Don Franco Bernelli, originario di Pianfei, ha 69 anni. Da cinque anni è parroco a Ceva: “Ringrazio il Signore perché è un dono essere prete”.
Le scuole?
Le Medie e il Liceo Classico nel seminario di Mondovì, poi Teologia a Fossano: sono stato ordinatosacerdote a Pianfei il 29 ottobre 1978. Nel 1989 il Vescovo mi ha inviato parroco a Villanova Mondovì dove sono rimasto per 29 anni.
Come si è manifestata la chiamata?
La mia famiglia aveva un piccolo negozio di alimentari proprio di fianco alla casa canonica e per me era normalissimo frequentare i sacerdoti della parrocchia, passare le serate invernali a casa loro o aiutarli in piccoli lavori. La mia famiglia era molto religiosa, io ero il più piccolo di cinque fratelli e sorelle e ho sempre ricevuto buon esempio da loro: anche un mio fratello è diventato sacerdote. Ammiravo molto il viceparroco di quel tempo e a chi mi chiedeva cosa avrei fatto da grande rispondevo convinto: “Il viceparroco!”.
Che ricordi ha del seminario?
Sono entrato in seminario già per frequentare la quinta elementare e nei primi mesi ho sofferto la lontananza dalla mia famiglia: si andava a casa pochi giorni a Natale e a Pasqua, anche se i miei ogni settimana venivano a trovarmi. Sono stati anni bellissimi condivisi con tanti amici, nella mia classe eravamo in 33! Ogni giorno dovevamo dedicare molte ore alla scuola, allo studio e alla preghiera ma avevamo anche tante ore per giocare e praticare sport. La preghiera più impegnativa era la meditazione silenziosa in chiesa alle 6.30 del mattino: spesso qualcuno si addormentava! Più piacevole era il rosario in Santuario a Vicoforte ogni sera del mese di maggio, soprattutto l’anno in cui avevano incaricato me e altri tre compagni fidati di chiudere tutte le porte della basilica. Un incarico che ci è stato tolto all’improvviso... quando siamo stati sorpresi nel deposito delle bottiglie del vino da Messa, e non certo a recitare il rosario!
Una sua giornata tipo?
È sempre molto varia e ricca di sorprese, bisogna adattarsi in continuazione alle persone e alle situazioni… La vita del prete di oggi è veramente varia, ma forse proprio per questo è bella perché sei sempre in mezzo alle persone e devi “entrare” nella loro vita. Non contano tanto i consigli che puoi dare a loro, quanto piuttosto il far loro percepire che tu sei vicino e vuoi comunque a loro bene.
La fatica più grande?
Il vedere che non sempre raggiungi i risultati sperati. Poi però penso a quanto ha detto il Signore: il compito nostro è quello di seminare… altri raccoglieranno!
La soddisfazione più grande?
Quella di aver visto, in 29 anni di parrocchia a Villanova, cinque giovani diventare sacerdoti diocesani e due ragazze farsi suore.
Perchè ama la montagna?
Per me è sempre una gioia grande poter appassionare qualche ragazzo alla montagna e ai suoi valori: il rispetto per la natura, il silenzio, la fatica, il desiderio di arrivare fino in cima, il percepire che c’è un Dio creatore che vuole mettere tutto a servizio dell’uomo.
Che fate di bello in bicicletta?
Già, la bici… una passione che è nata gli ultimi anni di seminario per rilassarmi e godermi il paesaggio! Negli anni è nato un gruppo di amici con i quali ogni anno trascorriamo una settimana di vacanza sulle due ruote per le strade di mezza Europa, e non solo! In sei giorni pedaliamo per 800-900 chilometri raggiungendo santuari o mete religiose. Il nostro gruppo si chiama ciclopellegrini “Amore e Vita”; con visite a luoghi ricchi di storia e di fede. Sono ormai 36 anni ininterrotti che facciamo questi tour. Quest’anno siamo partiti da Assisi e abbiamo raggiunto San Giovanni Rotondo passando per il Terminillo, Roccaraso, Cascia, Rieti… eravamo in 17. Un anno siamo pure stati ricevuti da Giovanni Paolo II al quale abbiamo regalato una bici da corsa giallo-bianca, i colori del Vaticano!
Il mondo di oggi?
È come quello di ieri: è l’uomo che lo rende bello o brutto, ed è inutile lamentarsi delle cose che non funzionano… L’importante è che ognuno di noi cerchi di rendere bello e amabile il mondo intorno a sé sperando che anche gli altri facciano la stessa cosa.
La preghiera è importante per lei?
