Entrambe le parti offese conoscevano C. C., perché lui e il padre erano clienti da molto tempo, ma non conoscevano l’altro uomo di origine albanese che videro solo in quell’occasione per poco tempo e che non riconobbero nel fascicolo fotografico visionato durante le indagini.
Anche il conducente del camion che effettuò il trasporto dei macchinari in Francia si ricordava di aver scaricato il materiale in una località dove c’erano operai stranieri ma non si ricordava di aver visto tra quelli anche gli imputati. Ad E. G. si risalì grazie all’assegno che venne lasciato in deposito al momento della firma del contratto.
Assegno che, ha riferito l’imputato ascoltato in aula durante l’ultima udienza, gli era stato sottratto probabilmente da un conoscente a cui spesso aveva prestato la propria auto, in cui conservava il libretto di assegni intestato alla ditta con il timbro e altri documenti. “Mi chiamò l’avvocato del proprietario della ditta di noleggio per dirmi di restituire il materiale e poi venni chiamato dai Carabinieri per l’assegno. Allora sono andato a controllare sull’auto e ho scoperto che mancava il libretto d’assegni e ho fatto denuncia di furto”.
A difesa dell’uomo ha deposto anche il titolare di una ditta edile che appaltava all’imputato lavori di rifinitura nei propri cantieri: “Lavorava nei miei cantieri nella zona di Cuneo in quel periodo del 2019, ma noi facciamo finiture edili e non usiamo escavatori”. Dopo aver ascoltato gli ultimi testimoni della difesa l’udienza è stata rinviata al 6 aprile per le conclusioni e la sentenza.