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Italo Zilioli: “ Il mio piacere è sempre stato quello di andare in bici, allenarmi, fare le salite”

15 luglio 2023

Cuneo

Un incontro sorprendente e carico di emozioni: arriviamo mercoledì 5 luglio da Cuneo verso le 13.30 a Frassino. C’è un signore con il fisico asciutto, atletico, seduto sulla panchina. Subito scherzo con lui: “Ma lei si rende conto che ha l’onore di essere seduto sulla panchina di Barba Bertu?”. Lui sorride: “Sì, lo so. E tra questi fiori, è veramente un bel posto!”.  Lo faccio accomodare nella sala colazione, gli regalo una copia del settimanale ‘La Guida’ (lui sorride: “Conosco bene il giornale!”).  Torniamo sulla panchina: “Ma lei che lavoro faceva?”. E lui: “Correvo in bici”. E io: “Ma lei come si chiama?”. E lui: “Italo”.  Lo blocco, sorpreso: “Ma lei è Italo Zilioli?”. E lui: “Sì, ma come fa a saperlo, Barba Bertu?”. E io: “Ma diamine, ero bambino e ricordo le sue imprese!”.  Gli chiedo: “Italo, posso intervistarla?”. E lui: “Volentieri, perchè l’ho inquadrata e ho già capito chi è lei!”.  L’intervista inizia sulla panchina del Bed&Breakast, fra i fiori. Subito Zilioli mi fa vedere sul telefono il messaggio che ha inviato all’amico campione Eddy Merckx: “Sono stato colpito dall’impareggiabile spettacolo e dalle emozioni che credevo perdute salendo il Colle del Nivolet. Naturalmente con la tua bicicletta! Eddy for ever”. La sua carta di identità? “Sono nato a Torino nel 1941, in una famiglia umile: i miei erano bergamaschi. Mio papà faceva il calzolaio, mia mamma lavorava un po’ di qua e un po’ di là… Avevo un fratello Giuseppe, morto a tre mesi: momenti duri per i miei. Nella vita ho corso in bicicletta, dal 1962 al 1976”. Le sue imprese? “Non mi piace parlare di questo! Vada a vedere su Internet”. Che valori le hanno trasmesso i suoi genitori? “Erano persone semplici e a Casnigo, nel Bergamasco, mio padre faceva gli zoccoli, che si usavano molto, allora. Erano persone per bene”. La passione per la bici? “Andavo a spasso in bici, poi mi è venuta la voglia di attaccare il numero alla schiena! Mi sono informato. Il primo anno ho fatto dei buoni risultati, fra gli allievi… Il manager della Carpano mi ha notato e mi ha proposto di andare a fare l’impiegato da lui, fino ai 21 anni, quando sono diventato professionista. L’anno dopo ho faticato per un anno, poi ho cominciato ad avere dei buoni risultati… anche sulle salite… La passione c’era dai 17 anni ed ho iniziato a sperare che il ciclismo fosse la mia professione, per potermi realizzare”. Nelle gare cosa provava? “Il mio piacere era andare in bici, allenarmi, fare le salite … Il mio amico Eddi Merckx diceva in quegli anni di me che ero un professionista serio”. Il Giro d’Italia e il Tour de France? “Grandissime emozioni, ma anche grandi responsabilità. All’inizio era anche quasi un divertimento, perché con la grande passione arrivavano i risultati. Poi dopo i risultati è diventato tutto più impegnativo... più responsabilità e il vestito si è fatto più stretto, per me. All’inizio avevo fatto rumore, i titoloni sui giornali e la ‘Domenica sportiva’ perché avevo vinto quattro classiche consecutive…”. Un ricordo bello? “Ce ne sono tanti! Sicuramente vincere una tappa del Tour de France e indossare la maglia gialla per sei giorni: era il 1970 ed ero con Merckx”. E uno brutto? “Tanti. Ricordo soprattutto anche i fischi arrivati al Vigorelli dopo essere stato al secondo al Giro d’Italia, nel 1964. C’erano troppo attese su di me: io avevo la coscienza posto, ma non bastava”.  La valle Varaita? “È bella, ma si potrebbe fare di più”. Dove vive? “In provincia di Cuneo. Mia moglie Piera è di Ruffia, con lei vado d’accordo: non solo ci vogliamo bene, Piera è la donna che speravo di incontrare e con lei condivido la mia vita!”. La vita? “È una battaglia, con momenti di gioia e dolore. È una lotta, ma dopo le cadute bisogna tirarsi su”. Cosa è importante per lei nella vita? “Al primo posto metto gli affetti. E ora sto aspettando mio figlio Gabriele, che è del 1966 e si è appassionato tardi delle bici. È venuto ieri con me al Nivolet e oggi siamo qui in valle Varaita”. Il mondo di oggi le piace? “Il mio mondo mi piace, il resto un po’ meno. Non mi piacciono le guerre, che si combattono per tanti interessi: i potenti decidono per noi, ma non so se si accorgono di tutti quelli che piangono”. Papa Francesco? “È un gran personaggio, che cerca di raddrizzare un po’ le cose, ma anche lui fa quello che può” . Italo, se si guarda indietro? “La vita ha a volte dei percorsi strani, ma il bilancio per me è positivo”. La morte? “È la cosa più giusta al mondo, nessuno ci scappa. Ne parlavo ieri con un sacerdote. Io sono un credente tiepido”.  Il campione di ciclismo Italo Zilioli è nato a Torino il 24 settembre 1941. Professionista dal 1962 al 1976, ha vinto cinque tappe al Giro d’Italia, una del Tour de France, un Campionato di Zurigo, una Tirreno-Adriatico e un Trofeo Laigueglia. Nel Tour de France del 1970, ha indossato per sei giorni la maglia gialla (simbolo del primato in classifica generale), mentre al Giro d’Italia, pur salendo per quattro volte sul podio conclusivo, non è mai riuscito ad indossare la maglia rosa. In passato ha ricoperto l’incarico di responsabile delle partenze di tappa al Giro d’Italia.  
Intervista Ciclismo Concentrazioni in cuneo centro italo zilioli