economia
I comportamenti predatori, egoismo organizzato a danno di chi non ha nulla
01 ottobre 2023
Cuneo
“Lo Sfizio comincia a sostituire i principi nutritivi essenziali, e la genuina fame originaria – più messa a tacere che soddisfatta – si placa in una strana inquietudine senza oggetto.”
Con queste lucidissime parole, David Foster Wallace descrive la cultura di massa americana nel saggio (del 1990) “E Unibus Pluram: gli scrittori americani e la televisione”.
Il genio narrativo del talentuosissimo scomparso scrittore e saggista statunitense offre, ancora oggi, una chiave di lettura efficacissima per comprendere molto di quello che accade.
La dittatura del superfluo segna la nostra civiltà dei consumi e contraddistingue comportamenti e scelte sempre più diffusi e confusi, ormai ritenuti naturali e non più discussi o vagliati criticamente.
Lo Sfizio (eloquentemente, con la lettera maiuscola nelle pagine di Foster Wallace) si è veramente sostituito ai principi nutritivi essenziali e fondamentali. Il “Nulla è più necessario del superfluo” di Oscar Wilde ha assunto una nuova dimensione ed è diventato l’autentico motore di settori non secondari del mondo economico. Le vacanze pagate a rate, il credito al consumo per l’abbigliamento di alta gamma, le famiglie che si indebitano per comprare cellulari che vengono prontamente sostituiti con modelli più aggiornati sono solo alcuni esempi dello Sfizio (o del superfluo) che prende il posto dei principi nutritivi essenziali. La “genuina fame originaria”, in questo modo, messa a tacere ma non soddisfatta, diventa “inquietudine senza oggetto”, in un circuito vizioso in cui il tentativo di riempire un vuoto perseguendo ciò che lo ha generato alimenta l’eterno rincorrere i capricci dello Sfizio.
Ovviamente, i livelli di lettura della “fame autentica” possono essere molti, e certamente coinvolgono la dimensione spirituale e la ricerca di quello che (o, meglio, di Chi) davvero sazia.
Quello che neppure Foster Wallace poteva immaginare, però, è che un processo di questo tipo potesse generare spirali di indifferenza così profonda per chi, invece, tenta di saziare una materialissima fame originaria. I comportamenti predatori di chi ha già moltissimo sono diventati egoismo organizzato e istituzionalizzato ai danni di chi non ha nulla e bussa alle porte di casa nostra. Il dramma dei migranti e delle risposte sempre più cavillose, inadeguate, irrispettose e inumane, delle istituzioni nazionali e comunitarie, mostrano quanto gli effetti della rincorsa al nulla siano stati e continuino a essere deleteri.
Come da tempo sottolineano alcuni politologi, pare che la classe politica abbia rinunciato alle sue prerogative di leadership (cioè, di guida, di comando, come indica il verbo inglese “to lead” appunto, comandare) per abbracciare la ben più comoda condizione di followership. “To follow”, in inglese, significa, infatti, seguire e il neologismo “followership” sta proprio a indicare l’abdicazione della classe dirigente, che ha smesso di essere guida per mettersi al seguito di altri o di altro e, in particolare, di ciò che assicura il consenso. Poco importa, dunque, se la cultura dello Sfizio ha risvolti inumani e conduce verso vette di egoismo e autoreferenzialità mai viste. Il leader diventato follower asseconderà anche queste spinte. Al contrario di quanto parrebbe secondo le categorie del mondo dei social, per certi aspetti, più un personaggio politico è popolare (e dunque ha molti follower), più sarà difficile per lui, o lei, sottrarsi al giudizio implacabile dei suoi “seguaci” che, nei fatti, diventano le persone che determinano le scelte del sedicente leader. Non è più neppure il caso di chiedersi quali siano le scelte non gradite ai propri follower: i consulenti dei politici particolarmente attivi sui social sanno perfettamente come captare gli umori, non importa se poco nobili, di una massa sempre più indistinta ma sempre più influente di spettatori oramai protagonisti.
Forse, la via di uscita da questo stallo sta proprio nel prendere atto di quella inquietudine senza oggetto di cui parlava Foster Wallace e che, ormai, sta generando un crescente disagio, a livello individuale e collettivo. Le società dell’opulenza sono ammalate di inquietudine e l’unica via per uscirne è quella di ritornare a cercare vie per saziare la fame originaria, quella autentica e che accomuna tutti. Dare da mangiare a chi non ne ha, accogliere chi non ha una casa, condividere un pezzetto del proprio cammino con chi è solo sono tutte azioni che saziano e liberano, in primo luogo, chi da troppo tempo si è consegnato allo Sfizio e ai follower.