editoriale

Rigenerante tenerezza

14 ottobre 2022

Cuneo

Abbraccio Un’emozione calda e anche “un modo di prendersi cura di chi, stando male, ha bisogno di parole e di gesti che rendano meno dolorosa la solitudine. Non c’è cura, cura dell’anima e del corpo, se non è accompagnata dalla tenerezza che, oggi ancora più che nel passato, è necessaria a farci incontrare gli uni con gli altri”. Così lo psichiatra Eugenio Borgna nel saggio “Tenerezza” (Einaudi 2022). Beati i teneri, verrebbe da aggiungere. La tenerezza non è figlia del mito esasperato dell’oggettività, né del distacco formale e dell’algida efficienza, che tanto rassicurano attraverso l’illusione del controllo, ma della soggettività, della vicinanza empatica, dell’umana partecipazione e commozione di chi si sporca le mani e si lascia toccare il cuore. “La tenerezza è la più fragile ed evanescente delle emozioni”, ma è straordinariamente potente, per questo Borgna la traduce in parole e poi in immagini che sono lacrime, strette di mano, carezze, abbracci, “gesti del corpo vivente”. Aggiungo un esempio, tratto dal romanzo autobiografico di Valentina Mira, “X” (Fandango 2021) sul trauma dello stupro: basta un solo tenero gesto salvifico e tutto può ricominciare. La protagonista si sta tormentando la pelle delle cosce perché qualunque compulsione autolesionistica è più tollerabile del dolore mentale. “Mamma, senza dire niente, è venuta da me con l’olio che usava quando eravamo bambini. Davvero, non ha detto niente. Solo mi ha fermato le mani. Mi ha dato un bacio sulla testa - dolce, piano. E mentre mi spalmava l’olio sulle gambe, lei lo stava spalmando anche sulle mie ferite, sulla mia accettazione, sul mio modo di introiettare il dolore… Mi piacerebbe dirti che da quel giorno ho smesso di ferirmi le cosce. Non è così. Però quel giorno mi ha permesso di piangere e di reagire. È stato grazie a mamma se ho deciso che non mi sarei arresa. Che potevo ancora combattere i mostri senza lasciare che mi divorassero”.
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