(foto Pixabay)
Gli sconvolgimenti in Medio Oriente stanno segnando profondamente questi giorni e l’indignazione e la preoccupazione globale si manifestano con toni e accenti diversi.
In questo panorama, desta una certa perplessità l’apparente sorpresa da parte di alcuni e l’incapacità di stabilire relazioni tra scelte e processi che, invece, paiono evidenti.
Il quadro che sta emergendo vede, infatti, una rete di Stati e organizzazioni internazionali che hanno finanziato e supportato Hamas. Tra questi, pare che un ruolo non secondario sia stato svolto dal Qatar. Se le cose stanno davvero così, allora sono doverose una serie di riflessioni che coinvolgono direttamente l’Occidente e alcuni mondi dorati dove, da anni, si finge di non vedere e non sapere. Non è passato neppure un anno dai mondiali di calcio in Qatar. Al momento dell’assegnazione e, ancora di più, prima e durante la manifestazione, alcuni e, poi, molti hanno protestato per le inaccettabili violazioni dei diritti umani, per la condizione delle donne, per la mancanza di libertà religiosa e di rispetto delle minoranze che connotano quel paese. Sono poi arrivate notizie sulle drammatiche condizioni di lavoro degli operai che hanno costruito gli impianti sportivi. A questo panorama tutt’altro che edificante, oggi si aggiunge il finanziamento della strage di civili inermi, pianificata da tempo e, per quanto ora si comprende, già in fase di programmazione quando si svolgevano campionati mondiali di calcio del novembre/dicembre 2022. Gli ingentissimi capitali qatarioti avevano da tempo fatto il loro ingresso nel mondo del pallone. Club professionistici di primissimo livello hanno sfoggiato il nome e i loghi di realtà esplicitamente riconducibili al Qatar sulle proprie maglie per anni, incassando generosissimi compensi. Non è difficile immaginare legami anche nel mondo della finanza internazionale, ma nel caso del mondo del pallone non è necessaria la fantasia, perché è un dato di fatto che il calcio ai massimi livelli da anni si presta a promuovere l’immagine di un paese dove la violazione dei diritti umani è sistematica e che, stando a quello che oggi si comprende, è legato a filo doppio con terroristi sanguinari. L’Occidente da tempo fa affari senza essere sfiorato da remore di qualsiasi tipo sui propri interlocutori e il calcio ben rappresenta questi legami ben poco lodevoli. Viene quasi da pensare che certa una finanza e alcuni grandissimi capitali siano entrati nel mondo del calcio per godere di quella ingiustificabile indulgenza (ma sarebbe meglio dire impunità) che da sempre accompagna il calcio professionistico.
Un altro ambito, che ovviamente non può essere neppure avvicinato a quanto sta capitando in Israele e a Gaza, è rappresentato dai recenti sconquassi legati alle presunte scommesse di alcuni campioncini nostrani. Detto, come è naturale, che a indagini in corso nulla di certo si può affermare, lascia, tuttavia, non poco perplessi l’ingenua meraviglia con la quale molti hanno accolto la notizia della diffusione delle scommesse tra alcuni nostri giovani calciatori. Ci si chiede come sia possibile che non se ne veda alcuna relazione con l’invasione di notizie legate alle quote assegnate agli eventi sportivi dalle agenzie specializzate e dalla sempre più massiccia presenza di quelle stesse agenzie di scommesse tra gli sponsor di squadre, eventi, competizioni e atleti. Oramai, non c’è più una trasmissione sportiva che non abbia un angolo dedicato ai pronostici e ai suggerimenti per le scommesse. Abbiamo avuto e continuiamo ad avere personaggi di primissimo piano del mondo dello sport che associano la loro immagine a siti di poker online o che promuovono o addirittura partecipano a eventi di questo tipo. Come ci si può stupire se la cultura dell’azzardo si diffonde anche tra gli stessi sportivi di alto livello? Alcuni degli accusati si stanno dichiarando ludopatici, e il pensiero corre a tutti quei ragazzi di cui i rotocalchi non si occupano e che sono stati accompagnati verso il gioco compulsivo dagli stessi meccanismi, con le conseguenze drammatiche che la ludopatia porta con sé.
Le due vicende non sono neppure avvicinabili, così come non lo sono i rispettivi protagonisti, ma hanno un tratto comune. Si tratta della artefatta ingenuità con la quale si permette a certe realtà di comprare la nostra attenzione, i nostri spazi e i nostri svaghi senza domandarsi se è bene che sia così.
editoriale
(foto Pixabay)
Gli sconvolgimenti in Medio Oriente stanno segnando profondamente questi giorni e l’indignazione e la preoccupazione globale si manifestano con toni e accenti diversi.
