editoriale

Performance

16 febbraio 2023

Cuneo

“La corona d’alloro (n.d.r. del neolaureato) non deve significare l’eccellenza, la competizione sfrenata. Deve essere simbolo del completamento di un percorso che è personale, di liberazione attraverso il sapere”. Le parole sono di Emma Ruzzon, rappresentante degli studenti dell’Università di Padova, nel discorso di inaugurazione dell’anno accademico 2023, in cui ha ricordato il suicidio di alcuni compagni. Ha chiesto di “mettere in discussione l’intero sistema merito-centrico competitivo. Ci viene insegnato che fermarsi significa deludere delle aspettative, sociali e molto spesso familiari.” E ancora “mostriamo oggi la corona d’alloro, col fiocco verde del benessere psicologico, per tutte le persone che stanno male all’idea di raggiungerla. Stare male non deve essere normale”. E poi contesta la narrazione mediatica che celebra le eccellenze straordinarie, alimentando le aspettative asfissianti che non tengono conto del bisogno umano di procedere con i propri ritmi e modi. C’è l’urgenza di tornare a stimolare in chi studia, da parte di chi educa, la “motivazione intrinseca”, che dipende dal fine che abbiamo (il desiderio di sapere, la consapevolezza dei diritti), rispetto a quella “estrinseca” rappresentata dalla promessa di premi o punizioni, dal binomio successo-fallimento. C’è anche l’urgenza di comprendere meglio l’ambiente in cui siamo immersi. Ogni essere umano che vive in una società tecnologicamente avanzata, che ha accesso al web e ha un profilo social è quasi costretto ad avere un’immagine pubblica, cui deve badare: basta una “performance”, per darti il successo o per distruggerti. Bisogna avere “delle buone storie”, se no è un problema. La pressione sul singolo, sui più giovani soprattutto, è forte. Un insuccesso pesa a dismisura, perché influenza l’autonarrazione e di conseguenza la valutazione che “il tuo mondo, dilatato dai social”, alla fine darà di te. Ma non siamo strutturati per esporci alla valutazione altrui (il like su Facebook per esempio) ogni cinque minuti. Ci rende più fragili.
Social Valutazione Performance Competizione Emma Ruzzon