cuneo

San Cristoforo alla ricerca del re più potente del mondo e il bambino da lui trasportato in spalla al di là del fiume

02 aprile 2023

Cuneo

San Cristoforo Ad essere fissato dall’iconografia tardomedievale è, in una forma peraltro piuttosto ripetitiva, il momento clou della vicenda narrata dalla Legenda aurea relativamente a San Cristoforo: quello cioè in cui il santo attraversa un vorticoso fiume portando sulle sue possenti spalle un bambino che scoprirà essere Gesù stesso. In realtà però la vicenda complessiva di questo santo “di stirpe cananea, dalla statura tanto alta da raggiungere i dodici cubiti e dal volto terribile” è ben più articolata e si muove lungo un preciso filo conduttore: “cercare il più grande principe del mondo, per restare al suo fianco”. Fu per questo che San Cristoforo, abbandonato il re cananeo di cui era al servizio, entrò a far parte del seguito di un sovrano del quale si diceva che fosse il più potente della terra. Durante le feste di corte tuttavia Cristoforo non mancò di notare come, ogni volta che il giullare citava il diavolo, “il re si faceva il segno della croce”. Incuriosito da questo gesto, scoprì che il re aveva timore che il diavolo gli facesse del male. Abbandonato dunque anche questo re, il gigante cananeo si mise tenacemente alla ricerca del diavolo e, una volta trovatolo, si mise al suo servizio. Mentre un giorno camminavano per strada, vista “una croce eretta sulla pubblica via”, il diavolo “preso dal terrore, fuggì”. E anche il diavolo così, interrogato da San Cristoforo in merito, dovette ammettere che c’era qualcuno più potente di lui: c’è un uomo chiamato Cristo, gli disse il diavolo, che “fu crocifisso, e io, tutte le volte che vedo una croce, mi spavento moltissimo e fuggo”. San Cristoforo decise allora di abbandonare anche il demonio e di mettersi alla ricerca di quel Cristo che incuteva tanto timore persino al diavolo. Dopo che a lungo nessuno lo ebbe cercato, senza trovare chi fosse in grado di dargli notizie in merito, finalmente un eremita “gli predicò Cristo e lo istruì nella fede”. Tuttavia, di fronte alla sua insistenza nel volersi mettere al servizio di Cristo stesso, l’eremita gli disse: “Il re cui intendi offrire i tuoi servigi vuole questo omaggio: che tu digiuni spesso”. San Cristoforo tuttavia non esitò neppure un attimo a rispondere: “Mi chieda pure un’altra cosa, perché questo non sono proprio capace di farlo”. E la stessa risposta diede all’eremita che lo invitava a pregare spesso Cristo. Allora l’eremita, parlandogli di un fiume nel quale molti tentando di passare a guado morivano, gli diede un’ultima possibilità: “Siccome sei alto e forte, se ti siedi sulla riva del fiume, e traghetti tutti, faresti una cosa graditissima a Cristo re”. E fu così che San Cristoforo prima “andò a quel fiume, si fabbricò una capanna” e poi “presa una lunga pertica e trasformatala in bastone, stringendola con la mano e appoggiandosi ad essa, cominciò a trasportare le persone al di là del fiume”. E fu proprio qui che un giorno vide un bambino che gli chiedeva di essere portato dall’altra parte. San Cristoforo prese il bambino sulle spalle e cominciò ad attraversare il fiume, riuscendo però nell’impresa a stento, visto che il peso di chi stava trasportando divenne tale da fargli dubitare di riuscire ad arrivare all’altra riva. Scampato il pericolo, il gigante domandò al bambino la ragione di questo peso, tanto grande da dargli l’impressione di avere sulle spalle il mondo intero. Ma il bimbo replicò: “Non stupirti, perché sulle tue spalle hai portato non solo tutto il mondo, ma anche colui che l’ha creato”. E per confermargli che quanto affermava era vero lo invitò a tornare alla sua capanna e a piantare davanti ad essa il suo bastone. Che, ovviamente, il giorno dopo trovò fiorito e carico di “foglie e datteri come una palma”. Proprio questo momento, nel quale a San Cristoforo fu concesso di incontrare il sovrano che tanto a lungo aveva cercato e che altrettanto a lungo aveva servito traghettando gente sul fiume, non tardò a trasformarsi nella più diffusa iconografia del santo, ben presente anche negli interni e sulle facciate di chiese e cappelle cuneesi. 