Pagamento con carta di credito. Fotografo: Mauro BottaroCopyright European Union, 2019
Fonte: EC - Audiovisual Service Molti istituti di credito, da tempo, stanno rinnovando gli inviti ai loro clienti a porre la dovuta attenzione nell’utilizzo degli strumenti di pagamento in proprio possesso (principalmente, carte di pagamento) e nella custodia e nell’uso delle credenziali di accesso a distanza al conto corrente. I meccanismi di frode sono molteplici e possono riguardare sia il mondo fisico che quello online. Nel mondo fisico, le attività truffaldine più ricorrenti sono quelle legate alla clonazione delle carte di pagamento oppure alla sottrazione delle credenziali di utilizzo. In passato, gli obiettivi preferiti dai malviventi erano i benzinai (soprattutto se isolati e poco frequentati) e le casse della grande distribuzione. I primi perché i lettori di carte (i cosiddetti POS) dei distributori self – service posti all’esterno potevano essere manomessi approfittando delle chiusure notturne degli esercizi. Per le casse della grande distribuzione, invece, le modalità erano ancora più “vecchio stile”. Capitava, infatti, che un componente della banda si nascondesse all’interno dei locali del supermercato per manomettere o sostituire il lettore delle carte nelle ore notturne, per poi attendere la riapertura e uscire come un normale cliente. In entrambi i casi, l’esito era che il lettore di carte, manomesso o sostituito, comunicava i dati delle carte ai malfattori, che potevano utilizzarli producendo una “carta clone”. L’incidenza di queste modalità è diminuita costantemente fino a diventare, oggi, sostanzialmente trascurabile. I progressi dei dispositivi di sicurezza dei POS e dei sistemi antiintrusione e l’introduzione e la diffusione delle carte dotate di chip hanno reso molto più difficile la clonazione. E’ anche venuto meno il dato statistico che vedeva il venerdì pomeriggio come il giorno preferito dai truffatori. Tutto ciò avveniva perché, in un periodo in cui i servizi di home banking non erano diffusi, così come non lo erano i meccanismi di avviso tramite mail, sms o WhatsApp, i truffatori avevano (quanto meno) tutto il sabato e la domenica prima che la banca potesse avvisare il malcapitato di movimenti sospetti. Oggi, questi meccanismi sono stati superati anche grazie ai servizi di monitoraggio, avviso e blocco di carte e conti anche nei giorni festivi e l’attenzione e la creatività delinquenziale delle organizzazioni criminali si è rivolta altrove. Le attività illecite in internet sono in notevole crescita e hanno tratto vigore anche dalla diffusione del commercio elettronico durante la pandemia. Alcune modalità sono note, altre sono più sofisticate. Il tratto comune è che l’obiettivo dei criminali è di entrare in possesso dei codici di utilizzo degli strumenti di pagamento oppure di accesso ai conti correnti. Le tecniche prevedono che l’utente sotto attacco riceva una mail, un SMS o una comunicazione telefonica con la quale, con le scuse più varie, si chiede che vengano comunicati i codici oppure (nel caso di mail, SMS o anche WhatsApp) di “cliccare” su un link che, apparentemente, indirizza l’utente verso l’ambiente online protetto della propria banca ma che, in realtà, è un sito che ha solo l’apparenza di quello noto. Lo scopo è di indurre la vittima a inserire i codici in suo possesso che, però, in questo modo, vengono consegnati ai malfattori. A queste modalità bisogna porre particolare attenzione, perché gli organismi giudicanti ritengono, oramai concordemente, che l’ingenuità della vittima, in questi casi, sia talmente grave da escludere la responsabilità della banca, con conseguente addebito di tutte le somme sottratte al correntista, che non contare sul rimborso da parte del proprio istituto di credito. Discorso diverso vale per tecniche più sofisticate, che prevedono qualche forma di intrusione nei sistemi della banca. In queste ipotesi, la responsabilità delle vittime viene tendenzialmente esclusa, sempre che non vi sia stato un comportamento gravemente negligente da parte loro. È, quindi, necessario prestare grande attenzione, non condividere con nessuno le credenziali di accesso o altre informazioni sensibili, diffidare dei link, monitorare con costanza il proprio conto corrente anche attraverso servizi di avviso e di segnalazione di operazioni che comportano addebiti. In ogni caso, è fondamentale avvisare immediatamente la propria banca (anche attraverso numeri di emergenza negli orari o nei giorni di chiusura) di eventuali contatti sospetti, smarrimento di strumenti di pagamento o di credenziali di utilizzo (che mai devono essere custoditi insieme) o, a maggior ragione, di operazioni addebitate e non eseguite.