editoriale

Armi, munizioni e il Pnrr

11 giugno 2023

Cuneo

Due carri armati in Ucraina Se mai ce ne fosse stato bisogno, le recenti discussioni sull’impiego dei fondi del Pnrr dimostrano, ancora una volta, come le scelte economiche e di finanza pubblica non esauriscano mai i loro effetti nell’angusto mondo della contabilità, pubblica o privata. Decidere come destinare risorse pubbliche, in particolare, è una scelta evidentemente politica, perché indica quali sono le priorità di una amministrazione, locale, statale o comunitaria. Desta una certa sorpresa osservare come si stia sviluppando la discussione sulla destinazione di parte dei fondi del Pnrr alla produzione e all’acquisto di munizioni e armi. Politica ed economia, infatti, hanno in comune la natura di discipline delle scelte e scegliere significa scartare ciò che non è stato preferito. Le cronache di questi giorni hanno dato ampio spazio alle discussioni e alle divisioni, anche interne ai vari schieramenti, sull’impiego delle risorse in armamenti. Non molti hanno evidenziato che, tralasciando altre valutazioni, ogni euro destinato alle armi è un euro sottratto a sanità pubblica, istruzione pubblica, infrastrutture, politiche sociali, sicurezza e via discorrendo. Forse, un pochino maliziosamente, qualcuno potrebbe pensare che questa singolare ritrosia sulle priorità dell’azione di governo, anche a livello comunitario, nasconda confusione, incertezze e mancanza di uniformità di vedute che verrebbero inevitabilmente a galla in presenza di una discussione aperta. Tuttavia, è proprio su questi temi che dovrebbe esserci il più serio dei confronti, nel merito, concreto e trasparente. La decisione di impiegare risorse per armi e munizioni impone, innanzitutto, di essere chiari sui servizi pubblici che risentiranno di questa scelta. Il vizio, mai passato di moda, di ragionare e agire per compartimenti stagni dovrebbe, una volta tanto, essere vinto per ritrovare l’onestà intellettuale di dire che il prolungamento inaccettabile dei tempi di una visita specialistica o di un intervento presso strutture sanitarie pubbliche è anche l’effetto di scelte di destinazione delle risorse che si sono rivelate scriteriate. Solo per citare alcuni esempi, il “superbonus del 110%” (per come è stato pensato e costruito), il “bonus monopattini” e i banchi con le rotelle, prima ancora che discutibilissime scelte e azioni di governo, hanno rappresentato altrettanti meccanismi di drenaggio delle già insufficienti risorse pubbliche in danno di sanità, istruzione, infrastrutture e tutela ambientale. Detto questo, pur nella complessità del momento e del contesto, non si può non osservare come anche il merito della questione delle armi e delle munizioni tocchi i pilastri del nostro stare insieme come comunità e come famiglia europea. Tra coloro che sostengono l’opportunità di questo tipo di impiego delle risorse, c’è stato chi ha salutato con soddisfazione l’idea affermando che si tratta di un passo verso la costituzione di un esercito europeo. Anche questo tipo di considerazione, però, deve essere valutata nell’ottica delle priorità e dei valori fondativi di quella che in molti sperano diventi un’entità politica sempre più coesa. Fino a oggi, abbiamo sperimentato l’insufficienza dei soli connotati economici e finanziari dell’Unione Europea. Gli elementi unificanti, i valori attorno ai quali costruire l’Europa come autentico soggetto politico non possono essere solamente l’Euro, il patto di stabilità e crescita, il MES, il fiscal compact o il PNRR. Ci sono domande sempre più pressanti per le quali la semplice chiave di lettura economico finanziaria è insufficiente e inadeguata. I diseredati che bussano alle nostre porte, le crescenti tensioni nell’area balcanica, la disperazione di chi rischia e perde la vita nel Mediterraneo richiedono risposte politiche di ben altro tipo e spessore. Non si tratta di essere ingenui e fare finta che non esista il bisogno di una politica di sicurezza comune e di protezione dei confini della nostra cara Europa. È evidente che il tema esiste e che, in qualche modo deve essere affrontato. Si tratta, invece, di decidere quale Europa proteggere e di quale Europa prendersi cura e sostenere, anche economicamente. Armi e finanza non rappresentano un binomio dei più rassicuranti, né dei più edificanti. Quello che occorre fare ora è mantenere la lucidità necessaria per evitare di ritrovarsi in un vicolo cieco, senza neppure aver preso seriamente in considerazione altre vie, di pace, giustizia e solidarietà.
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