“Accidenti per poco morivo!” - commenta Giuseppe Bessone (per tutti Bepi) iniziando il racconto di quanto gli è accaduto.
Ex elettricista dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle, aveva 62 anni ed era in pensione da appena due, con tanti sogni e viaggi da realizzare. Un banale inciampo nella conigliera mentre andava a dar da mangiare agli animaletti. Il 22 novembre 2016 ha cambiato per sempre la sua vita, ma non ha spento la sua voglia di vivere. Da quel giorno Bepi è tetraplegico, ma con l’allenamento e l’ingegno ha reimpostato un’esistenza non meno interessante di prima. Così lo racconta: “Ho sempre praticato sport un po’ pericolosi, dalla canoa allo sci alpinismo e arrampicata, quasi convinto che fosse impossibile farsi male: mai avrei immaginato che così stupidamente mi sarei fratturato una vertebra cervicale con lesione midollare.
Avevo mille progetti! Nel primo anno di pensione ho ristrutturato casa; avrei voluto ancora costruire una stufa in muratura e dipingere: un’altra mia passione. Purtroppo queste opere restano incompiute. Dopo la caduta mi sono immediatamente reso conto di quanto fosse grave la situazione, poiché non avevo alcuna sensibilità agli arti. Quasi istantanea è stata l’immagine di Rosanna Benzi, la donna che a causa di una tetraplegia e un’insufficienza respiratoria ha vissuto 30 anni in un polmone d’acciaio, di cui avevo letto i libri. Abitavo a Combe, una frazione di Chiusa Pesio, vicino ai miei fratelli, che un’oretta dopo mi hanno trovato così infortunato.
Un lungo ricovero
Dei dieci giorni trascorsi in neurochirurgia, immobile col collare e nutrito solo con pappette, ricordo un medico che mi ripeteva che avevo avuto uno shock midollare, con una percentuale possibilità di recupero. Poi ho trascorso nove mesi all’unità spinale del CTO, dove nei primi due o tre mesi ho reimparato a vivere da seduto, con il solo minimo movimento di una mano. Ovviamente speravo in una ripresa, ma ho presto capito che questa non ci sarebbe stata. Non potevo certo tornare a vivere da solo in queste condizioni ed è stata una fortuna giungere a Casa Famiglia in Corso Dante a Cuneo, la mia città.
Voglia di vivere
Non ho avuto mai attimi di disperazione, ma solo voglia di vivere e di tornare ad avere un po’ di normalità. In quei lunghi mesi di ospedale ho avuto modo di pensare e di recuperare una certa spiritualità, a cui mi ero avvicinato molti anni prima, con corsi di meditazione e pratica di discipline orientali. È stato un vero segnale: nella vita nulla avviene per caso e ogni cosa appresa può tornare molto utile un domani. Il mondo intorno a me si è ristretto, impiego molto più tempo per fare ogni cosa e in quasi tutto ho bisogno di aiuto, ma cerco di vivere al meglio ciò che resta. Vengo da una famiglia molto bella: siamo quattro fratelli e una sorella, da sempre molto uniti e presenti. Questa esperienza ha ulteriormente rafforzato il nostro legame e fatto emergere la meraviglia dell’amore che ci lega. Ho un figlio stupendo, che nonostante viva a Torino, riesce ad essermi vicino. Inoltre, ho un buon entourage di amici a cui sono profondamente grato.
Spiritualità
Durante il lockdown mi sono dedicato molto alla lettura, riprendendo libri del filosofo e mistico Yogananda e ho riscoperto l’interesse per l’astrologia, a cui mi ero appassionato in passato, ma con poco tempo a disposizione. Non potendo uscire, né avere contatti personali con nessuno, ho seguito corsi online ed ho ricominciato a praticare la meditazione. Così sono passati anche i lunghi mesi del Covid e ne sono uscito arricchito dal punto di vista spirituale. Ho un concetto di fede che abbraccia un po’ tutte le religioni del mondo: sono sicuro che vi sia vita oltre la morte. Credo nella reincarnazione e nel fatto che anime e situazioni possano ritornare. Spero di avere ancora un’esistenza abbastanza lunga, ma non sono terrorizzato dalla morte, in quanto sono certo che le nostre anime nell’aldilà staranno molto meglio e potranno finalmente godere la tranquillità che non hanno avuto nella vita terrena.
