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Due ragazze cuneesi nei luoghi della guerra dei Balcani

13 agosto 2023

Cuneo

Due ragazze cuneesi (Elisa Mesoraca ed Anna Meineri) hanno partecipato a “Promemoria Balcani”, un viaggio di sei giorni che attraversa tre città protagoniste della guerra nei Balcani: Trieste, Sarajevo e Srebrenica. Quella dei conflitti nell’est-Europa alla fine del secolo scorso è una pagina tanto oscura quanto dimenticata della nostra storia recente, per questo una sessantina di ragazzi e ragazze provenienti da Piemonte, Lombardia e Veneto ha deciso di salire su un autobus e fare tappa nelle tre città per approfondire eventi, luoghi e testimonianze. Promotrice del progetto l’associazione Deina: “dal greco deinós, - spiegano i membri - cioè la stupefacente capacità degli uomini di essere terribili e allo stesso tempo meravigliosi, di costruire e di distruggere”. Impegnati anche nella promozione di progetti formativi ed educativi come il viaggio ai memoriali di Auschwitz-Birkenau o Mauthausen, i rappresentanti di Deina hanno accompagnato i giovani partecipanti alla Risiera di San Sabba a Trieste, al Museo Storico della Bosnia Erzegovina, al Museo Galerija 11/07/95 a Sarajevo e al Memoriale di Potocari a Srebrenica. Elisa ed Anna (neo laureate in Psicologia) sono partite nella mattina di domenica 23 luglio e sono tornate venerdì 28. Ma che cos’è la “guerra nei Balcani”? Si intende quella serie di conflitti militari, scontri politici e massacri avvenuti tra l’inizio degli anni ’80 e la fine degli anni ’90 tra gli stati della federazione ex Jugoslavia. Dopo la morte di Tito iniziarono ad emergere le spinte indipendentiste e le differenze culturali tra i paesi membri, che iniziarono ad armarsi per formare una propria nazione. L’odio tra le diverse fazioni sfociò in eccidi, massacri e stupri specialmente a danno delle popolazioni di confine. “Promemoria Balcani” vuole stimolare anche una riflessione più ampia sulla storia recente di questi territori, nell’ottica di costruire una cultura della pace e della memoria, sensibilizzando i partecipanti sui temi del razzismo culturale, dei discorsi d’odio e dell’intolleranza. Per questo la prima tappa è stata la Risiera di San Sabba di Trieste: nato come industria per la lavorazione del riso, il complesso divenne un campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943 e successivamente trasformato in campo di concentramento, per poi assolvere la funzione di campo di raccolta dei profughi in fuga oltre la Cortina di ferro. A Sarajevo le due cuneesi hanno visitato il Museo Storico della Bosnia Erzegovina e il Museo Galerija 11/07/95, mentre a Srebrenica il Memoriale di Potocari (la città dove le truppe serbe di Milosevic giustiziarono più di 8 mila uomini bosniaci musulmani dopo aver conquistato la città di Potocari). Quali sono le tre ragioni per cui avete deciso di intraprendere questo viaggio? Ho deciso di partire per promemoria Balcani in primis per un atto di fiducia verso Deina, associazione che conosco e con la quale avevo già viaggiato in passato – spiega Elisa, una delle due partecipanti - sapevo che avrebbero trattato con cura questo pezzo di storia poco studiato. Poi perché volevo avere un pezzo di saper in più nel mio bagaglio culturale rispetto a questa storia, oserei dire sconosciuta ai più. Oltre alla riflessione storica, ascoltare i testimoni che impatto ha avuto su di voi? L’impatto ad oggi non è ancora quantificabile. È stato molto devastante sentire la voce di chi ha vissuto la guerra in prima persona e vedere le tracce di quello che è successo sulle facciate delle case, per le strade, nella natura. Fa ancora più impressione se si pensa che tutto questo è successo poco tempo fa, all’inizio degli anni novanta: tant’è che nei muri ci sono ancora i fori dei proiettili. È qualcosa di brutale che ancora devo rielaborare, per capire come ricucire la mia visione del mondo; sono testimonianze ed esperienze così toccanti che adesso è come se in me ci sia una rottura. Conoscevate queste storie prima di Promemoria Balcani? Si dovrebbero studiare di più al liceo e all’università? No, purtroppo della storia dei Balcani sapevo poco e niente, proprio perché al liceo non è mai stato argomento di studio. O meglio, lo è stato perché parte del programma, ma non in modo adatto: era stato trattato tutto all’ultimo e in modo frettoloso, sommario. In questo viaggio ho invece compreso come la sintesi proposta dai libri sia una piccolissima parte della storia, ho scoperto che siamo anche noi responsabili per quanto successo, in quanto occidentali ed europei. Le studentesse fanno riferimento in particolare al massacro di Srebrenica, città in cui si radunarono centinaia di persone poiché dichiarata zona sicura dall’Onu, salvo poi essere attaccata dai serbi senza alcuna controffensiva da parte occidentale. Un errore di cui nessun capo di Stato si assunse mai la responsabilità. “Vorrei che queste vicende venissero studiate maggiormente nel corso degli studi, - afferma Anna - perché non parlano solo del nostro passato, ma anche del nostro presente. Se più persone conoscessero questo pezzo di storia e il ruolo che noi occidentali abbiamo giocato per far sì che accadesse, forse ci sarebbe una presa di coscienza delle nostre responsabilità anche nei confronti dei massacri, delle torture e delle guerre che avvengono oggi, davanti a cui non potremmo più restare indifferenti”.  
Cuneo Unione europea Elisa Mesoraca Anna Meineri