In questo panorama, desta una certa perplessità l’apparente sorpresa da parte di alcuni e l’incapacità di stabilire relazioni tra scelte e processi che, invece, paiono evidenti.
Il quadro che sta emergendo vede, infatti, una rete di Stati e organizzazioni internazionali che hanno finanziato e supportato Hamas. Tra questi, pare che un ruolo non secondario sia stato svolto dal Qatar. Se le cose stanno davvero così, allora sono doverose una serie di riflessioni che coinvolgono direttamente l’Occidente e alcuni mondi dorati dove, da anni, si finge di non vedere e non sapere. Non è passato neppure un anno dai mondiali di calcio in Qatar. Al momento dell’assegnazione e, ancora di più, prima e durante la manifestazione, alcuni e, poi, molti hanno protestato per le inaccettabili violazioni dei diritti umani, per la condizione delle donne, per la mancanza di libertà religiosa e di rispetto delle minoranze che connotano quel paese. Sono poi arrivate notizie sulle drammatiche condizioni di lavoro degli operai che hanno costruito gli impianti sportivi. A questo panorama tutt’altro che edificante, oggi si aggiunge il finanziamento della strage di civili inermi, pianificata da tempo e, per quanto ora si comprende, già in fase di programmazione quando si svolgevano campionati mondiali di calcio del novembre/dicembre 2022. Gli ingentissimi capitali qatarioti avevano da tempo fatto il loro ingresso nel mondo del pallone. Club professionistici di primissimo livello hanno sfoggiato il nome e i loghi di realtà esplicitamente riconducibili al Qatar sulle proprie maglie per anni, incassando generosissimi compensi. Non è difficile immaginare legami anche nel mondo della finanza internazionale, ma nel caso del mondo del pallone non è necessaria la fantasia, perché è un dato di fatto che il calcio ai massimi livelli da anni si presta a promuovere l’immagine di un paese dove la violazione dei diritti umani è sistematica e che, stando a quello che oggi si comprende, è legato a filo doppio con terroristi sanguinari. L’Occidente da tempo fa affari senza essere sfiorato da remore di qualsiasi tipo sui propri interlocutori e il calcio ben rappresenta questi legami ben poco lodevoli. Viene quasi da pensare che certa una finanza e alcuni grandissimi capitali siano entrati nel mondo del calcio per godere di quella ingiustificabile indulgenza (ma sarebbe meglio dire impunità) che da sempre accompagna il calcio professionistico.
Un altro ambito, che ovviamente non può essere neppure avvicinato a quanto sta capitando in Israele e a Gaza, è rappresentato dai recenti sconquassi legati alle presunte scommesse di alcuni campioncini nostrani. Detto, come è naturale, che a indagini in corso nulla di certo si può affermare, lascia, tuttavia, non poco perplessi l’ingenua meraviglia con la quale molti hanno accolto la notizia della diffusione delle scommesse tra alcuni nostri giovani calciatori. Ci si chiede come sia possibile che non se ne veda alcuna relazione con l’invasione di notizie legate alle quote assegnate agli eventi sportivi dalle agenzie specializzate e dalla sempre più massiccia presenza di quelle stesse agenzie di scommesse tra gli sponsor di squadre, eventi, competizioni e atleti. Oramai, non c’è più una trasmissione sportiva che non abbia un angolo dedicato ai pronostici e ai suggerimenti per le scommesse. Abbiamo avuto e continuiamo ad avere personaggi di primissimo piano del mondo dello sport che associano la loro immagine a siti di poker online o che promuovono o addirittura partecipano a eventi di questo tipo. Come ci si può stupire se la cultura dell’azzardo si diffonde anche tra gli stessi sportivi di alto livello? Alcuni degli accusati si stanno dichiarando ludopatici, e il pensiero corre a tutti quei ragazzi di cui i rotocalchi non si occupano e che sono stati accompagnati verso il gioco compulsivo dagli stessi meccanismi, con le conseguenze drammatiche che la ludopatia porta con sé.
Le due vicende non sono neppure avvicinabili, così come non lo sono i rispettivi protagonisti, ma hanno un tratto comune. Si tratta della artefatta ingenuità con la quale si permette a certe realtà di comprare la nostra attenzione, i nostri spazi e i nostri svaghi senza domandarsi se è bene che sia così.