Quotidianità
Cerco di continuare a fare le cose che amavo prima dell’incidente: andare al ristorante, al mare o nelle nostre valli alpine. Ho acquistato un’automobile che mi permette abbastanza agilmente di salire e scendere e non mi mancano gli autisti volontari disponibili a trasportarmi e a condividere le giornate con me. Talvolta esco in carrozzina accompagnato o solo, per andare al bar o a fare una passeggiata in viale Angeli, sotto i portici o alla ciclabile. Il minimo movimento ad una mano che ho recuperato mi permette di guidare la carrozzina elettrica e di avere una certa indipendenza, oltre che di utilizzare tablet, smartphone e e-book.
Le preoccupazioni
Questa esperienza mi ha dato maggior consapevolezza interiore: non mi sono mai scoraggiato per sciocchezze, né per carattere ho mai avuto immotivati alti e bassi, ma ora a maggior ragione ho la certezza che non serve disperarsi, ma piuttosto apprezzare ciò che si ha e ciò che rimane. L’unica preoccupazione è quella di diventare un giorno un peso troppo grande per chi mi circonda, a partire dai miei familiari. Mi spaventa l’idea di una vecchiaia con un dolore non controllato o situazioni limite in cui le capacità residue siano pressoché nulle: penso a vite come quella di dj Fabo. Per il resto sono fatalista e sono convinto che il mio karma fosse questo”.
A riprova dell’energia e della volontà di Bepi è sufficiente osservare i quadretti appesi nella sua stanza: tutti acquerelli dipinti da lui dopo l’incidente. Intanto, il suo telefono continua a squillare tra amici che lo chiamano per una lunga chiacchierata ed altri che concordano un appuntamento per una gita fuori porta.
editoriale
“Accidenti per poco morivo!” - commenta Giuseppe Bessone (per tutti Bepi) iniziando il racconto di quanto gli è accaduto.
Ex elettricista dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle, aveva 62 anni ed era in pensione da appena due, con tanti sogni e viaggi da realizzare. Un banale inciampo nella conigliera mentre andava a dar da mangiare agli animaletti. Il 22 novembre 2016 ha cambiato per sempre la sua vita, ma non ha spento la sua voglia di vivere. Da quel giorno Bepi è tetraplegico, ma con l’allenamento e l’ingegno ha reimpostato un’esistenza non meno interessante di prima. Così lo racconta: “Ho sempre praticato sport un po’ pericolosi, dalla canoa allo sci alpinismo e arrampicata, quasi convinto che fosse impossibile farsi male: mai avrei immaginato che così stupidamente mi sarei fratturato una vertebra cervicale con lesione midollare.
Avevo mille progetti! Nel primo anno di pensione ho ristrutturato casa; avrei voluto ancora costruire una stufa in muratura e dipingere: un’altra mia passione. Purtroppo queste opere restano incompiute. Dopo la caduta mi sono immediatamente reso conto di quanto fosse grave la situazione, poiché non avevo alcuna sensibilità agli arti. Quasi istantanea è stata l’immagine di Rosanna Benzi, la donna che a causa di una tetraplegia e un’insufficienza respiratoria ha vissuto 30 anni in un polmone d’acciaio, di cui avevo letto i libri. Abitavo a Combe, una frazione di Chiusa Pesio, vicino ai miei fratelli, che un’oretta dopo mi hanno trovato così infortunato.
Un lungo ricovero
Dei dieci giorni trascorsi in neurochirurgia, immobile col collare e nutrito solo con pappette, ricordo un medico che mi ripeteva che avevo avuto uno shock midollare, con una percentuale possibilità di recupero. Poi ho trascorso nove mesi all’unità spinale del CTO, dove nei primi due o tre mesi ho reimparato a vivere da seduto, con il solo minimo movimento di una mano. Ovviamente speravo in una ripresa, ma ho presto capito che questa non ci sarebbe stata. Non potevo certo tornare a vivere da solo in queste condizioni ed è stata una fortuna giungere a Casa Famiglia in Corso Dante a Cuneo, la mia città.
Voglia di vivere
Non ho avuto mai attimi di disperazione, ma solo voglia di vivere e di tornare ad avere un po’ di normalità. In quei lunghi mesi di ospedale ho avuto modo di pensare e di recuperare una certa spiritualità, a cui mi ero avvicinato molti anni prima, con corsi di meditazione e pratica di discipline orientali. È stato un vero segnale: nella vita nulla avviene per caso e ogni cosa appresa può tornare molto utile un domani. Il mondo intorno a me si è ristretto, impiego molto più tempo per fare ogni cosa e in quasi tutto ho bisogno di aiuto, ma cerco di vivere al meglio ciò che resta. Vengo da una famiglia molto bella: siamo quattro fratelli e una sorella, da sempre molto uniti e presenti. Questa esperienza ha ulteriormente rafforzato il nostro legame e fatto emergere la meraviglia dell’amore che ci lega. Ho un figlio stupendo, che nonostante viva a Torino, riesce ad essermi vicino. Inoltre, ho un buon entourage di amici a cui sono profondamente grato.
