economia

I 9 euro come retribuzione oraria minima e la mancanza di personale in tutti i settori

15 luglio 2023

Cuneo

Vi è una componente del mobilio d’appartamento evocato con insistenza non soltanto dalla pubblicità, ma anche nei testi di economia e nei trattati sociologici: il divano. Giovani delle nuove generazioni vengono rappresentati inerti ed abulici stravaccati sul divano. Un trentenne tentennante sui propri destini dove deposita i glutei? Sul divano. Un beneficiario del reddito di cittadinanza dove lo s’immagina intento a consumare la “lauta” prebenda? Sul divano (si spera, almeno, con le molle rotte). Non per niente lo scrittore Michele Serra ha titolato un libro, mestamente ironico, “Gli sdraiati”. Esplode l’estate e, puntualmente, alberghi e locande, pizzerie e ristoranti, stabilimenti balneari e rifugi montani, scoprono che mancano all’appello camerieri, personale di camera e di sala, baristi ed aiuti di cucina e financo bagnini (cuochi no, veri o fasulli che siano). Siccome il personale che prevalentemente accede a tali lavori è di età giovanile, ecco che le recriminazioni per questa defezione dal lavoro si indirizzano verso quanti, pare, preferiscano trascorrere la stagione afosa distesi – manco a dirlo – sul divano di casa. Le opposte narrative tendono ad equivalersi nel giudizio di un onesto rappresentante dell’ opinione pubblica. Datori di lavoro (alcuni notoriamente seri) lamentano la fuga di fronte ad orari, per forza di cose, adattati al soddisfacimento di una clientela (lei) in vacanza. Servizi giornalistici e televisivi svelano come dai colloqui con un certo numero di proprietari di strutture turistiche le mansioni richieste, gli orari da sostenersi ed i compensi a fine settimana diventino nebulosi rispetto a quanto scritto sulle inserzioni. Il sincero invito ai giovani a maturare con un’esperienza di lavoro – sia in una prospettiva professionale o come fase di passaggio – non può onestamente andare disgiunto dalla domanda: quanto si ritiene che debba essere pagata la loro prestazione? E questa domanda si estende, ancor di più, a beneficio di chi nel lavoro – anche precario – ricollega ragioni di vita. Giovani ed altri non più tali. Ha smosso le prime afe stagionali e le arie grevi che aleggiano sulla politica nazionale ed internazionale una proposta avanzata dalle forze parlamentari di opposizione circa l’adozione di un salario minimo legale. In rapida sintesi, la proposta consiste nel fissare con legge (finora i livelli retributivi sono liberamente determinati dai contratti di lavoro) un importo orario lordo di 9 euro, sotto la cui soglia non può andare la retribuzione dei dipendenti, ma anche di quei rapporti parasubordinati e autonomi bisognosi di tutela. Una Commissione valuterà i periodici aggiornamenti; per il passaggio ai 9 euro si concedono dodici mesi, così come si prevedono provvidenze (invero un po’ generiche) per quelle realtà economiche in difficoltà a sostenere l’onere. L’Italia non è ovviamente all’anno zero: più dell’ottanta per cento delle posizioni lavorative sono coperte da contratto nazionale di lavoro con compensi orari superiori. La paga media italiana del settore privato è di euro 11, 70, che sale ad euro 12,11 per le aziende del nordest. Per un confronto estero: 11,50 euro è il salario minimo fissato in Francia. Tuttavia, si calcola – con molta approssimazione - che circa 3 milioni e mezzo di lavoratori non abbiano tutele contrattuali o vi sfuggano e che solo con un provvedimento di legge raggiungerebbero un salario dignitoso.  Ma l’argomento non è sufficiente a superare dubbi e perplessità: in settori sindacali si teme per l’introduzione di un elemento di squilibrio rispetto alla contrattazione collettiva, tra le organizzazioni datoriali si paventa, per trascinamento, una rincorsa al rialzo dei costi della mano d’opera qualificata, alcuni economisti prevedono, inoltre, la contrazione di posti di lavoro e la ricaduta nel lavoro nero di molti lavoratori di settori quali i servizi domestici o l’agricoltura. Un argomento complesso, sul quale il Governo, però, ha già manifestato idee chiare.    
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