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Patricia Lamouroux e la sua bottega Clair de Lume
14 agosto 2023
Cuneo
Come spesso accade in queste biografie di artigiani, la passione di Patricia Lamouroux per le perle di vetro comincia con un’esperienza che l’ha fatta innamorare. Accadde la prima volta che vide un soffiatore di vetro all’opera, con il suo materiale che diventava incandescente e malleabile. “Mi ha preso la vetrite acuta”, ci spiega, ridendo. Era in un periodo di passaggio: per un problema alle mani l’attività artigianale a cui si era dedicata negli ultimi anni e di cui era anche diventata maestra (tombolo occitano) le era diventata impossibile ma le pareva ormai tardi per diventare una vetraia.
Ecco che, allora, per incoraggiamento di amici, pensò di intraprendere un ramo dell’artigianato del vetro che sembrava un poco più praticabile ai novizi (ma in realtà ne capì subito la complessità) e cioè la tecnica “a lume” (da qui il nome della sua bottega di Chiusa Pesio: Clair de Lume), antichissima tecnica che permette di creare perle di vetro decorate e fantasiosissime modellando bacchette di vetro colorati, con l’ausilio di una piccola fiamma alimentata da ossigeno e propano che raggiunge circa 800 gradi.
Naturalmente ce ne dà una dimostrazione (lo fa sempre per i visitatori ma le piace molto per i bambini delle scuole di Chiusa Pesio o dei paesi vicini) e assistiamo anche noi al piccolo miracolo che tanto la stupì: accesa la sua fiammella (nel passato dovevano raggiungere quel calore con pedali e mantice) la bacchetta di vetro di Murano, in questo caso blu, diventa incandescente all’estremità, lei ne stacca una particella minuscola, la modella con una pinza, gli dà una dimensione regolare con un piccolo calibro di metallo dorato che sembra un dado al contrario, e alla fine la prepara per diventare perla da decorazione, con piccole aggiunte di altri colori che creano pois, fiori, o qualsiasi cosa la fantasia suggerisca. Una volta raffreddato quel piccolo globo trasparente tornerà del colore originario e diventerà resistente ad ogni urto, dopo una tempratura in forno.
Magico: una materia dura che diviene duttilissima, filante e poi di nuovo solida. Secoli di storia per crearne le forme, la lavorazione, laboratori artigiani esclusivi che custodiscono piccoli segreti di chimica, come il fatto che il famoso “rosso” di Murano nasca da bacchette trasparenti con un’anima d’oro di 24 carati, che diventano rosse solo con il fuoco e la lavorazione e per questo due perle rosse identiche sono quasi impossibili da realizzare. La materia poi sorprende sempre: Patricia racconta di avere per caso un giorno lavorato del materiale che era stato esposto a un po’ di polvere ed essa provocò una reazione chimica del tutto imprevista e quella polvere incorporata creò un pulviscolo dorato. Bellissimo e irripetibile.
Patricia, francese che si è trasferita a Cuneo, ci spiega che si può cominciare con un’attrezzatura molto semplice, il cannello per la tecnica a lume è un “giocattolino”, ma poi ci vuole il fornetto, e le pinze speciali e, mentre ci si perfeziona, si aspira poi all’attrezzatura migliore, come le pinze “firmate” dagli artigiani più famosi. Ma, quando si diventa davvero bravi, ci si accorge di nuovo che basta pochissimo: una pinza semplice e l’occhio. Naturalmente si guarda cosa fanno i colleghi. Che per Patricia non sono mai rivali ma compagni di strada. Ci parla di Corning, una cittadina nello stato di New York, dove l’arte vetraia a lume è stata importata da emigrati europei e poi, grazie alla materia prima e alla buona organizzazione (c’è addirittura un’università specializzata) è stato creato un museo del vetro ricco di iniziative mentre, a suo dire, l’artigianato veneziano rimane chiuso nella difesa nobile ma rigida delle tradizioni.
Patricia è anche presidente dell’Association des perliers d’art de France, che organizza ogni anno mostre e che collabora alla tutela della perla di Venezia (riconosciuta dall’Unesco dal 2020 come bene immateriale dell’umanità). E le dispiace che in Italia sia così difficile uscire dalle rivalità di bottega. Ci mostra il catalogo delle più belle creazioni francesi dell’anno scorso, che sono state in tour, grazie a lei, al Museo del Vetro di Chiusa Pesio nell’estate del 2022, e ci spiega che molti di quegli artisti vetrai sono per lei amici e non rivali. Fra le iniziative di cui va più orgogliosa c’è quella delle Perles du coeur (traduzione francese dei Beads of Courage, nate negli USA) sostenuta da un ospedale d’oncologia pediatrica francese, il Gustave Roussy, che cura il progetto di donare delle perle di vetro ai bimbi in cura per segnare le tappe del loro percorso. Esse, raccolte dal bimbo in una collana, racconteranno la sua storia di passi e ostacoli superati. Le piacerebbe importare l’iniziativa in Italia. La lasciamo, appena arrivata da un viaggio e già in partenza, con la sua valigia piena di perle.