“Compra adesso e paga poi” è la traduzione letterale del nome in inglese dato a un meccanismo di acquisto di beni di consumo che sta prendendo sempre più piede in Europa, soprattutto negli acquisti online. Tra gli addetti ai lavori da tempo si guardava con interesse al “Buy Now Pay Later” (in sigla, anche, BNPL), ma non tutti si attendevano una diffusione così rapida. Secondo un’indagine condotta da Banca d’Italia, e pubblicata nello scorso mese di novembre, in Nord Europa,circa un quarto del valore degli acquisti effettuati online avviene con meccanismi di differimento del pagamento, in Germania circa un quinto. In Italia (in linea con il dato a livello globale), il valore degli acquisti tramite il BNPL è di circa un ventesimo del valore complessivo delle compravendite nel commercio elettronico.
Forse c’è da rallegrarsi delle abitudini di spesa degli italiani che, sotto questo specifico profilo, potrebbero essere più virtuose rispetto a quelle dei tanto lodati (e indicati ad esempio) cittadini tedeschi e scandinavi.
Il “Compra adesso e paga poi” è, infatti, una modalità di acquisto che può sfuggire al campo di applicazione della normativa sulla tutela dei consumatori e, aspetto forse ancora più serio, può determinare dinamiche potenzialmente destabilizzanti per il bilancio delle famiglie e per lo stesso sistema.
In termini generali, pagare in un secondo momento quello che si compra oggi è una scelta che richiede grande equilibrio, consapevolezza e capacità di programmazione finanziaria. Ulteriori elementi di attenzione, tuttavia, emergono quando gli operatori che propongono questo tipo di facilitazioni sono soggetti che operano sul mercato senza i presidi di vigilanza riservati agli attori tradizionali, come le banche.
Questi operatori, ovviamente in modo lecito, prestano, senza interessi, somme utilizzate per acquisti inferiori ai 200 Euro, in tal modo rimanendo al di fuori del campo di applicazione della normativa sulla trasparenza delle condizioni contrattuali e anche dall’ordinario regime di autorizzazione e vigilanza, al quale sottostanno invece le banche e gli altri intermediari finanziari iscritti nei registri tenuti dalla Banca d’Italia. Per il medesimo motivo, questi stessi operatori non sono soggetti alle norme sulla verifica del merito creditizio, sul rimborso anticipato e sulla cessione dei crediti. La redditività dell’operazione è legata alle commissioni versate a questi operatori dai venditori che, potendo offrire ai propri clienti la possibilità di pagare in un secondo momento, possono, a loro volta, contare su un aumento delle vendite. Evidentemente, il meccanismo funziona se le rate del rimborso agli operatori finanziari erogatori del prestito vengono versate tempestivamente perché, in caso contrario, questi operatori finanziari rimangono esposti per le somme prestate e non rimborsate.
Ciò che sta invece capitando, sia negli Stati Uniti, sia in Europa, è che i crediti di questo tipo vengono sempre più spesso concessi a persone che, se valutate secondo i canoni ordinari, non verrebbero ritenute meritevoli del prestito. Secondo le ricerche condotte negli Stati Uniti dalla società specializzata TransUnion, tra la fine del 2019 e la fine del 2021, il 43 per cento di chi ha sottoscritto questi prodotti appartiene alla categoria “subprime” (cioè ad alto rischio di insolvenza).
In Italia, secondo le stime della CRIF (la Centrale Rischi Finanziari S.p.A., autorevole società che fornisce servizi per l’erogazione e alla gestione del credito al consumo) nel primo semestre 2021 i contratti “Compra ora e paga poi” hanno registrato un tasso di insolvenza che è raddoppiato tra il 2020 e il 2021.
La situazione risulta ulteriormente delicata per effetto dell’aumento dei tassi di interesse e, quindi, per il costo dei prestiti ai quali questi operatori finanziari ricorrono per alimentare la propria attività.
Gli effetti si stanno già facendo sentire. Secondo quanto riportato da Banca d’Italia, la principale società europea erogatrice di questo tipo di credito ha visto diminuire il proprio valore di mercato, in un anno, da 45,6 miliardi di dollari a 6,7 miliardi di dollari.
