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Chiara Miolano e la passione per il teatro

11 febbraio 2023

Cuneo

Chiara Miolano Chiara Miolano, 23 anni, vive a Manta con la famiglia, è all’ultimo anno del corso di laurea magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica italiana. Frequenta il Teatro del Marchesato di Saluzzo dal 2016. Ha fatto il saggio di fine corso con Christian La Rosa, attore professionista che aveva iniziato proprio al Teatro del Marchesato. È entrata ufficialmente nel direttivo del Teatro del Marchesato, dove collabora come attrice, adatta e scrive alcune drammaturgie e testi teatrali.  Perché ha iniziato a fare teatro? Ho iniziato in terza media presso la palestra Kinesis di Saluzzo, che organizzava dei corsi di musical per ragazzi. Partecipavano due carissime amiche e io ero un po’ timida, faticavo a fare amicizia, ma avevo loro due come riferimento e ho deciso di seguirle. Mi sono appassionata all’ambiente e ho continuato al Liceo “G. Soleri”, che ha una lunga tradizione di corsi teatrali a scuola. Lì ho scoperto che era un ambito in cui non ero timida, mi sono lanciata. Questo percorso, che è poi andato avanti proprio al Teatro del Marchesato, mi ha aiutato tanto nella vita, ho sconfitto la timidezza e ho scoperto una parte di me più solare e socievole. Ho incontrato persone fantastiche, che fuori da quell’ambiente non avrei conosciuto. Ha in programma dei nuovi progetti all’interno del Teatro del Marchesato? Uno si è appena realizzato: portare in scena l’adattamento teatrale di Una questione privata di Fenoglio, all’interno del Centenario Fenogliano. È stata una grande soddisfazione. I prossimi obiettivi sono di portare compagnie esterne come ospiti dentro al teatro e poi cercare di organizzare le prossime stagioni estiva e invernale.  Quali sensazioni si sperimentano nelle prove e nella messa in scena? La sensazione principale è il divertimento. Durante le prove l’importante è che ci sia un clima rilassato di amicizia e collaborazione, perché ci va un certo impegno per mettere in scena qualcosa. Se non ci sono questi due aspetti non si va da nessuna parte, lo spettacolo si fa ma non se ne ha poi un bel ricordo. Ovviamente, nelle prove generali e quando si va in scena, c’è sempre ansia da prestazione. Ma è un’ansia positiva, che porta ad essere in fibrillazione, poi le emozioni si scaricano una volta che si è sul palco. Quell’adrenalina è fondamentale ed è bella, penso che sia uno dei motivi per cui la gente va a teatro.   Perché le persone dovrebbero avvicinarsi a questo mondo? Come attori e attrici, perché il teatro amatoriale è per tutti. Certo, c’è un pubblico pagante, la gente sa che le persone sul palco sono lì per hobby. Non si hanno giudizi esterni da parte di critici, è un hobby alternativo che può diventare una passione. Come pubblico perché, soprattutto dopo la pandemia, è bello rivedere persone vive che fanno qualcosa. Vuol dire sia incontrare il pubblico sia vedere le persone sul palcoscenico, con cui poi si può parlare, proprio perché non sono attori professionisti. Ma intanto c’è quella magia in più, ad esempio rispetto al cinema. La magia è vedere persone fisiche in uno spazio anche povero, perché a volte la scenografia è quella che è, che tuttavia porta a credere a quello che raccontano.  Un fatto divertente legato all’ambiente del teatro? Gli attori sono molto scaramantici: non si può far cadere a terra il copione perché porta male, non ci si può vestire di viola, se la prima si è entrati sul palco con il piede destro e tutto è andato bene, si dovrà entrare sempre con quello. La cosa fondamentale da fare poi è trovarsi con tutti gli attori prima di entrare in scena, sovrapporre le mani e dire “M****, m****, m****!” . Se questo non si fa, lo spettacolo andrà male. Questo perché un tempo, quando i signori andavano a teatro, più c’era sterco di cavallo davanti al teatro,  più c’erano carrozze, signori ricchi e di, conseguenza, denaro, dato che i biglietti si pagavano in base alla classe sociale.  Come può aiutare il teatro nella quotidianità? Aiuta tanto nelle relazioni e nel parlare in pubblico, mi ha aiutato a vivere meglio il mio periodo scolastico, con meno ansia nelle interrogazioni e nel rapportarmi con gli insegnanti. Aiuta poi a vivere la vita in modo più leggero e a ridere delle cose che capitano nella quotidianità. Una serata a teatro: perché è una buona scelta rispetto ad altre? Perché c’è bisogno che la gente torni a teatro, perché il teatro è un’attività antichissima e nonostante la tecnologia e le varie piattaforme non è ancora morto, soprattutto quello amatoriale. Vuol dire che si ha ancora voglia di spettacoli, di vedere persone che raccontano una storia. Poi il teatro sperimenta sempre forme nuove e quindi offre spazio ai giovani ed è un ambiente protetto in cui non c’è giudizio, se non quello del pubblico. Se poi il pubblico giudica, parla, il fatto di parlare di uno spettacolo fa vivere il teatro e fa riflettere il pubblico stesso.  È importante per un paese avere un teatro? A mio parere sì, perché aiuta a non fare morire il paese. Se c’è un teatro, vuol dire che c’è gente che se ne occupa, che invita le compagnie, che si sposta a recitare in altri paesi, c’è un gruppo di persone che si incontra attivamente e si impegna. Serve a creare aggregazione e a tenere in moto l’attività culturale di una comunità.  Una frase legata ad uno spettacolo o ad un testo teatrale che può  essere un messaggio a chi legge? La frase di Gigi Proietti: “Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso”. Un invito ad apprezzare il mondo del teatro, dove è tutto finto, perché gli attori non sono quei personaggi, perché ciò che è in scena è una finta finestra, ma contemporaneamente niente è falso, perché in quel momento quei personaggi sono lì e il pubblico crede a quello che viene rappresentato. Il teatro è questo scontro ossimorico e questa è la sua bellezza.  
Intervista Teatro Teatro del marchesato Chiara Miolano