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“Ho avutola fortuna di nascere in una famiglia in cui l’arte era di casa”

13 agosto 2023

Cuneo

Michelangelo Tallone, artista appassionato, è nato a Saluzzo il 22 agosto 1964 e vive a Paesana, in valle Po: “Ho frequentato per due anni il Liceo artistico Ego Bianchi di Cuneo ma, dopo alcuni screzi con il preside, me ne sono andato. Già in giovane età avevo un carattere piuttosto deciso!”. Cosa sognava di fare da bambino?  Ho sempre sognato di fare il ceramista, le immagini dei tornianti mi hanno sempre affascinato: avevo, infatti, un album in cui disegnavo continuamente vasi e raccoglievo fotografie inerenti alla ceramica. Il primo tornio me lo sono costruito con il banco di una vecchia macchina da cucire Singer, modificato.  Quando ha iniziato a lavorare? Ho iniziato nel laboratorio di Oscar Balmas a Rifreddo quando avevo 16 anni, dopo l’esperienza al liceo, così da imparare il mestiere. È stata un’esperienza bellissima perché sono finalmente riuscito a realizzare il sogno che avevo da bambino! Balmas era ormai anziano e mi ha sempre trattato come un nipote!  La prima bottega? L’avevo aperta qui a Paesana, dove lavoro tuttora, nel 1986, quando avevo 22 anni. Dopo le prime esperienze di ceramica tradizionale apprese da Balmas e quelle della maiolica, sono rimasto affascinato dal bucchero: una tecnica di ceramica antichissima, che ho deciso di adottare per le mie sculture. Veniva utilizzato dagli Etruschi nei territori villanoviani a partire dal VII secolo A.C.  Consiste nel cuocere in “riduzione” (cioè in assenza completa di ossigeno) un’argilla molto rossa, ricca di ossido di ferro. L’ossido di ferro, in assenza di ossigeno e in combinazione con l’anidride carbonica, viene trasformato da ossido ferrico a ossido ferroso: in questo modo, il classico colore rossastro della terra cotta assume, invece, una colorazione nera. A seconda della tipologia di legna usata per ottenere questa riduzione, si otterranno dei riflessi argento che variano dal bucchero opaco al bucchero argentato.  Oggi lei come si definisce? Mi definisco un ceramista appassionato di scultura, e continuo a dire che da grande vorrei fare lo scultore! Ho difficoltà a definirmi: nasco come ceramista, ma essendo curioso di natura e da sempre affascinato dai materiali, mi trovo costantemente a sperimentare con materiali e tecniche diversi, che vanno dalla ceramica al legno, dal bronzo al marmo ed ultimamente spesso utilizzo il ferro, tramite cui emergono tutti gli insegnamenti di mio padre.  Cosa significa essere artista per lei?  Per me significa avere la possibilità di esprimermi e di dialogare attraverso i materiali, concretizzare delle emozioni dando vita alla materia. Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia in cui l’arte era di casa: mio papà Mario era artista e scultore del ferro, il mio bisnonno Tommaso Margaria (detto “Tumà dle Madone”), già era pittore. Per questo motivo, la mia scelta non è mai stata messa in discussione. Mio figlio Marco, poi, ha deciso anche lui di intraprendere questo percorso:  attualmente, stiamo esponendo insieme presso la chiesa di San Giovanni di Fossano, in compagnia di Pier Giuseppe Imberti.  Pentito della scelta di vita che ha fatto? Sono assolutamente felice della mia scelta, consapevole del fatto che non riuscirei a rinunciare a quello che faccio!  Una sua giornata tipo? Le mie giornate sono fatte di lavoro. La scultura richiede tempo e dedizione: solitamente io sono in bottega dalle 8 del mattino alle 7 di sera. Talvolta anche le mie serate sono dedicate a studi, disegni e progettazioni.  La fatica più grande? La fatica più grande di questi ultimi anni è stata senz’altro la scultura in acciaio dal titolo “Oltre”, alta 3 metri e mezzo (collocata a Paesana, sulla rotonda della strada provinciale), che ho realizzato l’anno scorso, completamente da solo. È stato un lavoro impegnativo, che mi ha occupato per diversi mesi.  La soddisfazione più grande? E’ quella di avere due figli stupendi, Marco e Giorgia, con cui posso condividere anche l’aspetto artistico, tanto più che il maggiore ha deciso di seguire le orme di famiglia.  Il mondo di oggi come lo vede? Lo vedo andare di fretta, secondo ritmi che non mi appartengono. Ne faccio parte, a volte, ma finisco sempre per tirarmene fuori e procedere secondo i miei tempi.  Lei in cosa crede? Credo nella sincerità, nella lealtà e nell’onestà. L’amicizia, poi, la reputo uno degli aspetti fondamentali della vita.  Il futuro della Valle Po? E’ una bella domanda, questa! Le potenzialità della nostra valle potrebbero essere immense e straordinarie, perchè non è una valle qualunque. La visuale del Monviso costituisce una perenne scenografia, unica e meravigliosa! Il paesaggio si deve confrontare, però, con chi lo popola… La cultura dovrebbe avere molto più spazio, senza pensare che questa non dia da mangiare.   
Paesana Artista Michelangelo tallone