Cuneo - Un incremento giornaliero che va da 1,84 euro per la fascia di intensità assistenziale bassa a 2,69 euro per il livello di intensità assistenziale alta incrementata, per un maggiore esborso annuo che oscilla, dunque, da 671,6 a 981,85 euro.
Sono aumentate le tariffe per gli ospiti delle Rsa, le residenze sanitarie assistenziali, e per gli utenti dei Centri Diurni Integrati (Cdi) e dei Centri Diurni Autonomi (Cda). Nel mese di settembre la Giunta regionale ha, infatti, approvato una delibera, la n. 1-5575, che dà attuazione al protocollo d’intensa sulla gestione post emergenza delle Rsa sottoscritto il 10 maggio scorso con gli enti gestori dei presidi residenziali per anziani (escluso Anaste), poi tramutato in accordo ed integrato di nuove misure il 27 giugno.
La delibera in questione è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione il 15 settembre 2022, data a partire dalla quale le nuove disposizioni sono entrate in vigore.
Il provvedimento contempla adeguamenti delle tariffe dei presidi socio sanitari residenziali e semiresidenziali per quanto riguarda le componenti sia sanitaria sia sociale. Le tariffe delle Rsa, applicate in maniera uniforme su tutto il territorio regionale, si compongono, infatti, di una quota sanitaria, pari al 50%, a carico dell’Asl di residenza dell’anziano, e di una quota sociale per il restante 50%, accollata all’utente. Se quest’ultimo ha un reddito non sufficiente a pagare la parte spettante, intervengono il Comune e/o gli enti gestori dei servizi sociali ad integrare o corrispondere per intero la cifra prevista. Le tariffe oggi in vigore sono quelle stabilite dalla Dgr 85 del 2013, poi ritoccate da una successiva delibera, la 24 del 6 agosto 2021, che ha previsto un incremento dell’1,3% per la sola quota sanitaria, per far fronte ai dissesti economici delle Rsa causati dall’emergenza Covid.
Negli ultimi mesi, però, al perdurare della pandemia si sono sommati i rincari energetici ed i maggiori costi delle materie prime, che hanno definitivamente affossato i bilanci delle strutture, molte delle quali sono finite a rischio chiusura. Per ovviare alla situazione, le residenze hanno invocato provvedimenti urgenti, tra i quali l’adeguamento delle tariffe all’indice inflattivo.
Con la Dgr del 7 settembre scorso la Regione Piemonte ha, quindi, disposto che la componente sanitaria delle tariffe sia incrementata di un ulteriore 3,8% rispetto all’aggiornamento del 2021, a partire dagli inserimenti avvenuti dal 1° gennaio 2022.
Per quanto riguarda, invece, la componente alberghiera/sociale, essa è stata aumentata del 3,8% per tutti gli ospiti dei presidi, a partire dalla data di pubblicazione del provvedimento, ossia dal 15 settembre scorso. A questo incremento del 3,8% va aggiunto un ulteriore rincaro dell’1,3%, che gli utenti che non beneficiano dell’integrazione della retta da parte dei Comuni e/o degli enti gestori dei servizi sociali pagheranno da subito, ossia dal 15 settembre, mentre coloro che godono del sostegno degli enti lo verseranno a partire dal 1° gennaio 2023. In sintesi, per l’anziano che paga di tasca sua tutta la quota alberghiera, da metà settembre la tariffa in Rsa è aumentata del 5,1%; per chi si avvale dell’aiuto del Comune è, invece, cresciuta del 3,8%, che diventerà 5,1% dal 1° gennaio prossimo.
La delibera stabilisce, infine, che la copertura finanziaria dell’adeguamento della quota sanitaria sarà assicurata dal trasferimento del Fondo sanitario regionale indistinto ripartito alle Asl, in linea però con il tetto annuale già prefissato di 268 milioni di euro. Diposizione, quest’ultima, contestata dai detrattori del provvedimento che, oltre a criticare i rincari per l’utenza, denunciano che ciò si tradurrà in una riduzione dei posti in convenzione, non essendo state destinate allo scopo ulteriori nuove risorse.
Secondo un report pubblicato dalla Regione e aggiornato al 6 ottobre scorso, i posti letto accreditati nelle Rsa piemontesi sono in totale 31.657, su una popolazione di 1.114.961 ultra 65enni (dato del 2020), per una percentuale di copertura del 2,84%. Nell’Asl Cn1, su una popolazione di 101.367 anziani over 65, i posti letto accreditati risultano 3.028 (2,99%), mentre nel Distretto Sud Ovest dell’Asl Cn1, cui afferiscono Cuneo e le valli Vermenagna, Gesso, Stura, Grana e Maira, i posti in convenzione sono 1.128, per una popolazione di 38.550 over 65 (2,93%).
cuneo
Cuneo - Un incremento giornaliero che va da 1,84 euro per la fascia di intensità assistenziale bassa a 2,69 euro per il livello di intensità assistenziale alta incrementata, per un maggiore esborso annuo che oscilla, dunque, da 671,6 a 981,85 euro.
