editoriale

Servizi “personalizzati” e comportamenti di consumo

22 gennaio 2023

Cuneo

spesa on line Nell’odierno capitolo del confronto tra persona e macchina, uno dei punti di forza che algoritmi e intelligenze artificiali possono schierare è l’enorme mole di dati in loro possesso, con una capacità di analisi che non è neppure avvicinabile dalle più brillanti menti di noi esseri umani. In campo economico, i dati nella disponibilità dei soliti noti (Google, Amazon, Facebook e via discorrendo), consentono lorodi tracciare un profilo degli utenti-consumatori quanto mai preciso. Di qui, la possibilità di personalizzare le iniziative pubblicitarie e di marketing, con enormi vantaggi in termini di efficacia. Gli esperti del settore, tuttavia, segnalano come, per le macchine, possa essere difficile estrarre informazioni dai dati e le professionalità (umane) in grado di svolgere questo tipo di analisi sono richiestissime. Trasformare i dati sulle operazioni di acquisto pregresse di una certa persona in informazioni su quella persona che consentano di comprendere chi sia davvero, è un passaggio ancora non maturato. Certamente, le macchine potranno tracciare in modo molto preciso i comportamenti di spesa e, sulla base di dati sufficientemente consolidati, sono in grado di prevedere quelli futuri; in alcuni casi, addirittura, sono le grandi imprese del web a decidere i consumi, disegnando una pubblicità particolarmente persuasiva e individualizzata per i singoli utenti. L’ambizione è, infatti, proprio questa: riuscire a indirizzare i comportamenti di consumo e di spesa dei singoli e di intere collettività attraverso uno sconfinato patrimonio conoscitivo e risorse tecnologiche ed economico - finanziarie notevolissime. Di fronte a un quadro di questo tipo è necessario mantenere la lucidità necessaria per riscoprire quella autenticità che sta nello sguardo e nelle relazioni che la specificità umana porta con sé. La via per la riacquisizione del primato della dignità umana può stare nel superamento degli errori fatti anche nel recente passato sull’esempio che, paradossalmente, macchine e giganti del web stanno proponendo. Tra i tanti guasti del capitalismo esasperato degli ultimi decenni c’è stata la corsa alla standardizzazione omologante che ha annullato le specificità di ognuno. La produzione industriale di massa, i grandi centri commerciali e i colossi delle vendite online si sono sostituiti a molti artigiani che producevano “su misura”, a tanti negozi di vicinato che conoscevano i nomi di ciascuno dei loro clienti, a molti mercati “fisici” dove le compravendite si collocavano in un contesto di relazione rispettoso e non predatorio. Oggi, le stesse realtà che hanno spazzato via molto di ciò che era autenticamente personalizzato, tentano di ricostruire una individualizzazione artificiale e artificiosa dei beni e dei servizi che vengono proposti. La prestazione personalizzata del sarto, infatti, nasceva dalla conoscenza del cliente che quell’artigiano aveva maturato e che gli consentiva di proporre al cliente ciò che era più adatto per quest’ultimo. L’individualizzazione del commercio elettronico fondata sui dati, invece, rischia di essere l’ennesima manipolazione della persona che cessa di essere tale per diventare, semplicemente, un consumatore da plasmare con iniziative commerciali tanto invasive quanto seduttive e, soprattutto, finalizzate all’esclusivo interesse dei soliti noti. Il servizio personalizzato dovrebbe, invece, tornare a essere, in primo luogo, “servizio” e nascere e crescere sulla base delle necessità effettive, e non indotte. Evidentemente, per tutto questo i dati non bastano e non sufficienti neppure le informazioni. Serve, infatti, quello sguardo di rispetto che rappresenta il cuore di quella disposizione d’animo sempre più rara e preziosa che è l’attenzione e che, davvero, è l’unico autentico veicolo per una personalizzazione che non sia quella interessata e violenta delle proposte commerciali. Guardare l’altro è la premessa di ogni relazione autentica e questo vale anche in campo economico. I dati sono una risorsa preziosissima, ma gli utilizzi che se ne possono fare sono molto diversi e non tutti sullo stesso piano sotto il profilo etico. “Personalizzare”, a bene vedere, significa mettere la persona al centro e “servizio personalizzato” può indicare un servizio indirizzato alle necessità più profonde. Può sembrare difficile ma non lo è, basta volerlo.
Relazione Dati servizi personalizzati comportamenti di consumo comportamenti di spesa