Interessi economici, guerre e scommesse
22 ottobre 2023
Cuneo
(foto Pixabay)
Gli sconvolgimenti in Medio Oriente stanno segnando profondamente questi giorni e l’indignazione e la preoccupazione globale si manifestano con toni e accenti diversi.
In questo panorama, desta una certa perplessità l’apparente sorpresa da parte di alcuni e l’incapacità di stabilire relazioni tra scelte e processi che, invece, paiono evidenti.
Il quadro che sta emergendo vede, infatti, una rete di Stati e organizzazioni internazionali che hanno finanziato e supportato Hamas. Tra questi, pare che un ruolo non secondario sia stato svolto dal Qatar. Se le cose stanno davvero così, allora sono doverose una serie di riflessioni che coinvolgono direttamente l’Occidente e alcuni mondi dorati dove, da anni, si finge di non vedere e non sapere. Non è passato neppure un anno dai mondiali di calcio in Qatar. Al momento dell’assegnazione e, ancora di più, prima e durante la manifestazione, alcuni e, poi, molti hanno protestato per le inaccettabili violazioni dei diritti umani, per la condizione delle donne, per la mancanza di libertà religiosa e di rispetto delle minoranze che connotano quel paese. Sono poi arrivate notizie sulle drammatiche condizioni di lavoro degli operai che hanno costruito gli impianti sportivi. A questo panorama tutt’altro che edificante, oggi si aggiunge il finanziamento della strage di civili inermi, pianificata da tempo e, per quanto ora si comprende, già in fase di programmazione quando si svolgevano campionati mondiali di calcio del novembre/dicembre 2022. Gli ingentissimi capitali qatarioti avevano da tempo fatto il loro ingresso nel mondo del pallone. Club professionistici di primissimo livello hanno sfoggiato il nome e i loghi di realtà esplicitamente riconducibili al Qatar sulle proprie maglie per anni, incassando generosissimi compensi. Non è difficile immaginare legami anche nel mondo della finanza internazionale, ma nel caso del mondo del pallone non è necessaria la fantasia, perché è un dato di fatto che il calcio ai massimi livelli da anni si presta a promuovere l’immagine di un paese dove la violazione dei diritti umani è sistematica e che, stando a quello che oggi si comprende, è legato a filo doppio con terroristi sanguinari. L’Occidente da tempo fa affari senza essere sfiorato da remore di qualsiasi tipo sui propri interlocutori e il calcio ben rappresenta questi legami ben poco lodevoli. Viene quasi da pensare che certa una finanza e alcuni grandissimi capitali siano entrati nel mondo del calcio per godere di quella ingiustificabile indulgenza (ma sarebbe meglio dire impunità) che da sempre accompagna il calcio professionistico.
Un altro ambito, che ovviamente non può essere neppure avvicinato a quanto sta capitando in Israele e a Gaza, è rappresentato dai recenti sconquassi legati alle presunte scommesse di alcuni campioncini nostrani. Detto, come è naturale, che a indagini in corso nulla di certo si può affermare, lascia, tuttavia, non poco perplessi l’ingenua meraviglia con la quale molti hanno accolto la notizia della diffusione delle scommesse tra alcuni nostri giovani calciatori. Ci si chiede come sia possibile che non se ne veda alcuna relazione con l’invasione di notizie legate alle quote assegnate agli eventi sportivi dalle agenzie specializzate e dalla sempre più massiccia presenza di quelle stesse agenzie di scommesse tra gli sponsor di squadre, eventi, competizioni e atleti. Oramai, non c’è più una trasmissione sportiva che non abbia un angolo dedicato ai pronostici e ai suggerimenti per le scommesse. Abbiamo avuto e continuiamo ad avere personaggi di primissimo piano del mondo dello sport che associano la loro immagine a siti di poker online o che promuovono o addirittura partecipano a eventi di questo tipo. Come ci si può stupire se la cultura dell’azzardo si diffonde anche tra gli stessi sportivi di alto livello? Alcuni degli accusati si stanno dichiarando ludopatici, e il pensiero corre a tutti quei ragazzi di cui i rotocalchi non si occupano e che sono stati accompagnati verso il gioco compulsivo dagli stessi meccanismi, con le conseguenze drammatiche che la ludopatia porta con sé.
Le due vicende non sono neppure avvicinabili, così come non lo sono i rispettivi protagonisti, ma hanno un tratto comune. Si tratta della artefatta ingenuità con la quale si permette a certe realtà di comprare la nostra attenzione, i nostri spazi e i nostri svaghi senza domandarsi se è bene che sia così.