Spiritualità
Durante il lockdown mi sono dedicato molto alla lettura, riprendendo libri del filosofo e mistico Yogananda e ho riscoperto l’interesse per l’astrologia, a cui mi ero appassionato in passato, ma con poco tempo a disposizione. Non potendo uscire, né avere contatti personali con nessuno, ho seguito corsi online ed ho ricominciato a praticare la meditazione. Così sono passati anche i lunghi mesi del Covid e ne sono uscito arricchito dal punto di vista spirituale. Ho un concetto di fede che abbraccia un po’ tutte le religioni del mondo: sono sicuro che vi sia vita oltre la morte. Credo nella reincarnazione e nel fatto che anime e situazioni possano ritornare. Spero di avere ancora un’esistenza abbastanza lunga, ma non sono terrorizzato dalla morte, in quanto sono certo che le nostre anime nell’aldilà staranno molto meglio e potranno finalmente godere la tranquillità che non hanno avuto nella vita terrena.
Quotidianità
Cerco di continuare a fare le cose che amavo prima dell’incidente: andare al ristorante, al mare o nelle nostre valli alpine. Ho acquistato un’automobile che mi permette abbastanza agilmente di salire e scendere e non mi mancano gli autisti volontari disponibili a trasportarmi e a condividere le giornate con me. Talvolta esco in carrozzina accompagnato o solo, per andare al bar o a fare una passeggiata in viale Angeli, sotto i portici o alla ciclabile. Il minimo movimento ad una mano che ho recuperato mi permette di guidare la carrozzina elettrica e di avere una certa indipendenza, oltre che di utilizzare tablet, smartphone e e-book.
Le preoccupazioni
Questa esperienza mi ha dato maggior consapevolezza interiore: non mi sono mai scoraggiato per sciocchezze, né per carattere ho mai avuto immotivati alti e bassi, ma ora a maggior ragione ho la certezza che non serve disperarsi, ma piuttosto apprezzare ciò che si ha e ciò che rimane. L’unica preoccupazione è quella di diventare un giorno un peso troppo grande per chi mi circonda, a partire dai miei familiari. Mi spaventa l’idea di una vecchiaia con un dolore non controllato o situazioni limite in cui le capacità residue siano pressoché nulle: penso a vite come quella di dj Fabo. Per il resto sono fatalista e sono convinto che il mio karma fosse questo”.
A riprova dell’energia e della volontà di Bepi è sufficiente osservare i quadretti appesi nella sua stanza: tutti acquerelli dipinti da lui dopo l’incidente. Intanto, il suo telefono continua a squillare tra amici che lo chiamano per una lunga chiacchierata ed altri che concordano un appuntamento per una gita fuori porta.
Bepi, la voglia di vivere vince sempre
02 settembre 2023
Cuneo
“Accidenti per poco morivo!” - commenta Giuseppe Bessone (per tutti Bepi) iniziando il racconto di quanto gli è accaduto.
Ex elettricista dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle, aveva 62 anni ed era in pensione da appena due, con tanti sogni e viaggi da realizzare. Un banale inciampo nella conigliera mentre andava a dar da mangiare agli animaletti. Il 22 novembre 2016 ha cambiato per sempre la sua vita, ma non ha spento la sua voglia di vivere. Da quel giorno Bepi è tetraplegico, ma con l’allenamento e l’ingegno ha reimpostato un’esistenza non meno interessante di prima. Così lo racconta: “Ho sempre praticato sport un po’ pericolosi, dalla canoa allo sci alpinismo e arrampicata, quasi convinto che fosse impossibile farsi male: mai avrei immaginato che così stupidamente mi sarei fratturato una vertebra cervicale con lesione midollare.
Avevo mille progetti! Nel primo anno di pensione ho ristrutturato casa; avrei voluto ancora costruire una stufa in muratura e dipingere: un’altra mia passione. Purtroppo queste opere restano incompiute. Dopo la caduta mi sono immediatamente reso conto di quanto fosse grave la situazione, poiché non avevo alcuna sensibilità agli arti. Quasi istantanea è stata l’immagine di Rosanna Benzi, la donna che a causa di una tetraplegia e un’insufficienza respiratoria ha vissuto 30 anni in un polmone d’acciaio, di cui avevo letto i libri. Abitavo a Combe, una frazione di Chiusa Pesio, vicino ai miei fratelli, che un’oretta dopo mi hanno trovato così infortunato.
