Angeli del fango, in Emilia-Romagna o a Bardonecchia, quando si sporcano le mani con i danni da cambiamento climatico, cementificazione, mancata manutenzione del territorio, prodotti dalle generazioni precedenti.
Pigri e fannulloni, invece, secondo lo stilista siciliano Dolce. Ma anche prima le definizioni ingenerose ed etichettanti non sono mancate: sdraiati (Michele Serra), bamboccioni (Padoa Schioppa), “choosie” (Elsa Fornero).
Sono definizioni in conflitto fra loro. La ragione di questa confusione sta nel fatto che questi giovani non li conosciamo. Abbiamo solo la presunzione di conoscerli. Si tratta di giovani adulti, una categoria antropologica in via di definizione, con caratteristiche specifiche. Non sono più adolescenti, non sono ancora adulti come noi, che li critichiamo perché non rispondono alle nostre aspettative, ed è vero, perché i giovani adulti, di età compresa tra i 20 e 30 anni, non possono e non vogliono essere come noi, adulti in crisi di adultità, come spiega bene la psicoterapeuta Stefania Andreoli, nel saggio “Perfetti o felici. Diventare adulti in un’epoca di smarrimento” (Rizzoli 2023), dedicato a loro, come se fosse un megafono, per alzare il volume della loro protesta sofferta e silenziosa.
Sono angeli o no? “Angelo”, dal greco antico “ánghelos”, significa messaggero e in effetti secondo Stefania Andreoli si tratta davvero di “angeli” nel senso di portatori di un messaggio che contiene una richiesta di cambiamento: ci attendono un tavolo di dialogo e lavoro, cui continuiamo a sottrarci, verosimilmente per paura della nostra inadeguatezza.
Un tempo nemmeno nominati, sono nuovi soggetti da conoscere meglio perché la norma è ancora fraintenderli o sminuirli - ne giudichiamo il lavoro, la maturità, la responsabilità, la riuscita, rileviamo che spesso le aspettative riposte in loro vengono disattese - e invece sul nostro modo di essere avrebbero delle cose utili e svoltanti da dirci, se solo non ci arroccassimo e ci predisponessimo seriamente ad ascoltarli.
editoriale
Angeli del fango, in Emilia-Romagna o a Bardonecchia, quando si sporcano le mani con i danni da cambiamento climatico, cementificazione, mancata manutenzione del territorio, prodotti dalle generazioni precedenti.
Pigri e fannulloni, invece, secondo lo stilista siciliano Dolce. Ma anche prima le definizioni ingenerose ed etichettanti non sono mancate: sdraiati (Michele Serra), bamboccioni (Padoa Schioppa), “choosie” (Elsa Fornero).
Sono definizioni in conflitto fra loro. La ragione di questa confusione sta nel fatto che questi giovani non li conosciamo. Abbiamo solo la presunzione di conoscerli. Si tratta di giovani adulti, una categoria antropologica in via di definizione, con caratteristiche specifiche. Non sono più adolescenti, non sono ancora adulti come noi, che li critichiamo perché non rispondono alle nostre aspettative, ed è vero, perché i giovani adulti, di età compresa tra i 20 e 30 anni, non possono e non vogliono essere come noi, adulti in crisi di adultità, come spiega bene la psicoterapeuta Stefania Andreoli, nel saggio “Perfetti o felici. Diventare adulti in un’epoca di smarrimento” (Rizzoli 2023), dedicato a loro, come se fosse un megafono, per alzare il volume della loro protesta sofferta e silenziosa.
Sono angeli o no? “Angelo”, dal greco antico “ánghelos”, significa messaggero e in effetti secondo Stefania Andreoli si tratta davvero di “angeli” nel senso di portatori di un messaggio che contiene una richiesta di cambiamento: ci attendono un tavolo di dialogo e lavoro, cui continuiamo a sottrarci, verosimilmente per paura della nostra inadeguatezza.
Un tempo nemmeno nominati, sono nuovi soggetti da conoscere meglio perché la norma è ancora fraintenderli o sminuirli - ne giudichiamo il lavoro, la maturità, la responsabilità, la riuscita, rileviamo che spesso le aspettative riposte in loro vengono disattese - e invece sul nostro modo di essere avrebbero delle cose utili e svoltanti da dirci, se solo non ci arroccassimo e ci predisponessimo seriamente ad ascoltarli.
Angeli
01 settembre 2023
Cuneo
Angeli del fango, in Emilia-Romagna o a Bardonecchia, quando si sporcano le mani con i danni da cambiamento climatico, cementificazione, mancata manutenzione del territorio, prodotti dalle generazioni precedenti.
Pigri e fannulloni, invece, secondo lo stilista siciliano Dolce. Ma anche prima le definizioni ingenerose ed etichettanti non sono mancate: sdraiati (Michele Serra), bamboccioni (Padoa Schioppa), “choosie” (Elsa Fornero).
Sono definizioni in conflitto fra loro. La ragione di questa confusione sta nel fatto che questi giovani non li conosciamo. Abbiamo solo la presunzione di conoscerli. Si tratta di giovani adulti, una categoria antropologica in via di definizione, con caratteristiche specifiche. Non sono più adolescenti, non sono ancora adulti come noi, che li critichiamo perché non rispondono alle nostre aspettative, ed è vero, perché i giovani adulti, di età compresa tra i 20 e 30 anni, non possono e non vogliono essere come noi, adulti in crisi di adultità, come spiega bene la psicoterapeuta Stefania Andreoli, nel saggio “Perfetti o felici. Diventare adulti in un’epoca di smarrimento” (Rizzoli 2023), dedicato a loro, come se fosse un megafono, per alzare il volume della loro protesta sofferta e silenziosa.
Sono angeli o no? “Angelo”, dal greco antico “ánghelos”, significa messaggero e in effetti secondo Stefania Andreoli si tratta davvero di “angeli” nel senso di portatori di un messaggio che contiene una richiesta di cambiamento: ci attendono un tavolo di dialogo e lavoro, cui continuiamo a sottrarci, verosimilmente per paura della nostra inadeguatezza.
Un tempo nemmeno nominati, sono nuovi soggetti da conoscere meglio perché la norma è ancora fraintenderli o sminuirli - ne giudichiamo il lavoro, la maturità, la responsabilità, la riuscita, rileviamo che spesso le aspettative riposte in loro vengono disattese - e invece sul nostro modo di essere avrebbero delle cose utili e svoltanti da dirci, se solo non ci arroccassimo e ci predisponessimo seriamente ad ascoltarli.