editoriale

Il velo

18 dicembre 2022

Cuneo

donne con velo Cammina senza velo in Iran, anche al supermercato, per manifestare la disobbedienza civile. Così Azal sfida gli ayatollah. Ha 28 anni, è medico e lotta per difendere i suoi diritti. Porta medicine, bende e il foulard che brucerà in piazza. Esce a viso scoperto con il marito Arya, ingegnere, che partecipa con lei a tutte le manifestazioni. Per una settimana filmano la loro vita quotidiana: quella di una coppia che ha deciso di opporsi al regime degli ayatollah. Le donne non sono più sole come quando nel 1979 manifestavano contro l’imposizione del velo voluta da Khomeini. Ci sono gli uomini accanto a loro. C’è un’intera generazione di giovani che non riconosce legittimità al regime e al velo che di questa oppressione è il simbolo non negoziabile. Piuttosto il carcere, la tortura, le esecuzioni. Per il regime l’eliminazione del velo sarebbe come la caduta del muro di Berlino: la fine di un intero sistema politico e l’inizio di altre rivendicazioni in un paese dove le donne ereditano la metà dei fratelli e non possono scrivere poesie. Il cammino verso i diritti è segnato dai passi di chi ha il coraggio di dire no alla repressione e al sopruso. “L’azione è da preferire alla rinuncia ad essa” si legge nell’induista Bhagavad Gita. Arjuna, il protagonista, si rifiuta di combattere e muove obiezioni alla necessità della lotta. Krishna invece gli raccomanda una vita attiva, basata su una vita interiore unita allo Spirito eterno, e il non attaccamento al risultato delle azioni. Non possiamo perderci in una pietas intimistica quando i poveri e i perseguitati muoiono alle nostre porte. La Gita chiede di vivere nel mondo e contribuire a salvarlo. Facciamo qualcosa per l’Iran, a livello nazionale e internazionale. Il silenzio è un potente alleato della violenza. “Scrivete la loro storia perché gli salverete la vita” disse Shirin Ebadi, avvocata iraniana, premio Nobel per la pace.
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