Negli occhi di Liliana e Samantha
Entrambe sono state altrove. Ne hanno fatto esperienza.
Sono state portate - Liliana Segre suo malgrado e Samantha Cristoforetti per scelta - in un luogo adatto a vedere le cose da una prospettiva inusuale, straniante e straniata.
E la visione ottenuta da questo punto di osservazione inedito non l’hanno dimenticata, anzi, essa ha trasformato il loro sguardo, rendendolo poliprospettico, capace di osservare la realtà da diversi punti di vista.
È questo che permette a Liliana Segre di osservare il presente con lo sguardo della se stessa tredicenne deportata ad Auschwitz e sopravvissuta insieme a soli altri 25 tra i 776 bambini italiani che vi erano stati imprigionati. È questo sguardo che le permette di essere contemporaneamente la senatrice a vita seduta tra i banchi del Senato e la bambina ebrea allontanata da scuola, privata dalle leggi razziali fasciste del 1938 della possibilità di averlo un banco, accanto alle compagne.
I suoi occhi vedono sempre, ad ogni istante, il faticoso cammino verso democrazia, libertà e diritti di tutti coloro che erano stati internati ad Auschwitz perché dissidenti, ebrei, zingari, omosessuali. Li vede anche ora, vulnerabili, accanto a vecchi e nuovi ”diversi” che le società di ogni tempo faticano a integrare, perché per integrare occorre mettersi in discussione ed è più comodo non farlo.
Se quelli di Liliana sono gli occhi che hanno visto la distopia in atto e dunque la testimoniano come potenzialità realizzabile, gli occhi di Samantha, dalla stazione spaziale di cui è stata nominata comandante, e dallo spazio cosmico in cui ha fluttuato, sono quelli dell’utopia in cui non smettere mai di credere, il “luogo che non c’è” da non smettere mai di cercare. Nel suo sguardo c’è tutta la bellezza - così intensamente documentata dalle immagini che ci ha inviato - della Terra vista da lontano e tutta “la gravità” del ritorno, il “peso” della responsabilità - oggi più che mai - di essere dei terrestri.
editoriale
Negli occhi di Liliana e Samantha
Entrambe sono state altrove. Ne hanno fatto esperienza.
Sono state portate - Liliana Segre suo malgrado e Samantha Cristoforetti per scelta - in un luogo adatto a vedere le cose da una prospettiva inusuale, straniante e straniata.
E la visione ottenuta da questo punto di osservazione inedito non l’hanno dimenticata, anzi, essa ha trasformato il loro sguardo, rendendolo poliprospettico, capace di osservare la realtà da diversi punti di vista.
È questo che permette a Liliana Segre di osservare il presente con lo sguardo della se stessa tredicenne deportata ad Auschwitz e sopravvissuta insieme a soli altri 25 tra i 776 bambini italiani che vi erano stati imprigionati. È questo sguardo che le permette di essere contemporaneamente la senatrice a vita seduta tra i banchi del Senato e la bambina ebrea allontanata da scuola, privata dalle leggi razziali fasciste del 1938 della possibilità di averlo un banco, accanto alle compagne.
I suoi occhi vedono sempre, ad ogni istante, il faticoso cammino verso democrazia, libertà e diritti di tutti coloro che erano stati internati ad Auschwitz perché dissidenti, ebrei, zingari, omosessuali. Li vede anche ora, vulnerabili, accanto a vecchi e nuovi ”diversi” che le società di ogni tempo faticano a integrare, perché per integrare occorre mettersi in discussione ed è più comodo non farlo.
Se quelli di Liliana sono gli occhi che hanno visto la distopia in atto e dunque la testimoniano come potenzialità realizzabile, gli occhi di Samantha, dalla stazione spaziale di cui è stata nominata comandante, e dallo spazio cosmico in cui ha fluttuato, sono quelli dell’utopia in cui non smettere mai di credere, il “luogo che non c’è” da non smettere mai di cercare. Nel suo sguardo c’è tutta la bellezza - così intensamente documentata dalle immagini che ci ha inviato - della Terra vista da lontano e tutta “la gravità” del ritorno, il “peso” della responsabilità - oggi più che mai - di essere dei terrestri.
Negli occhi di Liliana e Samantha
21 ottobre 2022
Cuneo
Negli occhi di Liliana e Samantha
Entrambe sono state altrove. Ne hanno fatto esperienza.
Sono state portate - Liliana Segre suo malgrado e Samantha Cristoforetti per scelta - in un luogo adatto a vedere le cose da una prospettiva inusuale, straniante e straniata.
E la visione ottenuta da questo punto di osservazione inedito non l’hanno dimenticata, anzi, essa ha trasformato il loro sguardo, rendendolo poliprospettico, capace di osservare la realtà da diversi punti di vista.
È questo che permette a Liliana Segre di osservare il presente con lo sguardo della se stessa tredicenne deportata ad Auschwitz e sopravvissuta insieme a soli altri 25 tra i 776 bambini italiani che vi erano stati imprigionati. È questo sguardo che le permette di essere contemporaneamente la senatrice a vita seduta tra i banchi del Senato e la bambina ebrea allontanata da scuola, privata dalle leggi razziali fasciste del 1938 della possibilità di averlo un banco, accanto alle compagne.
I suoi occhi vedono sempre, ad ogni istante, il faticoso cammino verso democrazia, libertà e diritti di tutti coloro che erano stati internati ad Auschwitz perché dissidenti, ebrei, zingari, omosessuali. Li vede anche ora, vulnerabili, accanto a vecchi e nuovi ”diversi” che le società di ogni tempo faticano a integrare, perché per integrare occorre mettersi in discussione ed è più comodo non farlo.
Se quelli di Liliana sono gli occhi che hanno visto la distopia in atto e dunque la testimoniano come potenzialità realizzabile, gli occhi di Samantha, dalla stazione spaziale di cui è stata nominata comandante, e dallo spazio cosmico in cui ha fluttuato, sono quelli dell’utopia in cui non smettere mai di credere, il “luogo che non c’è” da non smettere mai di cercare. Nel suo sguardo c’è tutta la bellezza - così intensamente documentata dalle immagini che ci ha inviato - della Terra vista da lontano e tutta “la gravità” del ritorno, il “peso” della responsabilità - oggi più che mai - di essere dei terrestri.