editoriale

L’acqua in casa: la rete di acquedotti e fognature, le fasi della potabilizzazione e della depurazione

07 maggio 2023

Cuneo

ATO4 - Cuneese Piano d'Ambito Partiamo da una definizione: si intende per Servizio Idrico Integrato (abbreviato SII) l’insieme dei servizi, compresa la realizzazione e gestione degli impianti necessari alla loro erogazione, riguardanti il ciclo dell’acqua che arriva alle nostre case: l’acqua fornita dalla rete acquedottistica, l’acqua di scarico dopo l’uso e il relativo convogliamento nelle fognature, l’acqua nei trattamenti di potabilizzazione, prima dell’immissione in rete, e di depurazione, prima del recapito finale in un corpo idrico ricettore, normalmente un corso d’acqua naturale o una roggia, un canale. Si tratta di un servizio appunto “integrato”, nel senso di come esso comprende organicamente tutte le funzioni operative necessarie, non solo quelle che permettono di avere l’acqua in casa, ma anche quelle che hanno un’importanza fondamentale a scopo igienico-sanitario e di salvaguardia ambientale – reti di fognatura, impianti di depurazione – funzioni che il quadro normativo nazionale e regionale (anni ’90), lo stesso che ha sancito lo stato di bene pubblico per tutte le acque, ha inteso organizzare in una logica industriale, ovvero facendo in modo che i costi gravassero non sulla fiscalità bensì su un sistema tariffario, come del resto è stato confermato successivamente dalla Direttiva 2000/60/CE (Direttiva “Acque”) in uno dei suoi principi fondamentali, il cosiddetto cost recovery, e attivando sistemi organizzativi dotati di capacità tecniche, logistiche, finanziarie. Di fatto un criterio di sostenibilità organizzativa ed economico-finanziaria che – occorre riconoscere – nella sostanza solo il SII, tra le diverse tipologie di servizi idrici (irriguo, energetico…), ha incorporato e posto in essere. Un servizio, il SII, erogato in una condizione di monopolio naturale, nel senso che il cittadino-utente non ha la possibilità di scegliere il fornitore (come avviene invece nella telefonia, o nella fornitura di energia) in base alla convenienza o alla qualità del servizio reso. Dunque, come a volte si è detto, un “mercato simulato”, affrontato istituendo un sistema di gestione duale, fatto di due controparti: il soggetto erogatore del servizio (un’impresa, normalmente) e un soggetto regolatore, il rappresentante formale della domanda collettiva di servizio, designato a stabilire le regole del gioco, a partire dalla tariffa e dalla qualità tecnica, nell’interesse degli utenti: ARERA quale regolatore nazionale e gli Enti d’Ambito quali regolatori locali. Il tutto con una forte attenzione alla connotazione pubblica della risorsa idrica e del servizio, nella rappresentazione territoriale del sistema di gestione, ovvero con Enti d’Ambito facenti capo agli enti locali e imprese per la maggior parte pubbliche o, se non pubbliche, a capitale distribuito e governance molto controllata. Si parla di Ambiti perché, tra gli accorgimenti solidaristici che il quadro normativo ha adottato al fine di rendere tariffe e prestazioni tecniche massimamente omogenee e sostenibili per gli utenti, vi è l’avere organizzato il SII con riferimento a Ambiti Territoriali Ottimali (gli “ATO”), 6 in Piemonte, ciascuno dei quali governato da un Ente (o Autorità) d’Ambito e affidato per la fase operativa – insieme delle funzioni finanziarie, amministrative, tecniche e tecnologiche –  a un soggetto gestore preferibilmente unico o quantomeno aggregato in forma tale da assicurare unitarietà nei criteri gestionali. L’ATO-4 “Cuneese” è costituito dall’intero territorio della Provincia di Cuneo. Superficie 6.900 km2, popolazione 600 mila abitanti residenti, 250 Comuni, un volume di acqua erogata intorno a 40 milioni di m3, oltre 10.400 km di condotte acquedottistiche, 1.500 opere di captazione (sorgenti, in maggior numero), 250 stazioni di pompaggio su acque potabili, 1.700 serbatoi, poco meno di 150 stazioni di potabilizzazione, 3.200 km di condotte fognarie con 200 stazioni di sollevamento in rete, oltre 850 impianti di depurazione e un numero imprecisato di fosse Imhoff. Il Piano d’Ambito di ATO-4, strumento regolatorio previsto dalle norme, ipotizza investimenti cospicui nell’ammontare finanziario, oltre 700 milioni di euro in trent’anni, distribuiti sull’intero territorio, per ammodernamento, potenziamento e messa in sicurezza delle infrastrutture di rete e impiantistiche, con la finalità di migliorare il servizio in termini sia di prestazioni sia di affidabilità. Si tratta di un impegno, quello relativo al mantenimento e allo sviluppo del servizio, che nel “Cuneese” come in tutti gli altri ATO piemontesi richiede una capacità organizzativa e tecnica improntata alla massima efficacia, unita simultaneamente a criteri di prossimità territoriale, per la forte sensibilità della cittadinanza ad un servizio essenziale ed anche per le implicazioni e i condizionamenti ambientali. Un impegno che, comprensivo degli ammortamenti sugli investimenti, si traduce in un “giro d’affari” stimabile in 80-90 milioni di euro all’anno, la dimensione di un soggetto industriale più che significativo, in grado di sostenere con la propria attività, direttamente e indirettamente, anche occupazione, con livelli di professionalità e reddito di tutto rispetto. Da questo punto di vista resta al momento il (“il”) problema di ATO-4 “Cuneese”: sebbene l’Ente d’Ambito abbia deliberato l’affidamento del SII a un soggetto gestore unico pubblico, la società consortile Co.Ge.S.I., che raggruppa i principali gestori già interamente pubblici a partire da ACDA SpA che da sola è impegnata su più del 40% dei Comuni, non si è ancora ad un effettivo superamento della storica divisione del sistema di impresa tra una parte pubblica e quella privata presente nella porzione orientale dell’Ambito, per difficoltà finanziarie, di natura operativa ed anche geopolitiche, queste ultime legate a una visione conservativa e frenante rispetto al percorso evolutivo. Un processo, quello che interessa l’organizzazione, che si rivela più lungo e complesso di come sarebbe stato auspicabile, e che tuttavia è in corso e prima o poi troverà compimento, nello spirito di una riforma, quella per il SII, che ha avuto origine nel lontano 1994 con la nota Legge Galli, in un tempo che - non si può non testimoniare – fu decisamente fertile in Italia sul piano normativo nell’avviare la modernizzazione della cultura organizzativa per l’acqua, il territorio e l’ambiente.
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