“Ci sono molti che annunciano delle rivoluzioni, / ma non osano mettervi dentro neppure un dito.
È chi accetta di soffrire per salvare suo fratello / Che cambierà il mondo”
Questa frase del Cardinale canadese Paul Emile Léger è stata un monito importante nella vita della L.V.I.A.
La troviamo scritta dappertutto, sui primi manifesti stampati fino alla fine degli anni ottanta, nei Notiziari Volontari, anche nella carta da lettera. Leggendo questa frase possiamo già capire cosa è stata e cosa è la L.V.I.A.
È stata la più grande realizzazione di don Aldo Benevelli. Tante iniziative che don Aldo ha creato hanno avuto il loro tempo. Con il passare degli anni si sono esaurite, è subentrato lo stato come nel caso delle Scuole serali, in altri cambiavano le necessità.
Ma la LVIA, nata quasi sessanta anni fa, continua a crescere rigogliosa, ha saputo adattarsi al cambiare dei tempi, è ora una realtà forte, conosciuta non solo in Italia ma in buona parte del mondo.
L’origine
Come è nata. E’ nata da un gruppo di ragazzi raccolti intorno ad un prete. Erano gli anni della ripresa economica, dopo la guerra e la Resistenza, gli italiani avevano lavorato duramente per far rinascere il loro paese. Si potevano permettere ora gli elettrodomestici, l’utilitaria, la televisione. Ma a tanti ragazzi, cresciuti con le idee di Resistenza dei loro padri, questo non bastava. Le idee di Libertà, Giustizia, aiuto ai più miseri, erano ben impressi nei loro cuori. In don Aldo avevano trovato la persona giusta; aveva questo grande dono di saper ascoltare, capiva le loro aspirazioni e diceva loro parole nuove e antiche, che si portava dietro da tutta la vita!
Il gruppo cresceva, si trovavano nei momenti liberi dal lavoro, dalla scuola. Alcuni di essi sono stati la struttura portante della LVIA fino ai giorni nostri.
Era il 1964: da alcune Diocesi francesi (dove ancora l’emigrazione aveva portato tanti italiani) venne al Vescovo di Cuneo una richiesta un po’ inusuale. Avevano bisogno di volontari che prestassero opera di accompagnamento, momenti di condivisione con gli italiani che si trovavano emarginati.
Don Aldo, interpellato dal Vescovo, accettò: Con i suoi ragazzi cominciarono i viaggi in Francia (soprattutto a Digne) per vivere momenti di amicizia con altri italiani.
Secondo don Aldo la nascita della LVIA è partita da questo servizio volontario agli altri. Dalla esperienza in Francia nacquero le considerazioni e le idee per portare le idee di libertà nel mondo, per aiutare gli altri, non in Occidente ma nei Paesi emergenti che si erano liberati da poco dal colonialismo ed avevano bisogno di tutto! Proprio in quel periodo era tornato in Italia, un missionario cuneese, Andrea Botta, che aveva presentato a don Aldo ed al suo Gruppo i problemi della missione in cui prestava servizio. Era in Kenya, nella Regione del Meru. Non fu una decisione improvvisa ma maturata in lunghe discussioni, approfondimenti, richieste di informazioni.
Nel frattempo era nata la necessità di fondare una Associazione. Nacque a Certosa, nel 1966. Una Associazione con una “Carta Statutaria” ma non ancora l’Atto Costitutivo formale che ci sarà solo nel 1970.
Il nome è sempre stato un po’ difficile: L.V.I.A. (la sigla era in inglese: Lay Volunteers International Association) ancora adesso, nella mia zona, quando dico: ho lavorato in LVIA, parecchi mi chiedono cosa voglia dire. Io, per fare prima, spiego: E’ una sigla in inglese ma lei la legga a rovescio. Associazione Internazionale Volontari Laici. E a chi ancora non capiva, fino a pochi anni fa bastava dire: don Benevelli. Tutti sapevano.