Sembra quasi scontata la risposta: sì, è molto importante, anche se non è facile pregare, a volte è faticoso ma è l’unico modo per ricordarsi che non si è mai soli. La preghiera ti aiuta a vedere i problemi in modo un po’ distaccato; ti ricorda che a noi è chiesto di fare solo qualcosa, perché il resto lo fa Lui, tutto è nelle sue mani! La preghiera dà il ritmo alle giornate, è riposo nella fatica, è condivisione con il Signore delle gioie che hai. La preghiera mi aiuta a confortare chi è disperato e a ringraziare per le gioie degli altri. La preghiera è richiesta di aiuto quando non so quale soluzione trovare; la preghiera mi fa toccare con mano quanto è grande la misericordia di Dio verso di me ogni volta che sbaglio, perché anch’io impari ad essere misericordioso con chi inciampa e cade. Ognuno ha un suo modo di pregare, di rivolgersi a Dio… e credo proprio che sia difficile per tutti vivere senza pregare!
La Chiesa di oggi?
Anche nella Chiesa c’è chi approfitta degli altri, chi abusa, chi pretende per sé, chi vuole scavalcare gli altri… La Chiesa è come una barca in un mare in tempesta sbattuta dalle onde degli scandali al suo interno e dalle onde dei nemici esterni che la vogliono farla affondare. È così da duemila anni, ma non bisogna temere: sulla barca c’è sempre il Signore, che veglia sempre su tutti e su tutto!
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
Oltre alla preghiera e all’attenzione del prossimo, cerco di avere una visione positiva del mondo e di mantenere una giusta distanza dai problemi quotidiani e dalle tante tensioni in mezzo alle quali spesso uno si trova a vivere.
paesi
Don Franco Bernelli, originario di Pianfei, ha 69 anni. Da cinque anni è parroco a Ceva: “Ringrazio il Signore perché è un dono essere prete”.
Le scuole?
Le Medie e il Liceo Classico nel seminario di Mondovì, poi Teologia a Fossano: sono stato ordinatosacerdote a Pianfei il 29 ottobre 1978. Nel 1989 il Vescovo mi ha inviato parroco a Villanova Mondovì dove sono rimasto per 29 anni.
Come si è manifestata la chiamata?
La mia famiglia aveva un piccolo negozio di alimentari proprio di fianco alla casa canonica e per me era normalissimo frequentare i sacerdoti della parrocchia, passare le serate invernali a casa loro o aiutarli in piccoli lavori. La mia famiglia era molto religiosa, io ero il più piccolo di cinque fratelli e sorelle e ho sempre ricevuto buon esempio da loro: anche un mio fratello è diventato sacerdote. Ammiravo molto il viceparroco di quel tempo e a chi mi chiedeva cosa avrei fatto da grande rispondevo convinto: “Il viceparroco!”.
Che ricordi ha del seminario?
Sono entrato in seminario già per frequentare la quinta elementare e nei primi mesi ho sofferto la lontananza dalla mia famiglia: si andava a casa pochi giorni a Natale e a Pasqua, anche se i miei ogni settimana venivano a trovarmi. Sono stati anni bellissimi condivisi con tanti amici, nella mia classe eravamo in 33! Ogni giorno dovevamo dedicare molte ore alla scuola, allo studio e alla preghiera ma avevamo anche tante ore per giocare e praticare sport. La preghiera più impegnativa era la meditazione silenziosa in chiesa alle 6.30 del mattino: spesso qualcuno si addormentava! Più piacevole era il rosario in Santuario a Vicoforte ogni sera del mese di maggio, soprattutto l’anno in cui avevano incaricato me e altri tre compagni fidati di chiudere tutte le porte della basilica. Un incarico che ci è stato tolto all’improvviso... quando siamo stati sorpresi nel deposito delle bottiglie del vino da Messa, e non certo a recitare il rosario!
Una sua giornata tipo?
È sempre molto varia e ricca di sorprese, bisogna adattarsi in continuazione alle persone e alle situazioni… La vita del prete di oggi è veramente varia, ma forse proprio per questo è bella perché sei sempre in mezzo alle persone e devi “entrare” nella loro vita. Non contano tanto i consigli che puoi dare a loro, quanto piuttosto il far loro percepire che tu sei vicino e vuoi comunque a loro bene.
La fatica più grande?
Il vedere che non sempre raggiungi i risultati sperati. Poi però penso a quanto ha detto il Signore: il compito nostro è quello di seminare… altri raccoglieranno!
La soddisfazione più grande?
Quella di aver visto, in 29 anni di parrocchia a Villanova, cinque giovani diventare sacerdoti diocesani e due ragazze farsi suore.
Perchè ama la montagna?
Per me è sempre una gioia grande poter appassionare qualche ragazzo alla montagna e ai suoi valori: il rispetto per la natura, il silenzio, la fatica, il desiderio di arrivare fino in cima, il percepire che c’è un Dio creatore che vuole mettere tutto a servizio dell’uomo.
