
Deve fare i conti con seri problemi di salute che gli complicano l’esistenza, ma non per questo ha perso la capacità di saper sorridere: “La vita è una cosa meravigliosa, io a volte mi sono trovato in difficoltà a fare amicizia ma adesso a 24 anni di età ho capito che nella vita ci possono essere diversi momenti, anche di difficoltà, ma bisogna sempre superarli con ottimismo”. Lorenzo Mosso (‘Lollo’) è nato il 15 marzo 1998 all’Ospedale Sant’Anna di Torino. “Era una mattinata nebbiosa: erano le Idi di marzo e come Giulio Cesare anche per me non fu proprio una giornata delle più fortunate! Mi portava una vecchia cicogna, che attendeva con ansia di poter andare in pensione, perché vedeva ormai molto male, sicché un po’ per una cosa e un po’ per l’altra, accadde che nell’atterrare andò a sbattere contro un lampione, facendomi cadere rovinosamente! Da quel momento la mia vita ebbe conseguenze non proprio normali e della cicogna si perse ogni traccia”.
I suoi genitori?
Roberto e Anna, i miei genitori, non si rassegnarono alla diagnosi infausta dei medici, secondo i quali sarei rimasto un vegetale e cominciarono da subito a stimolarmi attraverso le cose più semplici e belle proprie di ogni bambino! Purtroppo, però, quella normalità che non mi apparteneva fisicamente, con il passare del tempo cominciò a provocare un vuoto intorno a me e alla mia famiglia, perché le persone con difficoltà creano disagio, un bimbo che parla male e si muove anche peggio può rovinare la serata perfetta tra persone perfette; quindi, restarono intorno a noi solo pochissimi amici e per quanto mi riguarda davvero nessuno a parte la mia famiglia che nel frattempo era cresciuta e mi aveva regalato due fratelli: la splendida Giulia e il terribile, ma dolcissimo Leonardo!
Le scuole?
Ho frequentato le scuole dell’obbligo a Vinovo, si risolsero con una corsa in ospedale, in seguito a morsicature e altro, subite da me ad opera di compagni un po’ troppo affettuosi e di insegnanti indifferenti. Io che sognavo di diventare un giorno uno scrittore, cominciavo a temere di non poter proseguire gli studi!
E a Saluzzo come è andata?
Molto meglio! Per fortuna il mio incontro con il Liceo Soleri di Saluzzo (5 anni splendidi) hanno portato a me e alla mia famiglia un po’ di quella serenità di cui tanto avevamo bisogno, ma soprattutto
a conseguire un diploma di maturità, grazie al quale oggi frequento con entusiasmo e ottimi risultati la facoltà di Lettere di Torino. Qui mi confronto con docenti universitari appassionati e disponibili, in una realtà molto inclusiva. Intanto mentre mia mamma si prendeva e si prende cura dei miei studi, papà continuava nel suo intento di farmi condurre anche fisicamente una vita “normale”, così che abbiamo cominciato a frequentare il lago di Pontechianale, a trascorrere la nostra prima estate dei miei quattro anni in un albergo carino dal nome esotico (“La Taverna del Sole)”.
E poi cosa è successo?
Da quell’estate in poi tutti i fine settimana eravamo su al lago ed è su quelle sponde che un giorno ha conosciuto un ragazzo, che stava facendo qualcosa di particolare e che attirò subito la mia curiosità: Aurelio Barra sognava un posto di incontro e di aggregazione tra persone che arrivassero da ovunque, parlando anche lingue diverse, accomunate dal desiderio di fare festa! Lui riuscì nel suo intento e io gli
rimasi spesso accanto mentre tutto questo si stava realizzando. Parlavamo tanto, scherzavamo su qualsiasi cosa, ascoltavamo le musiche più strampalate, ma soprattutto Aurelio sapeva farmi sentire la persona più felice del mondo, perché io per lui ero una persona normale! Passavano gli anni, io crescevo ed Aurelio piano piano cominciava a mettere su qualche filo argentato, i suoi occhi sempre dolcissimi iniziavano a essere meno brillanti, qualche volta sembrava assentarsi e perdersi in pensieri lontani e io cominciavo a preoccuparmi. Poi arrivò il Covid e il maledetto lockdown, ci sentivamo sempre, ma qualcosa era cambiato. Un giorno mi chiamò e parlammo dei suoi nuovi progetti e delle sue nuove idee, parlammo di tante cose, sembrava l’Aurelio dei primi anni e quando chiusi la telefonata mi sentivo più sereno, perché pensai che il mio amico era tornato.
E invece?
Mi sbagliavo, perché in realtà Aurelio stava per partire per un lungo viaggio e quella telefonata sarebbe stata l’ultima, ma non l’ultimo dei suoi preziosi regali perché mi lasciò in dono la sua mamma Marilena e il suo babbo Alberto, due persone speciali e generose, alle quali oggi sono particolarmente legato e per le quali non posso che ringraziare Aurelio per avermele avvicinate!
Oggi lei dove vive?
Oggi vivo sereno a Sanfront, dove il tempo sembra essersi fermato e tutto scorre più lentamente, più adeguato alle mie problematiche: dove le persone sanno aspettare e ascoltare, insomma assecondare i ritmi più lenti propri della mia disabilità.
I suoi sogni per il futuro?
Non ho ancora realizzato il mio sogno di diventare
uno scrittore, ma forse un giorno ci riuscirò e allora il mio primo scritto sarà dedicato a lui, al suo nuovo mondo e alla voglia di vivere che mi ha trasmesso, insomma ad Aurelio, il mio caro e grande amico!

Lorenzo Mosso e Aurelio Barra