Parte la prima volontaria
E finalmente nel 1967 partì la prima volontaria, Rosanna. Ho sempre ammirato il coraggio di Rosanna: partire da sola, in un Paese sconosciuto, così diverso dai nostri, con persone che non conosceva. Andava sì in una missione dei Padri della Consolata, italiani, lo stesso Vescovo di Meru era un cuneese, ma ci volle comunque una grande forza d’animo. Cosa la spingeva? Sicuramente la fede ed un grande amore per gli ultimi, quelli che non avevano nulla.. Le sue lettere sono piene di gioia, arriva a dire “grazie don Aldo per avermi mandata qui”. Dopo Rosanna partono nuovi volontari. Giorgetta, Marilena, Terry, Germano, …altri di cui non ricordo il nome.
E subito emerge la necessità di fare qualcosa; non solo il servizio presso la missione ma creare un luogo per assistere chi chiedeva aiuto: un dispensario, una casetta per riparare i malati che arrivavano da lontano a piedi, ed a volte morivano prima di avere cure… Le loro lettere sono piene di proposte…. Don Aldo non li scoraggiava mai.
C’era però un altro problema ben grave ed erano le disponibilità economiche. La LVIA era nata senza fondi, senza alcun contributo…ed allora don Aldo, i suoi ragazzi e tutte le persone che condividevano le sue idee cominciarono a “seminare”: incontri, scritti, viaggi continui per parlare con i “Gruppi di Appoggio” che si erano creati, con le Parrocchie da cui provenivano quasi tutti i volontari . Un lavoro capillare che don Aldo ha sempre continuato fino agli ultimi anni. Ma, come diceva lui, la Provvidenza ci mise la mano. Cominciarono ad arrivare piccoli contributi, una messe, buste che contenevano anche solo duemila lire, persone che lo fermavano per strada per dare un aiuto… versamenti sul conto corrente. Arrivava in ufficio e metteva le mani in tasca: “aspetta, scrivi……” Tutto era scrupolosamente annotato, Dai primi Notiziari, nelle ultime pagine vediamo l’elenco delle persone che avevano mandato un’offerta.
Il primo ospedale a Tigania
Si poté così, con molto coraggio e speranza, dire di sì ai volontari del Kenya che avevano necessità di costruirsi una casa a Tigania, e un Ospedale! Un piccolo ospedale che servisse però tanti villaggi disseminati nella zona di Meru. Ci vollero molti anni ma alla fine l’Ospedale venne terminato ed arrivarono anche i medici ed infermieri per gestirlo!
“Seminare” voleva dire anche incontrare nuove persone, parlare con tanti ragazzi che cercavano la loro strada, rispondere alle tantissime lettere che arrivavano. Ognuna con una speranza, un dubbio, una proposta.
Nel 1967 nasce il Notiziario Volontari. Il primo e secondo numero sono scritti a macchina. Una vecchia Olivetti che avevamo in ufficio, regalata da chissà chi, con i tasti consumati… Ma dal numero 3 (don Aldo dimenticava sovente di metterci la data…) si vede già che la LVIA ha fatto un passo enorme: intanto la stampa tipografica, poi vediamo che nel 1968 sono partiti volontari per il Burundi, a Cibitoke (Tonio, cuneese, uno dei pochi agricoltori che siano mai partiti, assolutamente necessario per una cooperativa agricola) nel 1970 sono partiti in coniugi Simonini, Gigi e Rosanna per l’Etiopia (da sempre miei cari amici) In Etiopia, cambiando sede e progetti rimarranno fino agli anni novanta ! eccezionali. E vediamo anche pubblicata la prima cara statutaria.
Nei numeri successivi ecco l’elenco e le località da cui arrivano aiuti: Trento, Salerno, Lucca, Bergamo, Bari, Bolzano, Cagliari, e poi tante località del cuneese. Ma come ha fatto la LVIA ad essere così conosciuta in poco tempo? Giovani che scrivono, vengono in ufficio, fermano don Aldo per strada… per poter partire.
La preparazione dei volontari
Ma non è così facile. Don Aldo, già dai primi tempi, con i membri dell’Associazione, capisce che è necessario mettere dei paletti. Elabora tutto un piano per la preparazione dei volontari, in questo aiutato, fin dall’inizio, da don Attilio Giribaldi. La preparazione dei volontari: 1° fase, dopo il colloquio in sede, a domicilio, periodo di maturazione e ripensamento, 2° fase, periodo di formazione della vita di comunità; 3° fase, all’estero in équipe per le lingue. Poi ancora un periodo di ripensamento e poi finalmente si parte! Ci vuole quasi un anno per poter partire.