Che fate di bello in bicicletta?
Già, la bici… una passione che è nata gli ultimi anni di seminario per rilassarmi e godermi il paesaggio! Negli anni è nato un gruppo di amici con i quali ogni anno trascorriamo una settimana di vacanza sulle due ruote per le strade di mezza Europa, e non solo! In sei giorni pedaliamo per 800-900 chilometri raggiungendo santuari o mete religiose. Il nostro gruppo si chiama ciclopellegrini “Amore e Vita”; con visite a luoghi ricchi di storia e di fede. Sono ormai 36 anni ininterrotti che facciamo questi tour. Quest’anno siamo partiti da Assisi e abbiamo raggiunto San Giovanni Rotondo passando per il Terminillo, Roccaraso, Cascia, Rieti… eravamo in 17. Un anno siamo pure stati ricevuti da Giovanni Paolo II al quale abbiamo regalato una bici da corsa giallo-bianca, i colori del Vaticano!
Il mondo di oggi?
È come quello di ieri: è l’uomo che lo rende bello o brutto, ed è inutile lamentarsi delle cose che non funzionano… L’importante è che ognuno di noi cerchi di rendere bello e amabile il mondo intorno a sé sperando che anche gli altri facciano la stessa cosa.
La preghiera è importante per lei?
Sembra quasi scontata la risposta: sì, è molto importante, anche se non è facile pregare, a volte è faticoso ma è l’unico modo per ricordarsi che non si è mai soli. La preghiera ti aiuta a vedere i problemi in modo un po’ distaccato; ti ricorda che a noi è chiesto di fare solo qualcosa, perché il resto lo fa Lui, tutto è nelle sue mani! La preghiera dà il ritmo alle giornate, è riposo nella fatica, è condivisione con il Signore delle gioie che hai. La preghiera mi aiuta a confortare chi è disperato e a ringraziare per le gioie degli altri. La preghiera è richiesta di aiuto quando non so quale soluzione trovare; la preghiera mi fa toccare con mano quanto è grande la misericordia di Dio verso di me ogni volta che sbaglio, perché anch’io impari ad essere misericordioso con chi inciampa e cade. Ognuno ha un suo modo di pregare, di rivolgersi a Dio… e credo proprio che sia difficile per tutti vivere senza pregare!
La Chiesa di oggi?
Anche nella Chiesa c’è chi approfitta degli altri, chi abusa, chi pretende per sé, chi vuole scavalcare gli altri… La Chiesa è come una barca in un mare in tempesta sbattuta dalle onde degli scandali al suo interno e dalle onde dei nemici esterni che la vogliono farla affondare. È così da duemila anni, ma non bisogna temere: sulla barca c’è sempre il Signore, che veglia sempre su tutti e su tutto!
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
Oltre alla preghiera e all’attenzione del prossimo, cerco di avere una visione positiva del mondo e di mantenere una giusta distanza dai problemi quotidiani e dalle tante tensioni in mezzo alle quali spesso uno si trova a vivere.
Don Franco: “La preghiera dà il ritmo alle giornate, è riposo nella fatica, condivisione con il Signore delle gioie”
10 settembre 2023
Cuneo
Don Franco Bernelli, originario di Pianfei, ha 69 anni. Da cinque anni è parroco a Ceva: “Ringrazio il Signore perché è un dono essere prete”.
Le scuole?
Le Medie e il Liceo Classico nel seminario di Mondovì, poi Teologia a Fossano: sono stato ordinatosacerdote a Pianfei il 29 ottobre 1978. Nel 1989 il Vescovo mi ha inviato parroco a Villanova Mondovì dove sono rimasto per 29 anni.
Come si è manifestata la chiamata?
La mia famiglia aveva un piccolo negozio di alimentari proprio di fianco alla casa canonica e per me era normalissimo frequentare i sacerdoti della parrocchia, passare le serate invernali a casa loro o aiutarli in piccoli lavori. La mia famiglia era molto religiosa, io ero il più piccolo di cinque fratelli e sorelle e ho sempre ricevuto buon esempio da loro: anche un mio fratello è diventato sacerdote. Ammiravo molto il viceparroco di quel tempo e a chi mi chiedeva cosa avrei fatto da grande rispondevo convinto: “Il viceparroco!”.
Che ricordi ha del seminario?
