editoriale

L’inevitabilità della guerra e il rifiuto della diplomazia

27 gennaio 2023

Cuneo

Due carri armati in Ucraina “Questa guerra non si può fare che così. E poi non siamo noi che comandiamo lei, ma è lei che comanda noi”. Sono queste le parole che Beppe Fenoglio, nel suo romanzo “Una questione privata”, fa dire al partigiano Milton ormai stanco di un conflitto estenuante. E potrebbero essere queste stesse parole, sia pure in una forma del tutto decontestualizzata, a sintetizzare la prospettiva assunta dal vertice del gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina recentemente riunitosi nella base militare NATO di Ramstein. Una prospettiva che, senza nemmeno lasciare uno spiraglio alla via diplomatica, ha trovato la sua sintesi in quanto affermato dal segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lioyd Austin: “Non rallenteremo, continueremo a spingere nel supportare l’Ucraina e, sulla base dei progressi odierni, sono certo che i nostri partner in tutto il mondo vogliano arrivare fino in fondo”. Già, fino in fondo! Perché chi ci comanda, ormai, è solo lei. Una guerra senza alternative. Curiosamente una qualche resistenza alla compattezza del fronte occidentale è venuta dalla Germania. Stati Uniti ed alleati NATO non hanno mancato di insistere col governo tedesco per indurlo a inviare all’Ucraina i suoi Leopard 2: carri armati di punta connotati da alta velocità di movimento e facilità di uso, oltre che muniti di un cannone potentissimo reso molto preciso da un sistema di puntamento tecnologicamente avanzatissimo. Si è però presumibilmente trattato soltanto si una sorta di balletto strategico, volto ad attutire le perplessità di un’opinione pubblica tedesca spaccata, con 46% dei cittadini favorevole all’invio di ulteriori armi e il 43% invece contrario. A dimostrarlo è l’ammorbidimento graduale della posizione tedesca, della quale ormai è chiaro che non intende in alcun modo spaccare con le sue decisioni il patto atlantico. Inviando così all’Ucraina, dopo aver rimosso le riserve precedenti, i suoi Leopard 2. Del resto il fronte europeo appare compatto e allineato alle posizioni di Washington. Roberta Metzola, presidente del Parlamento UE, al riguardo è stata perentoria: “L’unico modo per aiutare l’Ucraina a vincere la guerra è salvare vite umane. Ciò che salva le vite umane sono i carri armati e la difesa aerea. Se non sosteniamo l’Ucraina, facciamo solo il gioco di Putin. E a perdere non sarà solo l’Ucraina, ma l’intera Europa”. Del resto, che non ci sia altra strada da seguire, ne è convinto anche il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, netto nel suo auspicare “un rapido passaggio dalle parole ai fatti” nel sostegno all’Ucraina. Con posizioni che, tradottesi nella volontà di dare agli ucraini anche missili ufficialmente destinati alla difesa, nascono da una lucida percezione: “Ci aspettiamo nelle prossime settimane un inasprimento della guerra con un aumento esponenziale degli attacchi via terra che andranno ad aggiungersi a quelli missilistici portati dalla Russia in quest’ultimo periodo”. C’è ovviamente da sperare che la facile previsione di Crosetto non sia frutto di una miopia che gli impedisce di vedere quello che potrebbe rivelarsi un inasprimento della guerra ben oltre quanto previsto. Non si può infatti escludere che Putin legga questa escalation difensiva come un’escalation offensiva portata avanti dall’intero fronte occidentale. E se questo dovesse malauguratamente accadere - cosa non improbabile, viste le recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Lavrov che ha rilevato come ormai il conflitto con l’Occidente sia “quasi reale” - il prossimo “inasprimento della guerra” potrebbe non essere limitato all’Ucraina, assumendo invece proporzioni davvero mondiali. Senza che del resto nessuno abbia mai davvero tentato di avviare, considerando come unica via alla pace “i carri armati e la difesa aerea”, un serio tentativo diplomatico in grado scongiurare quanto sta accadendo. Accettando così che a comandarci, senza alternative, sia solo la guerra.  
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