editoriale

Si tornerà alla produzione di energia delle centrali nucleari?

20 ottobre 2022

Cuneo

centrale nucleare Prima la mise giù piatta piatta il ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani, poi ci accorgemmo che il tema era già stato  oggetto di un provvedimento della Commissione europea ed alcuni giorni fa lo sentimmo sostenere nientemeno che dalla bocca della giovane ecologista svedese Greta Thumberg. Stiamo parlando, ed il lettore lo avrà già compreso, del ricorso alla produzione di energia per mezzo delle centrali  nucleari. Non è allarmante che ritorni in auge una fonte energetica quale l’atomo, sulla quale le opinioni pubbliche(più che gli scienziati) avevano apposto il marchio definitivo dell’impraticabilità, ma lo è piuttosto la constatazione della difficoltà di raggiungere le tappe dell’affrancamento dai combustibili fossili generatori di Co2, entro i tempi stabiliti. Scoraggiante è la constatazione che l’ipotizzata ripresa della produzione nucleare è invocata per scongiurare il riutilizzo del carbone. La querelle sulla nocività delle centrali  nucleari è all’incirca quella che si era sviluppata venticinque anni fa, alla vigilia del referendum italiano che chiuse le centrali e ci precluse la ricerca sull’atomo, all’epoca piuttosto avanzata. L’ostilità derivava dal disastro della centrale ucraina di Chernobyl le cui scorie radioattive aleggiarono per l’intera Europa continentale. Certo, era Chernobyl anno 1986, una centrale che non avrebbe mai dovuta essere attivata ed in cui l’errore umano non avrebbe dovuto essere determinante. Oggi i reattori sono più sicuri ed i dispositivi di sicurezza hanno automatismi che vanno oltre il fattore umano.  Però, nel 2011 nella centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi il sistema di sicurezza antisismico funzionò e si attivarono gli impianti di spegnimento e raffreddamento dei reattori, ma quaranta minuti dopo l’onda del maremoto travolse tutto. A tutt’oggi il processo è ancora quello della fissione: atomi di uranio vengono bombardati da grande quantità di energia; la loro divisione crea calore, ma anche radiazioni ad alta intensità e scorie radioattive. Lo smaltimento di queste ultime (il cui effetto radiante dura secoli) non ha ancora trovato una soluzione sicura. Diverso è il processo di fusione di due  nuclei di isotopi dell’ idrogeno, che libera un’ enorme quantità d’energia, non inquinante, a bassa radioattività, senza produzione di scorie, fonte virtualmente inesauribile. A questo genere di centrali, dette di quarta generazione, si riferiva il ministro Roberto Cingolani, scommettendo su un rapido passaggio dalla fase sperimentale a quella applicativa. Ad oggi schiere di ottimisti sono naufragate di fronte alla difficoltà di innescare il processo di continuità della fusione. Non si può negare che il vapore acqueo emesso dalle centrali  nucleari qualifichi l’energia prodotta come pulita.  I critici del sistema nucleare gli attribuiscono, micragnosamente, una produzione di Co2, calcolata dal  momento dell’estrazione dell’uranio, alle fasi manutentive dei reattori, allo stoccaggio delle scorie, equivalente a 117 g/Kwh. Che, comunque, va confrontato con i 1034 g/kwh per il carbone di lignite, gli 864 g/Kwh per l’antracite ed i pur sempre considerevoli 442 g/Kwh del gas naturale.  L’investimento per una centrale  nucleare – dotata della più moderna tecnologia - comporta costi considerevoli, che nei paesi occidentali possono ascendere a 6000 $/Kw. Rapportato l’investimento ad una vita della centrale di 40/50 anni, l’energia prodotta può ritenersi conveniente. Se di tempo vogliamo ancora parlare, consideriamo anche che la messa in funzione di un impianto  nucleare oscilla tra 15 e 20 anni. Ma il nostro problemino non doveva trovare una soluzione entro i prossimi dieci anni? Dimenticavo di sottolineare che, in attesa che le centrali nucleari concorrano ad attenuare il fenomeno del riscaldamento globale, queste subiscono, talvolta, chiusure temporanee per minacce  ai dispositivi di sicurezza a causa di temperature eccessive e della carenza di acqua per il raffreddamento degli impianti.
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