Sono aumentate le tariffe per gli ospiti delle Rsa, le residenze sanitarie assistenziali, e per gli utenti dei Centri Diurni Integrati (Cdi) e dei Centri Diurni Autonomi (Cda). Nel mese di settembre la Giunta regionale ha, infatti, approvato una delibera, la n. 1-5575, che dà attuazione al protocollo d’intensa sulla gestione post emergenza delle Rsa sottoscritto il 10 maggio scorso con gli enti gestori dei presidi residenziali per anziani (escluso Anaste), poi tramutato in accordo ed integrato di nuove misure il 27 giugno.
La delibera in questione è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione il 15 settembre 2022, data a partire dalla quale le nuove disposizioni sono entrate in vigore.
Il provvedimento contempla adeguamenti delle tariffe dei presidi socio sanitari residenziali e semiresidenziali per quanto riguarda le componenti sia sanitaria sia sociale. Le tariffe delle Rsa, applicate in maniera uniforme su tutto il territorio regionale, si compongono, infatti, di una quota sanitaria, pari al 50%, a carico dell’Asl di residenza dell’anziano, e di una quota sociale per il restante 50%, accollata all’utente. Se quest’ultimo ha un reddito non sufficiente a pagare la parte spettante, intervengono il Comune e/o gli enti gestori dei servizi sociali ad integrare o corrispondere per intero la cifra prevista. Le tariffe oggi in vigore sono quelle stabilite dalla Dgr 85 del 2013, poi ritoccate da una successiva delibera, la 24 del 6 agosto 2021, che ha previsto un incremento dell’1,3% per la sola quota sanitaria, per far fronte ai dissesti economici delle Rsa causati dall’emergenza Covid.
Negli ultimi mesi, però, al perdurare della pandemia si sono sommati i rincari energetici ed i maggiori costi delle materie prime, che hanno definitivamente affossato i bilanci delle strutture, molte delle quali sono finite a rischio chiusura. Per ovviare alla situazione, le residenze hanno invocato provvedimenti urgenti, tra i quali l’adeguamento delle tariffe all’indice inflattivo.
Con la Dgr del 7 settembre scorso la Regione Piemonte ha, quindi, disposto che la componente sanitaria delle tariffe sia incrementata di un ulteriore 3,8% rispetto all’aggiornamento del 2021, a partire dagli inserimenti avvenuti dal 1° gennaio 2022.
Per quanto riguarda, invece, la componente alberghiera/sociale, essa è stata aumentata del 3,8% per tutti gli ospiti dei presidi, a partire dalla data di pubblicazione del provvedimento, ossia dal 15 settembre scorso. A questo incremento del 3,8% va aggiunto un ulteriore rincaro dell’1,3%, che gli utenti che non beneficiano dell’integrazione della retta da parte dei Comuni e/o degli enti gestori dei servizi sociali pagheranno da subito, ossia dal 15 settembre, mentre coloro che godono del sostegno degli enti lo verseranno a partire dal 1° gennaio 2023. In sintesi, per l’anziano che paga di tasca sua tutta la quota alberghiera, da metà settembre la tariffa in Rsa è aumentata del 5,1%; per chi si avvale dell’aiuto del Comune è, invece, cresciuta del 3,8%, che diventerà 5,1% dal 1° gennaio prossimo.
La delibera stabilisce, infine, che la copertura finanziaria dell’adeguamento della quota sanitaria sarà assicurata dal trasferimento del Fondo sanitario regionale indistinto ripartito alle Asl, in linea però con il tetto annuale già prefissato di 268 milioni di euro. Diposizione, quest’ultima, contestata dai detrattori del provvedimento che, oltre a criticare i rincari per l’utenza, denunciano che ciò si tradurrà in una riduzione dei posti in convenzione, non essendo state destinate allo scopo ulteriori nuove risorse.
Secondo un report pubblicato dalla Regione e aggiornato al 6 ottobre scorso, i posti letto accreditati nelle Rsa piemontesi sono in totale 31.657, su una popolazione di 1.114.961 ultra 65enni (dato del 2020), per una percentuale di copertura del 2,84%. Nell’Asl Cn1, su una popolazione di 101.367 anziani over 65, i posti letto accreditati risultano 3.028 (2,99%), mentre nel Distretto Sud Ovest dell’Asl Cn1, cui afferiscono Cuneo e le valli Vermenagna, Gesso, Stura, Grana e Maira, i posti in convenzione sono 1.128, per una popolazione di 38.550 over 65 (2,93%).