Il sovraindebitamento degli acquirenti e la sovraesposizione di chi eroga i prestiti sono processi da non sottovalutare. Le crisi del recente passato dovrebbero aver insegnato che fermarsi un momento per riflettere ed elaborare regole chiare è un gesto di buon senso quanto mai necessario.
economia
“Compra adesso e paga poi” è la traduzione letterale del nome in inglese dato a un meccanismo di acquisto di beni di consumo che sta prendendo sempre più piede in Europa, soprattutto negli acquisti online. Tra gli addetti ai lavori da tempo si guardava con interesse al “Buy Now Pay Later” (in sigla, anche, BNPL), ma non tutti si attendevano una diffusione così rapida. Secondo un’indagine condotta da Banca d’Italia, e pubblicata nello scorso mese di novembre, in Nord Europa,circa un quarto del valore degli acquisti effettuati online avviene con meccanismi di differimento del pagamento, in Germania circa un quinto. In Italia (in linea con il dato a livello globale), il valore degli acquisti tramite il BNPL è di circa un ventesimo del valore complessivo delle compravendite nel commercio elettronico.
Forse c’è da rallegrarsi delle abitudini di spesa degli italiani che, sotto questo specifico profilo, potrebbero essere più virtuose rispetto a quelle dei tanto lodati (e indicati ad esempio) cittadini tedeschi e scandinavi.
Il “Compra adesso e paga poi” è, infatti, una modalità di acquisto che può sfuggire al campo di applicazione della normativa sulla tutela dei consumatori e, aspetto forse ancora più serio, può determinare dinamiche potenzialmente destabilizzanti per il bilancio delle famiglie e per lo stesso sistema.
In termini generali, pagare in un secondo momento quello che si compra oggi è una scelta che richiede grande equilibrio, consapevolezza e capacità di programmazione finanziaria. Ulteriori elementi di attenzione, tuttavia, emergono quando gli operatori che propongono questo tipo di facilitazioni sono soggetti che operano sul mercato senza i presidi di vigilanza riservati agli attori tradizionali, come le banche.
Questi operatori, ovviamente in modo lecito, prestano, senza interessi, somme utilizzate per acquisti inferiori ai 200 Euro, in tal modo rimanendo al di fuori del campo di applicazione della normativa sulla trasparenza delle condizioni contrattuali e anche dall’ordinario regime di autorizzazione e vigilanza, al quale sottostanno invece le banche e gli altri intermediari finanziari iscritti nei registri tenuti dalla Banca d’Italia. Per il medesimo motivo, questi stessi operatori non sono soggetti alle norme sulla verifica del merito creditizio, sul rimborso anticipato e sulla cessione dei crediti. La redditività dell’operazione è legata alle commissioni versate a questi operatori dai venditori che, potendo offrire ai propri clienti la possibilità di pagare in un secondo momento, possono, a loro volta, contare su un aumento delle vendite. Evidentemente, il meccanismo funziona se le rate del rimborso agli operatori finanziari erogatori del prestito vengono versate tempestivamente perché, in caso contrario, questi operatori finanziari rimangono esposti per le somme prestate e non rimborsate.
Ciò che sta invece capitando, sia negli Stati Uniti, sia in Europa, è che i crediti di questo tipo vengono sempre più spesso concessi a persone che, se valutate secondo i canoni ordinari, non verrebbero ritenute meritevoli del prestito. Secondo le ricerche condotte negli Stati Uniti dalla società specializzata TransUnion, tra la fine del 2019 e la fine del 2021, il 43 per cento di chi ha sottoscritto questi prodotti appartiene alla categoria “subprime” (cioè ad alto rischio di insolvenza).
In Italia, secondo le stime della CRIF (la Centrale Rischi Finanziari S.p.A., autorevole società che fornisce servizi per l’erogazione e alla gestione del credito al consumo) nel primo semestre 2021 i contratti “Compra ora e paga poi” hanno registrato un tasso di insolvenza che è raddoppiato tra il 2020 e il 2021.
La situazione risulta ulteriormente delicata per effetto dell’aumento dei tassi di interesse e, quindi, per il costo dei prestiti ai quali questi operatori finanziari ricorrono per alimentare la propria attività.
Gli effetti si stanno già facendo sentire. Secondo quanto riportato da Banca d’Italia, la principale società europea erogatrice di questo tipo di credito ha visto diminuire il proprio valore di mercato, in un anno, da 45,6 miliardi di dollari a 6,7 miliardi di dollari.
Il sovraindebitamento degli acquirenti e la sovraesposizione di chi eroga i prestiti sono processi da non sottovalutare. Le crisi del recente passato dovrebbero aver insegnato che fermarsi un momento per riflettere ed elaborare regole chiare è un gesto di buon senso quanto mai necessario.
