore, capace di incoraggiarci e sostenerci. A lui associo un simpatico aneddoto: sulla cattedra custodiva il mappamondo, che utilizzava per le elezioni di Geografia. Ero assillato da una domanda che gli confessai solo in età adulta: non capivo come gli abitanti dell’emisfero Sud potessero stare in piedi sulla terra a testa in giù!
Giochi e tempo libero: il cortile e la colonia marina
Il nostro palazzo aveva un ampio cortile, allora privo di automobili: era lo scenario principale dei nostri giochi ed era popolato da tantissimi bambini, maschi e femmine. Giocavamo a carte, con giochi da tavolo come dama, il gioco dell’oca, Monopoli e Shanghai. In inverno andavamo al Campidoglio, le rive che scendono alle Basse di San Sebastiano, da tutti frequentate per sciare con slittini o sci di legno e bastoncini di bambù. In estate c’era la colonia marina a Ventimiglia, organizzata dalla Croce Rossa Italiana. Era un modo comune per trascorrere un mese di vacanza al mare, senza i genitori. Non c’era il telefono e si comunicava con la famiglia mediante lettere o cartoline. Papà veniva a trovarmi in treno una sola volta nel mese, dato che non essendo ancora percorribile la linea ferroviaria Cuneo - Ventimiglia occorreva fare il giro da Mondovì - Savona ed il percorso era parecchio lungo. Mi divertivo molto al mare ed imparai anche a nuotare. La gestione della colonia era affidata ad alcune suore e un sacerdote: sulla spiaggia il bagnino ci faceva fare ginnastica a corpo libero prima del bagno e dopo essere stati in acqua, dovevamo asciugare distesi sulle pietre per fare la cura del sole.
Tre preziosi sacerdoti
Tre sacerdoti ebbero ruolo fondamentale nella mia vita di uomo e di cristiano: don Giorgio Ghibaudo, vice curato della Cattedrale, teneva molto a mandare ogni anno due o tre chierichetti in seminario, dove si entrava all’età di 10 anni, per la 5° elementare. Ero stato tra i suoi prescelti e non osavo dire no a quella proposta. Ne parlai in casa: soprattutto mio padre fu un po’ perplesso e mi chiese di riflettere se fosse davvero quella la mia vocazione. Fu il destino a togliermi d’impaccio: nel ’56, anno in cui avrei dovuto compiere la scelta, don Giorgio fu mandato a fondare la parrocchia Cuore Immacolato e non prestò, quindi, più attenzione alla scelta dei futuri seminaristi. L’altra guida fu don Francesco Bernardi, che conobbi quello stesso anno all’Associazione Giovanile di Azione Cattolica: ne nacque un’amicizia profonda e stupenda. Infine, don Cesare Maccagno mio insegnante al Bonelli, fu un pilastro e maestro di vita.
La Suce
Entrai nell’azione Cattolica all’età di 10 anni, come Aspirante: avevamo il compito di partecipare alla messa festiva delle 8, all’adunanza delle 10 della domenica e alle lezioni settimanali di catechismo. L’associazione parrocchiale, per tutti La Suce, aveva sede in piazza Seminario ed era attrezzata con giochi da tavolo: carte, dama, scacchi, ping pong e calcio balilla, oltre agli abbonamenti a fumetti per ragazzi, che potevamo prendere e restituire la settimana successiva.
Conservo ricordi bellissimi degli anni trascorsi nell’Azione Cattolica, rigorosamente suddivisi tra maschi e femmine e per fasce di età. Negli anni Sessanta gli iscritti all’AC nella diocesi di Cuneo arrivarono a superare i 15.000. Aveva un valore educativo integrativo alla famiglia: in essa si trovavano veri e propri educatori e maestri di vita, primo fra tutti Gianni Longhi. Con loro ho condiviso momenti di riflessione, ma anche tante gite fuori porta al mare e in montagna. Il 25 aprile 1961 andammo a Torino a Italia 61, mentre il 1° maggio era tradizione trascorrere la giornata al mare, dove i più coraggiosi facevano il primo bagno della stagione.
La passione per la Storia e per Cuneo
Un altro cardine nella mia vita fu il professor Giorgio Beltrutti, mio insegnante di Italiano e Storia in 1° e 2° Bonelli. Lì nacque un’ammirazione che si trasformò negli anni in solida amicizia e collaborazione. Oltre a farci amare la Storia ci stimolò e insegnò ad utilizzare il pensiero critico mettendo in dubbio luoghi comuni privi di fondamento. Quando si temeva interrogasse i miei compagni a inizio lezione mi supplicavano ‘Cerutti fagli una domanda’, avendo colto la nostra intesa nel disquisire sugli argomenti. In tal modo la lezione passava con l’approfondimento e si rimandava l’interrogazione. Il seme gettato da questo abile insegnante iniziò a germogliare nel ’95, quando il neo sindaco Elio Rostagno, con cui mi ero confrontato al ballottaggio, mi coinvolse nell’organizzazione delle visite guidate per le scuole in Comune. Fu l’occasione per collaborare con Piero Camilla, direttore della Biblioteca e avviare una serie di approfondimenti sulla Sanità e l’Assistenza Sociale. Si aggiunsero poi le numerose passeggiate in visita agli angoli storici e significativi di Cuneo: la più richiesta divenne quella alle tombe storiche e artistiche del Cimitero urbano, che svolsi dal 2007 a qualche mese fa.
Ho profondamente amato e amo la mia città e la cuneesità: un termine che connota e raggruppa le caratteristiche di una città amichevole, aperta al dialogo e all’incontro, segni di un paese che è stato un punto centrale nella vita dei Savoia, caratterizzato da laboriosità e serietà, senza troppa ostentazione. Anche se Cuneo è molto cresciuta e si è aperta a nuove etnie, ha conservato queste doti.
Vivo con dolore i segnali di degrado sociale di aree come Corso Giolitti, un tempo zona fulgida ed elegante. Nonostante la mia prima occupazione sia divenuta quella di nonno delle nipotine Elena e Lucia, ancora mantengo alcuni incarichi, che mi permettono di perpetrare la storia e la memoria di Cuneo: faccio parte della Confraternita di Santa Croce e collaboro per le visite guidate all’omonima chiesa. Partecipo attivamente all’associazione culturale ‘Piemont dev vive’, per trasmettere valori e tradizioni della nostra zona”.
A dimostrazione della passione e dell’amore per Cuneo, Cerutti è autore di oltre 100 opuscoli e pubblicazioni sulla storia e la cultura delle nostre zone tra cui 30 libri, 20 dei quali pubblicati da Primalpe; collabora a libri, riviste e giornali tra cui La Guida. Diplomato in pianoforte al conservatorio statale, suona la fisarmonica ed è sempre disponibile in varie case di riposo cittadine per momenti di animazione e canto popolare. Attivo nella parrocchia del Sacro Cuore, dove è uno degli organisti, da vent’anni prepara incontri di preghiera e riflessione.
Giovanni Cerutti in una fotografia del 1953, con la divisa che indossavano i paggetti d’onore alla solenne processione cittadinadel Corpus Domini.