Rsa, stangata d’autunno sulle rette
29 ottobre 2022
Cuneo
Cuneo - Un incremento giornaliero che va da 1,84 euro per la fascia di intensità assistenziale bassa a 2,69 euro per il livello di intensità assistenziale alta incrementata, per un maggiore esborso annuo che oscilla, dunque, da 671,6 a 981,85 euro.
Sono aumentate le tariffe per gli ospiti delle Rsa, le residenze sanitarie assistenziali, e per gli utenti dei Centri Diurni Integrati (Cdi) e dei Centri Diurni Autonomi (Cda). Nel mese di settembre la Giunta regionale ha, infatti, approvato una delibera, la n. 1-5575, che dà attuazione al protocollo d’intensa sulla gestione post emergenza delle Rsa sottoscritto il 10 maggio scorso con gli enti gestori dei presidi residenziali per anziani (escluso Anaste), poi tramutato in accordo ed integrato di nuove misure il 27 giugno.
La delibera in questione è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione il 15 settembre 2022, data a partire dalla quale le nuove disposizioni sono entrate in vigore.
Il provvedimento contempla adeguamenti delle tariffe dei presidi socio sanitari residenziali e semiresidenziali per quanto riguarda le componenti sia sanitaria sia sociale. Le tariffe delle Rsa, applicate in maniera uniforme su tutto il territorio regionale, si compongono, infatti, di una quota sanitaria, pari al 50%, a carico dell’Asl di residenza dell’anziano, e di una quota sociale per il restante 50%, accollata all’utente. Se quest’ultimo ha un reddito non sufficiente a pagare la parte spettante, intervengono il Comune e/o gli enti gestori dei servizi sociali ad integrare o corrispondere per intero la cifra prevista. Le tariffe oggi in vigore sono quelle stabilite dalla Dgr 85 del 2013, poi ritoccate da una successiva delibera, la 24 del 6 agosto 2021, che ha previsto un incremento dell’1,3% per la sola quota sanitaria, per far fronte ai dissesti economici delle Rsa causati dall’emergenza Covid.
Negli ultimi mesi, però, al perdurare della pandemia si sono sommati i rincari energetici ed i maggiori costi delle materie prime, che hanno definitivamente affossato i bilanci delle strutture, molte delle quali sono finite a rischio chiusura. Per ovviare alla situazione, le residenze hanno invocato provvedimenti urgenti, tra i quali l’adeguamento delle tariffe all’indice inflattivo.
Con la Dgr del 7 settembre scorso la Regione Piemonte ha, quindi, disposto che la componente sanitaria delle tariffe sia incrementata di un ulteriore 3,8% rispetto all’aggiornamento del 2021, a partire dagli inserimenti avvenuti dal 1° gennaio 2022.
Per quanto riguarda, invece, la componente alberghiera/sociale, essa è stata aumentata del 3,8% per tutti gli ospiti dei presidi, a partire dalla data di pubblicazione del provvedimento, ossia dal 15 settembre scorso. A questo incremento del 3,8% va aggiunto un ulteriore rincaro dell’1,3%, che gli utenti che non beneficiano dell’integrazione della retta da parte dei Comuni e/o degli enti gestori dei servizi sociali pagheranno da subito, ossia dal 15 settembre, mentre coloro che godono del sostegno degli enti lo verseranno a partire dal 1° gennaio 2023. In sintesi, per l’anziano che paga di tasca sua tutta la quota alberghiera, da metà settembre la tariffa in Rsa è aumentata del 5,1%; per chi si avvale dell’aiuto del Comune è, invece, cresciuta del 3,8%, che diventerà 5,1% dal 1° gennaio prossimo.
La delibera stabilisce, infine, che la copertura finanziaria dell’adeguamento della quota sanitaria sarà assicurata dal trasferimento del Fondo sanitario regionale indistinto ripartito alle Asl, in linea però con il tetto annuale già prefissato di 268 milioni di euro. Diposizione, quest’ultima, contestata dai detrattori del provvedimento che, oltre a criticare i rincari per l’utenza, denunciano che ciò si tradurrà in una riduzione dei posti in convenzione, non essendo state destinate allo scopo ulteriori nuove risorse.
Secondo un report pubblicato dalla Regione e aggiornato al 6 ottobre scorso, i posti letto accreditati nelle Rsa piemontesi sono in totale 31.657, su una popolazione di 1.114.961 ultra 65enni (dato del 2020), per una percentuale di copertura del 2,84%. Nell’Asl Cn1, su una popolazione di 101.367 anziani over 65, i posti letto accreditati risultano 3.028 (2,99%), mentre nel Distretto Sud Ovest dell’Asl Cn1, cui afferiscono Cuneo e le valli Vermenagna, Gesso, Stura, Grana e Maira, i posti in convenzione sono 1.128, per una popolazione di 38.550 over 65 (2,93%).