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Paolo: una vita fra il ‘Ciarafi’, il ‘Frubi’, il ‘Parbleu’, il ‘Berulet’ e il genepy

27 ottobre 2023

Cuneo

Paolo Rovera Nella sua vita, ha fatto più lavori e oggi si dice felice della scelta che ha fatto. Paolo Rovera è nato a Torino il 20 luglio 1963 ed è residente a Stroppo, paesino della valle Maira, dal 1988. Oggi con la moglie Silvia manda avanti, in una antica casa in pietra ai piedi del monte Nebin, il “Caseificio del Sarvanot” e coltivano anche il genepy. Paolo, le scuole che ha frequentato?  Ho un diploma di perito agrario. Ho vissuto fino a 18 anni a Torino, poi con la famiglia ci siamo trasferiti a Piscina, nel Pinerolese e dal 1988 abito in valle Maira. Quando ero più piccolo non ricordo bene cosa sognavo di fare nella vita, ma dopo, da adolescente, il pensiero fisso era quello di venire a vivere per sempre a Stroppo, il paese di origine di mio padre! Quando ha iniziato a lavorare?  Dopo gli studi e il servizio militare, ho iniziato a sudare facendo diversi tipi di lavoro. Nel 1988 sono tornato a vivere a Stroppo lavorando nel settore della ristorazione: sono stati gli anni in cui ho conosciuto Silvia, che diventerà la mia futura moglie. Nel 1989 con Silvia abbiamo aperto un ristorante, che ha poi chiuso i battenti nel 2016. Nel 1997 ho iniziato l’attività agricola di coltivazione di piante officinali, specializzandomi nella coltivazione del genepy e infine nel 2012 abbiamo aperto un piccolo Caseificio: tutte queste attività naturalmente sempre decise e condivise con Silvia! Il Caseificio dove si trova?  Oggi continuo l’attività di coltivazione di genepy e il Caseificio, che si trova nella borgata Cucchiales e il cui nome deriva dal precedente nome del ristorante. L’idea del Caseificio è nata dall’esigenza di differenziare la tipologia di lavoro e, con l’aiuto di alcuni casari bravi presenti sul territorio, abbiamo imparato a fare diversi tipi di formaggi: ma ancora adesso, dopo undici anni di attività, abbiamo tanto da imparare!  Che tipo di formaggi fate? Produciamo formaggi con latte proveniente esclusivamente da animali allevati qui, in valle Maira. Sono formaggi a latte crudo vaccino, ovino e caprino, ricotta e burro. Con successiva loro stagionatura in grotta naturale. Sono il ‘Ciarafi’, il ‘Frubi’, il ‘Nostrale’, il ‘Berulet’ da latte di pecora crudo, il ‘Parbleu’ erborinato da latte misto capra, la ricotta e il burro. Una sua giornata tipo? Inizio a lavorare alle 6 del mattino e, fra le varie attività, il più delle volte finisco verso le 22. La fatica più grande, per lei?  Nessuna fatica! Faccio un lavoro che mi piace e vivo dove sognavo di vivere: per cui sono un uomo felice!. Le difficoltà? Ci sono sicuramente, per i ragazzi ad esempio prendere il pullman alle 6.30 del mattino, per andare a scuola a Cuneo e allora bisogna organizzarsi per ottimizzare gli spostamenti: ma non sono difficoltà insormontabili e sicuramente ripagate dai tanti ‘tesori’ dei luoghi dove viviamo. La soddisfazione più grande? Vedere ritornare i clienti soddisfatti. Non avendo un punto vendita nostro, non abbiamo la percezione diretta della tipologia dei nostri clienti. Noi serviamo i negozi e ristoranti di qui e alcuni grossisti al di fuori della valle Maira. Lei cosa mette al primo posto nella sua vita? Sicuramente la famiglia. Il futuro della Valle Maira come lo vede?   Dopo quasi 25 anni trascorsi nell’amministrazione comunale (prima come consigliere comunale e poi con un mandato da sindaco) non so dare una risposta precisa, perché troppe sono le variabili che possono influire sul futuro di una valle. Diciamo che i problemi della valle Maira ed in genere di tutte le aree interne marginali di montagna interessano a pochi, a tutti i livelli dello Stato. Da giovane io pensavo che l’occitanismo potesse dare una risposta a questi problemi, ma oggi credo che la soluzione possa arrivare solo dall’impegno personale e dal superamento dei campanilismi.  
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