editoriale

Speculazione ed evasione fiscale cause dell’aumento dei prezzi del carburante

02 settembre 2023

Cuneo

pompa di benzina ex auchan I trasferimenti estivi hanno portato con sé anche i poco graditi rincari del carburante, soprattutto nei tratti autostradali. Non si può parlare di “sorpresa” perché si tratta, oramai, di una sgradevole prassi, consolidata da tempo. Quest’anno, tuttavia, complici gli aumenti già in atto, i prezzi di benzina e gasolio, in Italia, hanno toccato punte mai viste. Come da consuetudine, accurati servizi e approfondimenti specialistici hanno evidenziato la presenza di carichi fiscali sui carburanti attraverso le “accise”, vale a dire quei tributi che contribuiscono a determinare in modo significativo il prezzo per il consumatore. Le stime non sempre offrono dati concordanti, ma pare corretto indicare in circa settanta centesimi per litro, per la benzina, e sessanta centesimi, per il gasolio, l’importo dei tributi in questione. Come è noto, le accise si sono sommate nel corso dei decenni e, sebbene formalmente le somme corrispondenti non vengano più destinate a finanziare la Guerra in Etiopia del 1935 - 1936 o a sostenere le popolazioni colpite dal disastro del Vajont del 1963, i relativi prelievi sono ancora presenti e concorrono strutturalmente a sostenere il bilancio dello Stato. In altri termini, la cessazione dei motivi di necessità e urgenza del tributo non ha determinato l’estinzione del tributo stesso, che è sopravvissuto e continua a gravare sulle tasche dei malcapitati automobilisti. Anche quest’anno, le proteste non sono mancate e, come già in passato, c’è stato chi ha puntato il dito contro l’operatore pubblico, reo di vessare i cittadini con balzelli sempre più intollerabili. Si tratta di osservazioni che hanno fondamento ma che consentono di comprendere solo una parte della questione. Se ci si concentra esclusivamente sulle accise, infatti, non si colgono almeno due temi centrali. Il primo è rappresentato dalle dinamiche speculative che spingono il prezzo del carburante in concomitanza con le partenze estive. Le accise esistono tutto l’anno e, quindi, i rincari dell’estate non possono essere attribuiti a meccanismi fiscali, per quanto distorti. In questo specifico caso si tratta, semplicemente, di attività speculative dei gestori degli impianti che sono sulle reti autostradali, sulle principali vie di comunicazione o in zone nelle quali ci si trova, di fatto, in un regime di monopolio. Si tratta di vere e proprie rendite di posizione, alimentate da circostanze che nulla hanno a che fare con il tanto declamato merito e delle quali si avvantaggiano le stazioni di servizio, a spese della collettività. Dato anche il momento di particolare difficoltà che attraversa la nostra economia, ci si chiede se non sia proprio possibile, quanto meno in occasione di rilascio o rinnovo di concessioni, permessi o altri titoli abilitativi, che l’operatore pubblico negozi clausole contrattuali che prevedano tetti di prezzo per chi vende i carburanti e che già trae notevoli profitti dai prezzi ordinari. In secondo luogo, anche sul fronte fiscale non deve sfuggire il quadro complessivo. Al netto di una politica fiscale cronicamente discutibile sotto molti punti di vista, il dato incontestabile, infatti, è rappresentato dalle esigenze di bilancio alle quali non si riesce a fare fronte anche a causa di meccanismi patologici come l’evasione fiscale, della quale non si parla molto negli ultimi tempi, ma che rimane uno dei grandi problemi irrisolti del nostro sistema. L’applicazione di questo livello di accise dipende anche dal fatto che lo Stato non riesce a fare fronte alle esigenze di bilancio con altre entrate fiscali, anche perché non tutti versano le imposte che sarebbero dovute. Tra i tanti effetti nefasti dell’evasione fiscale c’è, dunque, anche quello del livello del prezzo dei carburanti che tutti subiscono, inclusi coloro che appartengono alla stragrande maggioranza dei contribuenti onesti. Nella sua accezione negativa, la parola “speculazione” designa quelle attività che hanno lo scopo di far ottenere, a chi le mette in atto, vantaggi indebiti (e talvolta illeciti) a spese di tutti gli altri. Sotto questo aspetto, anche l’evasione fiscale è speculazione. Le distorsioni che ne derivano ricadono su tutti, anche sugli stessi evasori, che, però, continuano a perseguire il proprio immediato tornaconto anziché orientarsi verso comportamenti economici ben più virtuosi, che sostengono il sistema anziché depauperarlo.  
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