Ma, malgrado la scrematura iniziale, partono in tanti…Nel 1969 la LVIA opera in Alto Volta, Togo, Dahomey, Burundi, Kenya, Etiopia, e si prepara a partire per Haiti e Senegal.
Anche in Italia la struttura cresce; Rosanna è tornata dal suo periodo in Kenya e collabora a Cuneo. Gli uffici si fanno sempre più stretti e don Aldo prende una decisione importante: sposta sia la sede della LVIA che la Caritas in un ampio appartamento, al piano terra della casa paterna. Con questo risolverà parecchi problemi: le due iniziative vicine che potranno collaborare, risparmio di tempo per lui che non dovrà correre da una sede all’altra. Essere vicino alla madre, ormai anziana, che abita al piano di sopra. Ultimo ma non ultimo non avere l’assillo dell’affitto. Con il consenso dei familiari, i locali sono assolutamente gratuiti. E se consideriamo che si parla di una palazzina Liberty sul viale, non è cosa da poco.
La LVIA è ormai un Organismo di Volontariato importante: una delle prime a nascere in Italia, una delle più grandi. Si elabora la prima Legge Pedini del Volontariato per il Servizio civile. Don Aldo viene chiamato a collaborare come esperto..
Pino Ugliengo
A questo punto l’iniziativa, ancora in fase quasi amatoriale, ha bisogno di una solida struttura che dia anche sicurezza a chi parte. Per grazia di Dio don Aldo convince un amico, già partigiano in Val Pesio, che è appena andato in pensione, a collaborare. Ribadisco, per fortuna. Pino Ugliengo è stata l’altra anima della LVIA. Se l’Organismo è ora una realtà stimata, solida, apprezzata da tutti gli Enti internazionali, lo dobbiamo anche a Pino Ugliengo. Pino era concreto, costruttivo, assolutamente rigoroso quanto don Aldo era sognatore, teorico, pieno di idee. Mise le basi della parte diciamo burocratica. Con Uglieno ho sempre visto la LVIA come una costruzione rinsaldata da potenti pali che la sorreggono. Per prima cosa una contabilità sana, a partita doppia. Poi la sicurezza dei dipendenti, perciò contratto di lavoro ecc… (la prima giustizia è quella fatta a chi ti è vicino, diceva Pino) e poi bilanci trimestrali da approvare, controlli dei conti anche in Africa. Era l’unico che poteva intervenire su don Aldo quando si lasciava prendere dall’entusiasmo per una iniziativa un po’ azzardata. Lo sentivamo gridare: Aldo! E don Aldo si faceva piccolo.
Aggiungo un fatto che mi ha sempre addolorata: in quei primi anni io non c’ero… ero a casa per due difficili maternità. Ne ho sentito parlare tanto, già dall’epoca della Francia mi arrivavano le cartoline con le firme anche di tutti i ragazzi; don Aldo ci veniva a trovare talvolta e ci parlava di questa stupenda idea; alla partenza di Terry mi arrivò una cartolina con un aereo sulla pista e di nuovo tutti quelli che lo avevano accompagnato in Francia per la partenza. Poi, finalmente il trasferimento degli uffici e la contabilità..
Un’altra cosa ho sempre desiderato ardentemente: nella cerimonia della partenza don Aldo consegnava al neo volontario un anello d’argento con la scritta “UT NON PERDAM” è una frase del Vangelo e significa in modo semplice “affinchè tu non perda tutte le doti che Dio ti ha dato” Tutti i volontari sono sempre stati fieri del loro anello. I più vecchi lo portano ancora al dito ed io li guardo ancora con malinconia. Non ho mai avuto l’anello.. Don Aldo mi diceva giustamente : “tu non sei una volontaria, tu hai uno stipendio”. Era vero, per modesto che fosse (specie nei primi anni) era uno stipendio.
Nei primi anni settanta don Aldo mi chiese di entrare in LVIA per la contabilità e l’amministrazione; accettai con gioia. Pino faceva parte della Presidenza con la funzione di Amministratore. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui per tanti anni e mi ha insegnato tanto. Ancora adesso lo ringrazio di cuore.
La storia della LVIA è ancora lunga ma questi sono i primi anni, le radici che hanno fruttato tanto!