È la parola greca del cambiamento. La si trova spesso nei Vangeli, tradotta per lo più con “conversione”, che però non rende l’idea di partenza Composta da “metá” (oltre) e “noeîn” (pensare), indica la capacità di “portarsi oltre” le proprie credenze. Cambiare per i greci antichi è trasformare la propria mente, modificarne l’assetto. È pensare il proprio pensiero, consapevolmente. È la mente che osserva se stessa e su se stessa lavora. È interessante che avessero una parola per esprimere questa possibilità e invece a noi serva una perifrasi per esprimere lo stesso concetto. Non è “metánoia” cambiare idea all’ultimo momento ed entrare in pizzeria invece che al ristorante vietnamita. È “metánoia” l’accettazione e comprensione di qualcosa o qualcuno che si era sentito estraneo o nemico, abbracciare un nuovo stile di vita, modificare un comportamento: dimezzare il tempo di utilizzo dei social network, fare sport tre volte la settimana, permettere alla dimensione spirituale di permeare la propria esistenza. Nei Vangeli “cambiare la propria mente” è il presupposto necessario ad accogliere la novità annunciata. Se il cambiamento è possibile, trasformare le proprie abitudini implica la decisione di farlo, il restare a contatto con la propria motivazione, la presenza di una guida che incoraggi “l’allenamento”, la ripetizione e l’apprendimento della nuova azione, qualcuno che nel processo trasformativo ci sia passato e ne conosca le tappe. La parola chiave è perseveranza: l’esposizione costante a una nuova pratica (suonare uno strumento, praticare uno sport) e a nuovi stimoli utili ad acquisire una nuova “postura mentale” (più fiduciosa e collaborativa, per esempio) va rinnovata a lungo, giorno dopo giorno. Non si impara a suonare il pianoforte in una settimana. Ma si può arrivare sul Monte Bianco un passo dopo l’altro.
editoriale
È la parola greca del cambiamento. La si trova spesso nei Vangeli, tradotta per lo più con “conversione”, che però non rende l’idea di partenza Composta da “metá” (oltre) e “noeîn” (pensare), indica la capacità di “portarsi oltre” le proprie credenze. Cambiare per i greci antichi è trasformare la propria mente, modificarne l’assetto. È pensare il proprio pensiero, consapevolmente. È la mente che osserva se stessa e su se stessa lavora. È interessante che avessero una parola per esprimere questa possibilità e invece a noi serva una perifrasi per esprimere lo stesso concetto. Non è “metánoia” cambiare idea all’ultimo momento ed entrare in pizzeria invece che al ristorante vietnamita. È “metánoia” l’accettazione e comprensione di qualcosa o qualcuno che si era sentito estraneo o nemico, abbracciare un nuovo stile di vita, modificare un comportamento: dimezzare il tempo di utilizzo dei social network, fare sport tre volte la settimana, permettere alla dimensione spirituale di permeare la propria esistenza. Nei Vangeli “cambiare la propria mente” è il presupposto necessario ad accogliere la novità annunciata. Se il cambiamento è possibile, trasformare le proprie abitudini implica la decisione di farlo, il restare a contatto con la propria motivazione, la presenza di una guida che incoraggi “l’allenamento”, la ripetizione e l’apprendimento della nuova azione, qualcuno che nel processo trasformativo ci sia passato e ne conosca le tappe. La parola chiave è perseveranza: l’esposizione costante a una nuova pratica (suonare uno strumento, praticare uno sport) e a nuovi stimoli utili ad acquisire una nuova “postura mentale” (più fiduciosa e collaborativa, per esempio) va rinnovata a lungo, giorno dopo giorno. Non si impara a suonare il pianoforte in una settimana. Ma si può arrivare sul Monte Bianco un passo dopo l’altro.
Metànoia
26 gennaio 2023
Cuneo
È la parola greca del cambiamento. La si trova spesso nei Vangeli, tradotta per lo più con “conversione”, che però non rende l’idea di partenza Composta da “metá” (oltre) e “noeîn” (pensare), indica la capacità di “portarsi oltre” le proprie credenze. Cambiare per i greci antichi è trasformare la propria mente, modificarne l’assetto. È pensare il proprio pensiero, consapevolmente. È la mente che osserva se stessa e su se stessa lavora. È interessante che avessero una parola per esprimere questa possibilità e invece a noi serva una perifrasi per esprimere lo stesso concetto. Non è “metánoia” cambiare idea all’ultimo momento ed entrare in pizzeria invece che al ristorante vietnamita. È “metánoia” l’accettazione e comprensione di qualcosa o qualcuno che si era sentito estraneo o nemico, abbracciare un nuovo stile di vita, modificare un comportamento: dimezzare il tempo di utilizzo dei social network, fare sport tre volte la settimana, permettere alla dimensione spirituale di permeare la propria esistenza. Nei Vangeli “cambiare la propria mente” è il presupposto necessario ad accogliere la novità annunciata. Se il cambiamento è possibile, trasformare le proprie abitudini implica la decisione di farlo, il restare a contatto con la propria motivazione, la presenza di una guida che incoraggi “l’allenamento”, la ripetizione e l’apprendimento della nuova azione, qualcuno che nel processo trasformativo ci sia passato e ne conosca le tappe. La parola chiave è perseveranza: l’esposizione costante a una nuova pratica (suonare uno strumento, praticare uno sport) e a nuovi stimoli utili ad acquisire una nuova “postura mentale” (più fiduciosa e collaborativa, per esempio) va rinnovata a lungo, giorno dopo giorno. Non si impara a suonare il pianoforte in una settimana. Ma si può arrivare sul Monte Bianco un passo dopo l’altro.