cuneo

I Centri di permanenza per il rimpatrio in Italia e i diritti umani, testimonianze in prima persona

15 giugno 2023

Cuneo

Marika Ikonomu   Cuneo - Giovedì 15 giugno alle 21 al Cinema Teatro don Bosco di Cuneo si parlerà di un tema delicato e, purtroppo, assai attuale. Al centro della serata ci sarà infatti la questione dei CPR (Centri di permanenza per il rimpatrio) presenti nel nostro Paese, che una coraggiosa inchiesta giornalistica, realizzata pochi mesi fa in forma di documentario e intitolata “Sulla loro pelle”, ha cercato di scandagliare in profondità. Marika Ikonomu, è l’autrice che insieme ad Alessandro Leone e Simone Manda ha realizzato il lavoro premiato nell’ottobre 2022 con il Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo, e che per l’occasione sarà presente in sala per la presentazione al pubblico. Quando e come è nato il progetto che ha poi portato alla realizzazione del documentario? Nel 2022 con Simone e Alessandro eravamo a conoscenza della possibilità di partecipare al Premio Morrione, uno dei pochissimi in Italia che finanzia la realizzazione di progetti di inchiesta. Si tratta di una grande opportunità per poter portare avanti un lavoro di molti mesi e per fare effettivamente giornalismo sul campo. Abbiamo quindi ritenuto fosse la giusta occasione per proporre un tema complicato come quello dei CPR. Da tempo ci interessiamo al tema migratorio, ma – per come è fatto il sistema dei media in Italia – non avevamo mai avuto prima la possibilità di dedicare così tanto tempo a un tema specifico. Con il finanziamento e la struttura che offre (per esempio la tutela legale), il Premio permette di affrontare argomenti come questo. Serviva tempo per chiedere e ottenere l’accesso ai CPR alle Prefetture, per rintracciare persone che sono state nei Centri ma che, spesso, si sono successivamente disperse o sono state rimpatriate, per permettere loro di fidarsi di noi e ripercorrere insieme i propri vissuti e il trauma che portavano con sé. Ma pure per capire il sistema e provare a superare quell’opacità che lo caratterizza, anche contattando individui che lo hanno conosciuto dall’interno, come gli operatori. Come siete riusciti a superare le inevitabili difficoltà nella realizzazione? Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza l’appoggio delle associazioni che, a livello locale e nazionale, da anni svolgono un lavoro di denuncia quotidiana delle violazioni dei diritti delle persone trattenute. Grazie a loro siamo riusciti a ottenere alcune testimonianze-chiave, nonché video realizzati all’interno delle strutture dalle stesse persone recluse, in particolare nel CPR di Gradisca d’Isonzo. Al contempo, ci interessava entrare e registrare in prima persona immagini delle condizioni di vita nei Centri e, per questo, abbiamo fatto immediatamente richiesta alle Prefetture per ottenerne l’accesso. Dopo numerosi solleciti, siamo riusciti a far visita ai CPR di Milano e Torino, ma senza telecamere. A quel punto abbiamo pensato che l’unico modo possibile per portare testimonianze all’esterno fosse farlo con delle apparecchiature nascoste: eravamo consapevoli dei rischi ma, dopo aver consultato il nostro tutor legale, abbiamo capito che il loro utilizzo rientrava nel nostro diritto di cronaca, trattandosi di un tema di grande interesse pubblico. Per noi era diventato fondamentale mostrare tutte le lacune del sistema dall’interno, ma soprattutto le difficoltà che giornalisti e società civile hanno nell’effettuare un monitoraggio che, secondo alcuni testimoni, le Prefetture non compiono adeguatamente. Il vostro lavoro sta girando molto in Italia. Che reazioni ha di solito il pubblico in sala? Siamo davvero contenti che un tema come questo stia trovando spazio e che moltissime realtà ci stiano chiedendo di proiettare l’inchiesta, anche se sui loro territori non è presente un CPR. Ora c’è però il rischio che aprano strutture in ogni regione e infatti da qualche mese il tema è tornato al centro della cronaca. Speriamo innanzitutto che non si tratti di un’attenzione passeggera, ma piuttosto dell’occasione per parlare e riflettere seriamente di detenzione amministrativa delle persone straniere – che esiste dal 1998 – e per interrogarsi sulla sua costituzionalità. Quello che notiamo, portando in giro il documentario, è l’indignazione che provano le persone dopo aver visto Sulla loro pelle: indignazione verso un sistema che non pensavano esistesse in Italia, che produce gravissime violazioni dei diritti umani, ma, se possibile, ancor più indignazione per l’assenza di un racconto da parte della stampa. Abbiamo rilevato che manca una narrazione di complessità e che la tendenza ad affrontare il tema solo quando accadono cose gravi, come per esempio la morte di un detenuto, spinge lontano l’attenzione della società civile e riduce tutto al singolo evento. Le persone che incontriamo, al contrario, ci fanno capire che esiste il bisogno di un racconto più complesso, che sia in grado di offrire gli elementi e gli strumenti utili per una valutazione critica. In effetti il tema dei CPR da qualche mese è tornato d’attualità, soprattutto da quando il testo del cosiddetto “decreto Cutro” (successivamente trasformato in legge dello Stato) ha fatto esplicito riferimento, tra le altre cose, al “potenziamento” (quindi al loro aumento numerico sul territorio nazionale) dei Centri di permanenza per il rimpatrio. Su ciò che questo significa, in termini di rinnovate sofferenze per chi migra e di clamorosi passi indietro sulla faticosa strada dell’accoglienza percorsa quotidianamente da associazioni ed enti nel nostro Paese, ha scritto pagine illuminanti Michele Rossi sul sito di “Altreconomia” a fine aprile, in un articolo dal titolo “Segregare e punire: il disegno politico brutale dentro il «decreto Cutro»”, nel quale il direttore generale di CIAC Onlus di Parma e coordinatore nazionale della Rete Europasilo ripercorre e tratteggia quel che nel prossimo futuro potrebbe molto probabilmente diventare una triste realtà. La serata del 15 giugno, con ingresso a pagamento di 5 euro – è stata organizzata dalla Sala della Comunità Cinema Teatro don Bosco; dalle cooperative Momo, Insieme a voi, Fiordaliso, Orso e Alice; dall’antenna di Cuneo di Amnesty International e da Europasilo. Per informazioni, telefonare al numero 0171 692516 (tasto 4).  
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