Un lungo ricovero
Dei dieci giorni trascorsi in neurochirurgia, immobile col collare e nutrito solo con pappette, ricordo un medico che mi ripeteva che avevo avuto uno shock midollare, con una percentuale possibilità di recupero. Poi ho trascorso nove mesi all’unità spinale del CTO, dove nei primi due o tre mesi ho reimparato a vivere da seduto, con il solo minimo movimento di una mano. Ovviamente speravo in una ripresa, ma ho presto capito che questa non ci sarebbe stata. Non potevo certo tornare a vivere da solo in queste condizioni ed è stata una fortuna giungere a Casa Famiglia in Corso Dante a Cuneo, la mia città.
Voglia di vivere
Non ho avuto mai attimi di disperazione, ma solo voglia di vivere e di tornare ad avere un po’ di normalità. In quei lunghi mesi di ospedale ho avuto modo di pensare e di recuperare una certa spiritualità, a cui mi ero avvicinato molti anni prima, con corsi di meditazione e pratica di discipline orientali. È stato un vero segnale: nella vita nulla avviene per caso e ogni cosa appresa può tornare molto utile un domani. Il mondo intorno a me si è ristretto, impiego molto più tempo per fare ogni cosa e in quasi tutto ho bisogno di aiuto, ma cerco di vivere al meglio ciò che resta. Vengo da una famiglia molto bella: siamo quattro fratelli e una sorella, da sempre molto uniti e presenti. Questa esperienza ha ulteriormente rafforzato il nostro legame e fatto emergere la meraviglia dell’amore che ci lega. Ho un figlio stupendo, che nonostante viva a Torino, riesce ad essermi vicino. Inoltre, ho un buon entourage di amici a cui sono profondamente grato.
Spiritualità
Durante il lockdown mi sono dedicato molto alla lettura, riprendendo libri del filosofo e mistico Yogananda e ho riscoperto l’interesse per l’astrologia, a cui mi ero appassionato in passato, ma con poco tempo a disposizione. Non potendo uscire, né avere contatti personali con nessuno, ho seguito corsi online ed ho ricominciato a praticare la meditazione. Così sono passati anche i lunghi mesi del Covid e ne sono uscito arricchito dal punto di vista spirituale. Ho un concetto di fede che abbraccia un po’ tutte le religioni del mondo: sono sicuro che vi sia vita oltre la morte. Credo nella reincarnazione e nel fatto che anime e situazioni possano ritornare. Spero di avere ancora un’esistenza abbastanza lunga, ma non sono terrorizzato dalla morte, in quanto sono certo che le nostre anime nell’aldilà staranno molto meglio e potranno finalmente godere la tranquillità che non hanno avuto nella vita terrena.
Quotidianità
Cerco di continuare a fare le cose che amavo prima dell’incidente: andare al ristorante, al mare o nelle nostre valli alpine. Ho acquistato un’automobile che mi permette abbastanza agilmente di salire e scendere e non mi mancano gli autisti volontari disponibili a trasportarmi e a condividere le giornate con me. Talvolta esco in carrozzina accompagnato o solo, per andare al bar o a fare una passeggiata in viale Angeli, sotto i portici o alla ciclabile. Il minimo movimento ad una mano che ho recuperato mi permette di guidare la carrozzina elettrica e di avere una certa indipendenza, oltre che di utilizzare tablet, smartphone e e-book.
Le preoccupazioni
Questa esperienza mi ha dato maggior consapevolezza interiore: non mi sono mai scoraggiato per sciocchezze, né per carattere ho mai avuto immotivati alti e bassi, ma ora a maggior ragione ho la certezza che non serve disperarsi, ma piuttosto apprezzare ciò che si ha e ciò che rimane. L’unica preoccupazione è quella di diventare un giorno un peso troppo grande per chi mi circonda, a partire dai miei familiari. Mi spaventa l’idea di una vecchiaia con un dolore non controllato o situazioni limite in cui le capacità residue siano pressoché nulle: penso a vite come quella di dj Fabo. Per il resto sono fatalista e sono convinto che il mio karma fosse questo”.
A riprova dell’energia e della volontà di Bepi è sufficiente osservare i quadretti appesi nella sua stanza: tutti acquerelli dipinti da lui dopo l’incidente. Intanto, il suo telefono continua a squillare tra amici che lo chiamano per una lunga chiacchierata ed altri che concordano un appuntamento per una gita fuori porta.