Femminicidio
1. Anche se si dice che la parola crea la realtà, in questo caso è la realtà che ha richiesto una nuova parola: per gli omicidi commessi nei confronti di una donna in quanto tale, della sua autonomia di azione, parola, pensiero.
2. Ci sono negazionisti anche per questo. “Il femminicidio non esiste, è una costruzione mediatica”.
3. Il femminicidio è invece il prodotto di un antico condizionamento culturale: l’inferiorità fisica e intellettuale (anche spirituale) della donna legittima sottomissione, oggettificazione e dunque il diritto al possesso e al controllo da parte dell’uomo.
4. Dopo il contapassi è stato istituito il contafemminicidi: sono stati 125 nel 2022 (compiuti per lo più in contesto domestico). Dal 1° gennaio 2023 sono state uccise 47 donne, 39 di loro in ambito familiare, quasi 8 al mese.
5. Nel 2019 l’emergenza ha portato a una nuova legge, nota come “Codice rosso”, che ha creato una corsia preferenziale per i reati di violenza di genere e domestica. Rapidità di presa in carico, inasprimento delle pene e introduzione di nuovi reati sono i suoi punti di forza. Uno dei suoi punti deboli è essere stata codificata come riforma a costo zero: per esempio niente risorse aggiuntive per la formazione specifica prevista per gli addetti ai lavori.
6. Le pene inasprite non bastano. Occorre una trasformazione culturale con una stigmatizzazione sociale esplicita dell’uomo violento, senza se e senza ma, accompagnata dall’obbligo di intraprendere percorsi di consapevolezza e rieducazione.
7. Serve dunque una codifica chiara dei comportamenti identificabili come violenti e dunque non accettabili nella relazione affettiva e nella vita quotidiana, rinunciando al pericoloso luogo comune “Lui fa così perché ci tiene” (!?). Le donne invischiate in relazioni tossiche e violente spesso non se ne rendono conto, perché manipolate psicologicamente, o se ne addossano la colpa: “Non sono e non faccio abbastanza”.
8. “Ribaltiamo il messaggio,” dice Fabio Roia, presidente vicario del Tribunale di Milano, esperto di violenza di genere. “La questione non è solo aiutare le donne a difendersi, ma far capire agli uomini che non devono aggredire e insultare le donne, che devono rispettare la loro autonomia, la bellezza della loro diversità, la possibilità che anche loro vogliano interrompere dei legami”.
editoriale
Femminicidio
1. Anche se si dice che la parola crea la realtà, in questo caso è la realtà che ha richiesto una nuova parola: per gli omicidi commessi nei confronti di una donna in quanto tale, della sua autonomia di azione, parola, pensiero.
2. Ci sono negazionisti anche per questo. “Il femminicidio non esiste, è una costruzione mediatica”.
3. Il femminicidio è invece il prodotto di un antico condizionamento culturale: l’inferiorità fisica e intellettuale (anche spirituale) della donna legittima sottomissione, oggettificazione e dunque il diritto al possesso e al controllo da parte dell’uomo.
4. Dopo il contapassi è stato istituito il contafemminicidi: sono stati 125 nel 2022 (compiuti per lo più in contesto domestico). Dal 1° gennaio 2023 sono state uccise 47 donne, 39 di loro in ambito familiare, quasi 8 al mese.
5. Nel 2019 l’emergenza ha portato a una nuova legge, nota come “Codice rosso”, che ha creato una corsia preferenziale per i reati di violenza di genere e domestica. Rapidità di presa in carico, inasprimento delle pene e introduzione di nuovi reati sono i suoi punti di forza. Uno dei suoi punti deboli è essere stata codificata come riforma a costo zero: per esempio niente risorse aggiuntive per la formazione specifica prevista per gli addetti ai lavori.
6. Le pene inasprite non bastano. Occorre una trasformazione culturale con una stigmatizzazione sociale esplicita dell’uomo violento, senza se e senza ma, accompagnata dall’obbligo di intraprendere percorsi di consapevolezza e rieducazione.
7. Serve dunque una codifica chiara dei comportamenti identificabili come violenti e dunque non accettabili nella relazione affettiva e nella vita quotidiana, rinunciando al pericoloso luogo comune “Lui fa così perché ci tiene” (!?). Le donne invischiate in relazioni tossiche e violente spesso non se ne rendono conto, perché manipolate psicologicamente, o se ne addossano la colpa: “Non sono e non faccio abbastanza”.
8. “Ribaltiamo il messaggio,” dice Fabio Roia, presidente vicario del Tribunale di Milano, esperto di violenza di genere. “La questione non è solo aiutare le donne a difendersi, ma far capire agli uomini che non devono aggredire e insultare le donne, che devono rispettare la loro autonomia, la bellezza della loro diversità, la possibilità che anche loro vogliano interrompere dei legami”.
Femminicidio
09 giugno 2023
Cuneo
Femminicidio
1. Anche se si dice che la parola crea la realtà, in questo caso è la realtà che ha richiesto una nuova parola: per gli omicidi commessi nei confronti di una donna in quanto tale, della sua autonomia di azione, parola, pensiero.
2. Ci sono negazionisti anche per questo. “Il femminicidio non esiste, è una costruzione mediatica”.
3. Il femminicidio è invece il prodotto di un antico condizionamento culturale: l’inferiorità fisica e intellettuale (anche spirituale) della donna legittima sottomissione, oggettificazione e dunque il diritto al possesso e al controllo da parte dell’uomo.
4. Dopo il contapassi è stato istituito il contafemminicidi: sono stati 125 nel 2022 (compiuti per lo più in contesto domestico). Dal 1° gennaio 2023 sono state uccise 47 donne, 39 di loro in ambito familiare, quasi 8 al mese.
5. Nel 2019 l’emergenza ha portato a una nuova legge, nota come “Codice rosso”, che ha creato una corsia preferenziale per i reati di violenza di genere e domestica. Rapidità di presa in carico, inasprimento delle pene e introduzione di nuovi reati sono i suoi punti di forza. Uno dei suoi punti deboli è essere stata codificata come riforma a costo zero: per esempio niente risorse aggiuntive per la formazione specifica prevista per gli addetti ai lavori.
6. Le pene inasprite non bastano. Occorre una trasformazione culturale con una stigmatizzazione sociale esplicita dell’uomo violento, senza se e senza ma, accompagnata dall’obbligo di intraprendere percorsi di consapevolezza e rieducazione.
7. Serve dunque una codifica chiara dei comportamenti identificabili come violenti e dunque non accettabili nella relazione affettiva e nella vita quotidiana, rinunciando al pericoloso luogo comune “Lui fa così perché ci tiene” (!?). Le donne invischiate in relazioni tossiche e violente spesso non se ne rendono conto, perché manipolate psicologicamente, o se ne addossano la colpa: “Non sono e non faccio abbastanza”.
8. “Ribaltiamo il messaggio,” dice Fabio Roia, presidente vicario del Tribunale di Milano, esperto di violenza di genere. “La questione non è solo aiutare le donne a difendersi, ma far capire agli uomini che non devono aggredire e insultare le donne, che devono rispettare la loro autonomia, la bellezza della loro diversità, la possibilità che anche loro vogliano interrompere dei legami”.