cultura

Quale sorte per i libri dopo di noi?

28 maggio 2023

Cuneo

Cuneo - biblioteca diocesana La domanda che Alberto Bosi ha posto sulle colonne di questo giornale un paio di settimane prima di lasciarci, non riguarda solo il patrimonio di uno studioso del suo calibro, ma coinvolge l’ultima generazione di persone formatisi sui libri, prima che i nuovi mezzi informatici spiazzino del tutto la carta stampata. Il professor Bosi questo problema lo aveva già affrontato alcuni anni fa, offrendo alla biblioteca diocesana un piccolo gioiello bibliografico, con trenta volumi di “Works of John Henry Newman”, per lui molto significativo perché era stato oggetto della sua tesi di laurea e di una quotata pubblicazione: “Opere di John Henry Newman”, nella prestigiosa collana dei Classici delle religioni, dell’U.T.E.T. nel 1988. In occasione di alcuni incontri culturali nel 2017, a cui Alberto Bosi aveva partecipato con una lezione proprio su Newman (di cui abbiamo la registrazione), egli aveva ritenuto e sperato che i trenta volumi ed alcuni altri testi in inglese di Newman potessero trovare qualche considerazione ed utilità in una biblioteca specifica come quella diocesana. Si tratta di una sfida non da poco! Infatti sta verificandosi un cambio epocale come avvenne con la diffusione della stampa a fine 1400. In un paio di generazione il vasto patrimonio di manoscritti, che per oltre un millennio avevano trasmesso il sapere umano, quasi sparì dalla circolazione. A tale fenomeno tecnico si accompagnarono processi educativi e culturali, spesso dimenticati. I libri moltiplicavano le singole opere in modo che ogni studente poteva avere il suo libro, quello stesso strumento che aveva l’insegnante, il quale non aveva più necessità di leggere per tutti da un unico codice, risparmiando agli allievi la fatica di imparare a memoria ciò che ascoltavano! Fu un processo che oggi ha un facile paragone con l’uso personale dei vari strumenti digitali ormai a disposizione anche dei ragazzini! Il fenomeno investì in modo significativo anche l’ambito ecclesiale. Certo nella liturgia il Vangelo continuò ad essere proclamato dal celebrante a tutta l’assemblea, ma nei conventi si passò dalla “lectio” comunitaria alla meditazione personale con l’uso individuale dei libri. Ed anche nelle biblioteche ecclesiastiche i codici dei testi antichi lasciarono il posto a testi stampati. Non è una favola che grandi studiosi tedeschi dell’ottocento salvarono preziosi manoscritti in monasteri in cui le pergamene antiche erano usate per accendere il fuoco. Oggi il rapido sviluppo dei mass-media elettronici svuoterà le biblioteche, ritenute inutili ingombri di spazio e di spese per la loro gestione. Forse vi saranno banche e uomini dal buon fiuto di affari che raccoglieranno i libri da altri buttati al macero, con l’avvedutezza dei ricercatori ottocenteschi di codici antichi, che li salvarono per la ricerca critica delle fonti del sapere dell’umanità. La religione cristiana viene spesso indicata come “religione del libro”; non è esattamente così, perché è una via che si trasmette per testimonianza. Infatti Gesù e buona parte dei suoi i apostoli o semplici discepoli non scrissero nulla, ma annunciarono con la parola e la vita. Ma proprio per fedeltà delle parole del maestro: “fate questo in memoria di me”, ritennero opportuno raccogliere per scritto i detti ed i fatti del maestro e di sintetizzare in testi comuni la buona notizia che annunciavano. Anzi questi testi venero codificati in un “canone”, per evitare che in poche generazioni la memoria delle parole vivificanti del maestro venissero tradite da parole erranti fuori della via della salvezza, tracciata dal Cristo. Le nuove tecnologie di comunicazione non solo riproporranno rischi per la corretta memoria, ma con la loro moltiplicazione incontrollata potranno facilitare travisamenti e sminuire il senso stesso della fedeltà al dono iniziale della Parola e di l’ha annunziata e testimoniata. La biblioteca diocesana sta riordinando ed in parte raccogliendo, per quanto consentito, materiale librario come testimonianza di fedeltà alla memoria con cui la Parola è stata compresa, diffusa e studiata. Si sta vagliando il modo di far conoscere i fondi già presenti e donati da preti e laici. Non è solo un servizio alle radici cristiane e culturali della chiesa locale, ma anche un modo per render vive le persone che a questi strumenti hanno dedicato vita, curandone la fecondità col loro servizio. Con l’augurio che qualche germoglio dell’opera di Newman, e dello studio che Alberto Bosi ne ha fatto, potrà trovare stagioni propizie per portare frutti.  
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