editoriale

In tenda

19 maggio 2023

Cuneo

Protesta degli studenti contro gli affitti Non per tentare un'esperienza alternativa al campeggio in montagna o nel giardino di casa, ma per protesta contro gli affitti rincarati in modo insostenibile: si parla infatti di un incremento del 20, 30, anche 40 % a fronte di stipendi rimasti fermi. Questo il senso delle tendopoli che gli studenti universitari hanno montato nei centri cittadini delle principali sedi universitarie italiane. Il problema c’è. Non è un capriccio da “sdraiati” come alcuni pensano. Quando manca il dialogo, perché uno dei due interlocutori si sottrae, si rende necessario il gesto: per questo un tempo i giovani occupavano le scuole e oggi piazzano le loro tende di protesta negli spazi urbani. La speculazione su affitti di stanze o posti letto in appartamenti poco decorosi (ci sono le eccezioni, ma sono appunto eccezioni), si somma al costo della vita, che diventa un problema che si aggiunge al problema. “Ma non potrebbero fare i pendolari? Accontentarsi delle periferie? Cos’è questa pretesa di vivere in centro, vicino alle università?” Al posto di queste domande, mi sarei aspettata un calmiere sugli affitti,  per offrire un sostegno immediato a giovani e famiglie, categorie con cui tanti politici si riempiono la bocca in campagna elettorale. Il governo ha risposto con un emendamento da 660 milioni per costruire alloggi per gli studenti, ma poi l’ha ritirato. Quanto al pendolarismo, sembra non funzionare nemmeno in una regione come la Lombardia, dove è affidato a Trenord, che offre un comprovato servizio inefficiente. E qui nella Granda conosciamo bene le fatiche dei pendolari diretti a Torino, dovute sia alla distanza supplementare per chi vive nelle valli e nelle campagne sia ai noti disservizi della tratta Cuneo-Torino. Ma a parte questo, una riflessione si impone sull’importanza che i giovani vivano le città universitarie, abitino i luoghi in cui accadono le cose, portino in quei luoghi la loro energia, possano, desiderandolo, lasciare “il natio borgo selvaggio” e intraprendere il viaggio verso la vita, con l’esplorazione che comporta di un altrove. Interroghiamoci su quanto un Paese sempre più anziano si riveli cieco, sordo e cinico davanti alla condizione dei giovani, trattati come la minoranza che sono da una maggioranza di popolazione attempata sempre più concentrata a tutelare i propri interessi.
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