1 - San Cristoforo; Affresco; Ignoto; Seconda metà XV secolo; Pieve di Santa Maria; Beinette. Fig. 1 - San Cristoforo; Affresco; Ignoto; Seconda metà XV secolo; Pieve di Santa Maria; Beinette. Per quanto riguarda la decorazione interna di essa due esempi emblematici sono rispettivamente rappresentati dai due affreschi dedicati al santo nella pieve di Santa Maria a Beinette (Fig. 1) e nella Chiesa di San Pietro a Cavallermaggiore (Fig. 2): l’una e l’altra volte a rappresentare San Cristoforo intento ad attraversare il fiume col bimbo sulle spalle, mentre si appoggia al bastone che stringe tra le due mani per sorreggere un peso inaspettato; un peso che, come si può dedurre da entrambi i volti del santo, lo stupisce, spingendolo a chiederne ragione con lo sguardo al bambino stesso che porta in spalla. C’è però un altro particolare che, sebbene nella seconda di esse lo stato di degrado dell’affresco in questo preciso punto impedisca di scorgere in modo chiaro, accomuna ulteriormente le due figure: il bastone al quale San Cristoforo in entrambi i casi si appoggia viene rappresentato come ornato da piccole foglie di palma. E se nel dipinto della chiesa di San Pietro a Cavallermaggiore esse appena si intravvedono, in quello della Pieve di Santa Maria a Beinette appaiono invece cariche di datteri; un rimando evidente alla Legenda aurea, seppure declinato in una prospettiva che anticipa il fiorire del bastone davanti alla capanna al momento stesso in cui San Cristoforo, servendosi di esso, traghetta dall’altra parte del fiume il bambino che porta sulle spalle. Un bambino che, nell’una e nell’altra immagine, non solo afferra i capelli del santo, quasi per tenersi in equilibrio sulle sue spalle, ma anche rivela in qualche modo la sua specifica identità di Signore nel mondo e della storia. Una signoria espressa, nel primo caso, dal globo crucigero che il bimbo tiene nella mano sinistra e che veniva usato nel medioevo da imperatori e re, su insegne regali e monete, proprio per esprimere l’universalità del loro potere; ed evidenziata invece, nel secondo, dal cartiglio che esso tiene in mano e che, presumibilmente, riportava parole volte a sottolineare proprio l’identità regale di Cristo celata dal bambino. 2 - San Cristoforo; Affresco; Ignoto; Seconda metà XV secolo; Chiesa di San Pietro; Cavallermaggiore. Fig. 2 - San Cristoforo; Affresco; Ignoto; Seconda metà XV secolo; Chiesa di San Pietro; Cavallermaggiore. La fisionomia di San Cristoforo, legata ad un’altezza che faceva di lui un gigante, lo trasformò - in terra cuneese e non solo - in un soggetto figurativo adatto a decorare non solo gli interni delle chiese, ma anche le loro facciate. Queste ultime infatti, con la loro altezza, ben si prestavano alla rappresentazione di un santo che dall’immaginario popolare era pensato come un vero e proprio gigante. Ecco dunque prendere forma sulle facciate delle chiese - quasi come le “statue colossali” che gli antichi imperatori romani facevano costruire per veicolare attraverso l’immagine il loro potere politico - gigantesche figure di San Cristoforo, come quella dipinta sul lato destro dell’ingresso centrale della parrocchiale dell’Assunta di Rossana (Fig. 3) o quella realizzata invece sul lato sinistro dell’entrata principale della parrocchiale di Santa Margherita a Casteldelfino (Fig. 4). In entrambi i casi ad essere veicolata è la straordinaria potenza della figura del santo che portò sulle spalle Cristo stesso. Un santo capace, proprio per la sua forza nel sopportare un peso inaspettato e grazie alla sua particolarissima collocazione sul portale della chiesa, di proteggere non solo i fedeli che frequentavano questi edifici sacri, ma anche gli stessi territori nei quali essi quotidianamente vivevano. Del tutto in linea del resto con una delle giaculatorie con cui popolarmente si invocava il santo: “O Cristoforo, che portasti il grande e il forte, difendimi da ogni pericolo e dalla cattiva morte”. 3 - San Cristoforo; Affresco; Seconda metà XV secolo; Ignoto; Parrocchiale dell’Assunta; Paesana. Fig. 3 - San Cristoforo; Affresco; Seconda metà XV secolo; Ignoto; Parrocchiale dell’Assunta; Paesana. 4 - San Cristoforo; Affresco; Seconda metà XV Ignoto; Parrocchiale di Santa Margherita; Casteldelfino. Fig. 4 - San Cristoforo; Affresco; Seconda metà XV Ignoto; Parrocchiale di Santa Margherita; Casteldelfino.
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