economia

Cuneo e la Granda, i redditi e le tasse

12 agosto 2023

Cuneo

Negli anni Sessanta ai confini di molti Comuni della Granda era affisso un cartello: “Comune di… - area depressa”. Quella qualifica risultava utile sotto diversi punti di vista: consentiva agli abitanti una cospicua riduzione delle tasse e produceva aiuti dallo Stato per i Comuni che la avevano ottenuta. Tuttavia aveva un retrogusto un po’ amaro: era un po’ come riconoscere il fatto che parte dei nostri territori erano rimasti indietro rispetto a un’Italia che correva, indietro come quelli del Sud, anzi, del Mezzogiorno… Per decenni la Granda si è considerata povera. Aveva di sé la concezione che emerge dalle pagine asciutte dei libri di Nuto Revelli o del Fenoglio de “La malora”. Poco a poco, anno dopo anno questa percezione è cambiata e all’inizio del millennio si è rovesciata nel suo contrario. Entrambi i punti di vista cedono davanti al riscontro dei fatti: Cuneo in effetti brilla oggi per la propria mediocrità. Ho voluto interrogare uno dei miei oracoli per trovare risposta a semplici domande: come sta la nostra provincia, come stanno i suoi abitanti? E al suo interno ci sono differenze sensibili? Una curiosità sopra tutte: Cuneo merita il suo titolo di capoluogo o qualcuno a oriente lo insidia? Il qualcuno lo conosciamo: si chiama Alba, che domina i territori di Langa e Roero. L’occasione mi è stata offerta dall’incombenza che in questi tempi affligge i cittadini: la dichiarazione dei redditi. Un’impresa non da poco che richiede qualità non da poco, prima fra tutte la pazienza seguita dall’umiltà, aiutate anche dalla curiosità (quanti accenti!). Bisogna mettersi davanti al computer e scavare nelle miniere messe a disposizione da Internet. È così che cominciate a fare i fatti vostri (cioè la vostra dichiarazione) ma venite distratti dalla quantità impressionante di dati che vi si dispiegano davanti. Mi sono trovato sul sito del MEF (il Ministero dell’economia e della finanze) e non so come mi si è squadernata davanti una enorme tabella di 7905 righe e una cinquantina di colonne. Lì dentro sono raccolti i dati sintetici sulle dichiarazioni dei redditi presentate in ciascun Comune d’Italia, divise per tipo, per dimensione, per qualità. Quelli sono dati grezzi: se li guardate non dicono niente, sembra anzi che si prendano gioco di voi. Per farli parlare bisogna trattarli bene, blandirli, metterli in contatto uno con l’altro: allora si ammansiscono e si adattano a raccontarvi qualcosa. Le dichiarazioni del 2022 e del 2021 si riferiscono ai redditi percepiti nei due anni precedenti, gli anni del Covid. A livello nazionale ci aspetteremmo una flessione, invece non c’è stata. Constatiamo anzi un miglioramento significativo, sia nell’importo totale dei redditi, che passa da 815 miliardi a quasi 861, sia nel numero di contribuenti (quasi mezzo milione in più, mentre gli abitanti sono diminuiti). Una crescita vicina al sei per cento quando ancora l’inflazione non mordeva e per giunta in tempo di Covid. Il reddito medio per contribuente in Italia risulta di 17.824 euro annui, ma si distribuisce con una forbice molto aperta nei 7905 Comuni italiani: si va dai 55.366 di Lajatico (Pisa) ai 7.334 di Cavargna (Como). Sono entrambi piccoli centri: il primo ha la fortuna di avere come cittadino il tenore Andrea Boccelli, il secondo è un microscopico comune montano a mille metri di quota. Nella nostra provincia le differenze sono meno marcate, come c’era da aspettarsi, ma pur sempre significative. Le note acute provengono dalla Langa, dove troviamo i due comuni con reddito per contribuente superiore ai 30.000 euro: Barbaresco e Roddi. Al terzo posto troviamo, inattesa, la microscopica Marmora, che conta solo 40 contribuenti (su 54 residenti); al quinto posto c’è Vignolo, ma tutto il resto è Langa, compresa naturalmente Alba. Per arrivare a Cuneo dobbiamo scendere alla dodicesima posizione: il cuneese medio dichiara 24.361 euro, indietro di 1.318 euro annui rispetto all’albese (25.679). Guardiamo ora il lato basso della classifica che chiude al 247º posto con Castelmagno, dove i 39 contribuenti denunciano in media 11.170 euro. Poco sopra (posizione 239) troviamo Canosio che, pur trovandosi a un tiro di schioppo da Marmora è agli ultimi posti in graduatoria (con 15.000 contro 27.000 euro). Nella sconfinata tabella dell’Agenzia delle Entrate c’è anche un settore dove si rende conto dei contribuenti più facoltosi: nelle ultime due colonne presenta il censimento di chi dichiara più di 120.000 euro l’anno. In Italia sono 371.868, nella Granda 3.781: la proporzione sulla numerosità è sostanzialmente rispettata ma l’importo medio provinciale è leggermente più basso di quello nazionale: 216 mila contro 224 mila. Ricordiamo che è di Alba il super miliardario d’Italia, Giovanni Ferrero, con un patrimonio vicino ai 40 miliardi di euro. Abita a Dogliani un altro personaggio un po’ ridimensionato ma pur sempre ben dotato, Carlo De Benedetti. Entrambi però hanno domicilio fiscale all’estero: non concorrono quindi a formare la media che con il loro aiuto schizzerebbe verso l’alto. Undici Comuni ospitano cittadini che guadagnano in media più di 300.000 euro l’anno. Sono tutti piccoli: al primo posto Serralunga d’Alba che ha solo 527 abitanti. Ma 6 di questi guadagnano più di 404.263 euro l’anno! Eh, le Langhe… Al secondo posto cambiamo decisamente e finiamo in Valle Po, a Paesana; ma al terzo di nuovo in Langa, a Barbaresco con ben 15 ricconi. La distribuzione di questi alti redditi è curiosa, sono presenti in metà dei Comuni della provincia, la maggioranza dei quali con meno di 1000 abitanti. Tra i grandi centri Cuneo conta 565 alti contribuenti ma con una media di 213.425 euro, inferiore a quella di Alba con 251.796. Ben piazzata Boves con ben 51 alti redditi con una media di 226.684.  
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