Sono entrato in seminario già per frequentare la quinta elementare e nei primi mesi ho sofferto la lontananza dalla mia famiglia: si andava a casa pochi giorni a Natale e a Pasqua, anche se i miei ogni settimana venivano a trovarmi. Sono stati anni bellissimi condivisi con tanti amici, nella mia classe eravamo in 33! Ogni giorno dovevamo dedicare molte ore alla scuola, allo studio e alla preghiera ma avevamo anche tante ore per giocare e praticare sport. La preghiera più impegnativa era la meditazione silenziosa in chiesa alle 6.30 del mattino: spesso qualcuno si addormentava! Più piacevole era il rosario in Santuario a Vicoforte ogni sera del mese di maggio, soprattutto l’anno in cui avevano incaricato me e altri tre compagni fidati di chiudere tutte le porte della basilica. Un incarico che ci è stato tolto all’improvviso... quando siamo stati sorpresi nel deposito delle bottiglie del vino da Messa, e non certo a recitare il rosario!
Una sua giornata tipo?
È sempre molto varia e ricca di sorprese, bisogna adattarsi in continuazione alle persone e alle situazioni… La vita del prete di oggi è veramente varia, ma forse proprio per questo è bella perché sei sempre in mezzo alle persone e devi “entrare” nella loro vita. Non contano tanto i consigli che puoi dare a loro, quanto piuttosto il far loro percepire che tu sei vicino e vuoi comunque a loro bene.
La fatica più grande?
Il vedere che non sempre raggiungi i risultati sperati. Poi però penso a quanto ha detto il Signore: il compito nostro è quello di seminare… altri raccoglieranno!
La soddisfazione più grande?
Quella di aver visto, in 29 anni di parrocchia a Villanova, cinque giovani diventare sacerdoti diocesani e due ragazze farsi suore.
Perchè ama la montagna?
Per me è sempre una gioia grande poter appassionare qualche ragazzo alla montagna e ai suoi valori: il rispetto per la natura, il silenzio, la fatica, il desiderio di arrivare fino in cima, il percepire che c’è un Dio creatore che vuole mettere tutto a servizio dell’uomo.
Che fate di bello in bicicletta?
Già, la bici… una passione che è nata gli ultimi anni di seminario per rilassarmi e godermi il paesaggio! Negli anni è nato un gruppo di amici con i quali ogni anno trascorriamo una settimana di vacanza sulle due ruote per le strade di mezza Europa, e non solo! In sei giorni pedaliamo per 800-900 chilometri raggiungendo santuari o mete religiose. Il nostro gruppo si chiama ciclopellegrini “Amore e Vita”; con visite a luoghi ricchi di storia e di fede. Sono ormai 36 anni ininterrotti che facciamo questi tour. Quest’anno siamo partiti da Assisi e abbiamo raggiunto San Giovanni Rotondo passando per il Terminillo, Roccaraso, Cascia, Rieti… eravamo in 17. Un anno siamo pure stati ricevuti da Giovanni Paolo II al quale abbiamo regalato una bici da corsa giallo-bianca, i colori del Vaticano!
Il mondo di oggi?
È come quello di ieri: è l’uomo che lo rende bello o brutto, ed è inutile lamentarsi delle cose che non funzionano… L’importante è che ognuno di noi cerchi di rendere bello e amabile il mondo intorno a sé sperando che anche gli altri facciano la stessa cosa.
La preghiera è importante per lei?
Sembra quasi scontata la risposta: sì, è molto importante, anche se non è facile pregare, a volte è faticoso ma è l’unico modo per ricordarsi che non si è mai soli. La preghiera ti aiuta a vedere i problemi in modo un po’ distaccato; ti ricorda che a noi è chiesto di fare solo qualcosa, perché il resto lo fa Lui, tutto è nelle sue mani! La preghiera dà il ritmo alle giornate, è riposo nella fatica, è condivisione con il Signore delle gioie che hai. La preghiera mi aiuta a confortare chi è disperato e a ringraziare per le gioie degli altri. La preghiera è richiesta di aiuto quando non so quale soluzione trovare; la preghiera mi fa toccare con mano quanto è grande la misericordia di Dio verso di me ogni volta che sbaglio, perché anch’io impari ad essere misericordioso con chi inciampa e cade. Ognuno ha un suo modo di pregare, di rivolgersi a Dio… e credo proprio che sia difficile per tutti vivere senza pregare!
La Chiesa di oggi?
Anche nella Chiesa c’è chi approfitta degli altri, chi abusa, chi pretende per sé, chi vuole scavalcare gli altri… La Chiesa è come una barca in un mare in tempesta sbattuta dalle onde degli scandali al suo interno e dalle onde dei nemici esterni che la vogliono farla affondare. È così da duemila anni, ma non bisogna temere: sulla barca c’è sempre il Signore, che veglia sempre su tutti e su tutto!
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
Oltre alla preghiera e all’attenzione del prossimo, cerco di avere una visione positiva del mondo e di mantenere una giusta distanza dai problemi quotidiani e dalle tante tensioni in mezzo alle quali spesso uno si trova a vivere.