Compra adesso paga poi: la diffusione del credito al consumo
16 dicembre 2022
Cuneo
“Compra adesso e paga poi” è la traduzione letterale del nome in inglese dato a un meccanismo di acquisto di beni di consumo che sta prendendo sempre più piede in Europa, soprattutto negli acquisti online. Tra gli addetti ai lavori da tempo si guardava con interesse al “Buy Now Pay Later” (in sigla, anche, BNPL), ma non tutti si attendevano una diffusione così rapida. Secondo un’indagine condotta da Banca d’Italia, e pubblicata nello scorso mese di novembre, in Nord Europa,circa un quarto del valore degli acquisti effettuati online avviene con meccanismi di differimento del pagamento, in Germania circa un quinto. In Italia (in linea con il dato a livello globale), il valore degli acquisti tramite il BNPL è di circa un ventesimo del valore complessivo delle compravendite nel commercio elettronico.
Forse c’è da rallegrarsi delle abitudini di spesa degli italiani che, sotto questo specifico profilo, potrebbero essere più virtuose rispetto a quelle dei tanto lodati (e indicati ad esempio) cittadini tedeschi e scandinavi.
Il “Compra adesso e paga poi” è, infatti, una modalità di acquisto che può sfuggire al campo di applicazione della normativa sulla tutela dei consumatori e, aspetto forse ancora più serio, può determinare dinamiche potenzialmente destabilizzanti per il bilancio delle famiglie e per lo stesso sistema.
In termini generali, pagare in un secondo momento quello che si compra oggi è una scelta che richiede grande equilibrio, consapevolezza e capacità di programmazione finanziaria. Ulteriori elementi di attenzione, tuttavia, emergono quando gli operatori che propongono questo tipo di facilitazioni sono soggetti che operano sul mercato senza i presidi di vigilanza riservati agli attori tradizionali, come le banche.
Questi operatori, ovviamente in modo lecito, prestano, senza interessi, somme utilizzate per acquisti inferiori ai 200 Euro, in tal modo rimanendo al di fuori del campo di applicazione della normativa sulla trasparenza delle condizioni contrattuali e anche dall’ordinario regime di autorizzazione e vigilanza, al quale sottostanno invece le banche e gli altri intermediari finanziari iscritti nei registri tenuti dalla Banca d’Italia. Per il medesimo motivo, questi stessi operatori non sono soggetti alle norme sulla verifica del merito creditizio, sul rimborso anticipato e sulla cessione dei crediti. La redditività dell’operazione è legata alle commissioni versate a questi operatori dai venditori che, potendo offrire ai propri clienti la possibilità di pagare in un secondo momento, possono, a loro volta, contare su un aumento delle vendite. Evidentemente, il meccanismo funziona se le rate del rimborso agli operatori finanziari erogatori del prestito vengono versate tempestivamente perché, in caso contrario, questi operatori finanziari rimangono esposti per le somme prestate e non rimborsate.
Ciò che sta invece capitando, sia negli Stati Uniti, sia in Europa, è che i crediti di questo tipo vengono sempre più spesso concessi a persone che, se valutate secondo i canoni ordinari, non verrebbero ritenute meritevoli del prestito. Secondo le ricerche condotte negli Stati Uniti dalla società specializzata TransUnion, tra la fine del 2019 e la fine del 2021, il 43 per cento di chi ha sottoscritto questi prodotti appartiene alla categoria “subprime” (cioè ad alto rischio di insolvenza).
In Italia, secondo le stime della CRIF (la Centrale Rischi Finanziari S.p.A., autorevole società che fornisce servizi per l’erogazione e alla gestione del credito al consumo) nel primo semestre 2021 i contratti “Compra ora e paga poi” hanno registrato un tasso di insolvenza che è raddoppiato tra il 2020 e il 2021.
La situazione risulta ulteriormente delicata per effetto dell’aumento dei tassi di interesse e, quindi, per il costo dei prestiti ai quali questi operatori finanziari ricorrono per alimentare la propria attività.
Gli effetti si stanno già facendo sentire. Secondo quanto riportato da Banca d’Italia, la principale società europea erogatrice di questo tipo di credito ha visto diminuire il proprio valore di mercato, in un anno, da 45,6 miliardi di dollari a 6,7 miliardi di dollari.
Il sovraindebitamento degli acquirenti e la sovraesposizione di chi eroga i prestiti sono processi da non sottovalutare. Le crisi del recente passato dovrebbero aver insegnato che fermarsi un momento per riflettere ed elaborare regole chiare è un gesto di buon senso quanto mai necessario.