editoriale

La spinta al consumo e l’irraggiungibile soddisfacimento di ogni capriccio

09 settembre 2023

Cuneo

David Foster Wallace Prematuramente scomparso nel 2008, lo scrittore statunitense David Foster Wallace (nella fotografia)  è stato anche un acutissimo osservatore dei costumi e dei comportamenti tipici della società americana. Alcune sue intuizioni hanno offerto e offrono interessantissime chiavi di lettura della realtà contemporanea, anche con riferimento a temi di natura economica. In un riuscitissimo reportage pubblicato nel 1997 con il titolo (nell’edizione italiana) “Una cosa divertente che non farò mai più”, Foster Wallace racconta una crociera ai Caraibi su una nave di lusso, offrendo illuminanti spaccati sui meccanismi di appropriazione e di utilizzo delle risorse da parte dei ricchissimi. C’è un passaggio del libro in cui la lussuosissima nave da crociera dove si trova l’autore, in un porto, è vicinissima a un’altra nave da crociera, ancora più bella. Racconta con grande ironia Foster Wallace che i passeggeri della prima nave sentono di essere stati imperdonabilmente ingannati dagli organizzatori della loro crociera che avevano promesso, con le loro iniziative pubblicitarie, che avrebbero completamente appagato i desideri dei passeggeri, mentre ora, questi stessi passeggeri, scoprono che è possibile desiderare di più. La vera illusione generata dalla menzogna non è che la promessa di totale appagamento verrà mantenuta, ma è che sia anche solo possibile mantenere una promessa di questo genere. Chiunque abbia un minimo di conoscenze economiche oppure, meglio ancora, di esperienza di vita, sa che le persone sono portatrici di una serie infinita di desideri e che i bisogni economici tendono a ritornare dopo essere stati soddisfatti. La sazietà completa e definitiva non può essere raggiunta e l’unica via per un effettivo e soddisfacente equilibrio consiste, al contrario, nel controllo della spinta al consumo e non nel perenne inseguire quell’irraggiungibile soddisfacimento di ogni capriccio. Al contrario, la civiltà dei consumi si nutre e vive proprio di questa duplice illusione, e cioè che, da un lato, la felicità stia nell’appagare i propri (ed esclusivamente i propri) desideri e, dall’altro lato, che questo appagamento sia possibile. Questa estate, hanno trovato spazio nei notiziari, non solo sportivi, le principesche offerte di squadre di calcio arabe a giocatori che militano nei principali campionati europei. Accanto al fastidio (in alcuni casi con tratti di snobismo) per l’irruzione di nuovi paperoni nel mondo del pallone, in molti si sono chiesti che cosa possa indurre un calciatore, che già guadagna somme spropositate, a trasferirsi in campionati meno competitivi e meno attraenti per guadagnare ancora di più, ma senza che ciò possa incidere sul tenore di vita di chi ha già tutto. In altri termini, nelle giornate dei ricchissimi calciatori nulla cambierà, se non la consapevolezza di essere ancora più ricchi e di potersi permettere ancora di più, anche se (probabilmente) nessuno saprebbe dire cosa. Questa corsa verso un appagamento impossibile, alla ricerca di una serenità che non può trovare la propria realizzazione nel denaro e nelle ricchezze non riguarda solo i ricchissimi ma, ovviamente con volumi non paragonabili, più o meno ognuno di noi. Estremamente diffuso è poi il meccanismo autoassolutorio o giustificatorio che sta alla base di questa corsa. Nello stesso reportage, Foster Wallace racconta che, sebbene non richieste, non pochi passeggeri offrivano spontaneamente spiegazioni dell’ingentissimo costo sostenuto per quel tipo di vacanza. Il tema più ricorrente era quello che ricollegava la spesa a un qualche merito o all’idea di compensare, con la crociera, uno sforzo professionale oppure un periodo personale faticoso. Il “lo voglio perché me lo sono meritato” oppure “perché mi spetta per qualche ragione” è una giustificazione a buon mercato che ritorna con una certa frequenza anche rispetto a spese voluttuarie ben più ordinarie. Per certi aspetti, si tratta di una spiegazione che può avere un fondamento. Possono esserci delle situazioni o delle circostanze in cui, effettivamente, le cose stanno così. Non sempre, però, e men che meno quando lo sforzo professionale che si vuole compensare è stato dettato proprio dal desiderio del “sempre di più”. Si tratta di meccanismi delicati, certamente comuni tra i consumatori di beni e servizi extra-lusso, ma molto più vicini a noi di quanto si pensi.  
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