editoriale

Cura

02 dicembre 2022

Cuneo

La creazione dell'uomo In principio c’era lei, la Cura. Stava attraversando un fiume, quando vide un pezzo di fango. Le venne un’idea: prenderne un po’ e dargli una forma. Mentre contemplava quello che aveva plasmato, comparve Giove a cui Cura chiese di soffiare il suo spirito vitale. Giove accettò. Quando però Cura volle dare un nome alla creatura, Giove glielo impedì, perché voleva che le fosse imposto il suo nome. A questo punto intervenne Terra, che pretendeva che il nome della creatura fosse il suo, dal momento che la creatura era stata fatta di fango, con materiale che dalla Terra originava. Una discussione senza fine. Poi Saturno, chiamato in causa come giudice, decise che a ciascuno sarebbe spettato il suo: alla morte della creatura Giove avrebbe ricevuto indietro il suo spirito e Terra il suo corpo. A Cura, invece, poiché per prima aveva modellato la creatura, sarebbe toccata la protezione della medesima, dall’inizio alla fine dei suoi giorni. Quanto al nome, fu la cosa più facile: si sarebbe chiamata “uomo” perché fatto di fango, di “humus”. A inserire questa favola greca nella sua raccolta di miti fu Igino, coltissimo schiavo liberato da Augusto, che divenne direttore di due importanti biblioteche della Roma imperiale, animate culturalmente con passione inesauribile. La favola-mito della Cura ci ricorda che l’essere umano ha tra i suoi bisogni fondamentali “la cura”. Senza la cura che cosa sarebbe di un neonato? E di un anziano? Senza la cura cosa diventa la vita quotidiana, a che cosa si riducono le relazioni? Non c’è vita (degna di essere vissuta) senza Cura. Nelle relazioni (affettive, familiari, professionali e scolastiche), senza la disponibilità a pre-occuparci (etimologicamente “cura” significa preoccupazione, nel senso di “occuparci prima”, anticipando i bisogni essenziali a una vita umanamente connotata), tradiamo il nostro mandato esistenziale. Senza Cura non siamo più umani.    
Cura Uomo Mito Igino