I resti della cappella di San Lorenzo sulla strada verso il Colle di Tenda
Il percorso della millenaria strada sul colle di Tenda può essere considerata l’arteria di diffusione del messaggio cristiano portato dalle città costiere alle cittadine nelle valli delle Alpi Marittime e del Piemonte meridionale; di qui sono passati san Dalmazzo ed i suoi sconosciuti compagni come primi messaggeri cristiani nel corso del terzo secolo dell’era cristiana. In seguito, nel medioevo, si abbozzarono le prime strutture ecclesiastiche territoriali, con le diocesi e le pievi. Il loro fulcro rimase nei centri urbani, per quanto essi sopravvissero agli sconvolgimenti sociali e politici di quei secoli. Ruolo crescente per l’attrazione delle popolazioni locali alla nuova religione cristiana ebbero i santuari ed i monasteri, sorti talvolta in simbiosi con i santuari. Avvenne probabilmente così per l’abbazia di San Dalmazzo a Pedona e la sua irradiazione benefica passò anche per le antiche strade romane.
La tomba di San Dalmazzo a Pedona divenne riferimento per pellegrini e monaci
Le indagini archeologiche, avvenute in concomitanza con la messa in sicurezza della parte absidale della millenaria chiesa di San Dalmazzo, hanno confermato la continuità di culto presso la tomba del santo, a partire dalla sua collocazione in una necropoli romana e poi sviluppata nella successione di chiese sempre più vaste. Restano ancora incerte le vicende dell’abbazia sorta attorno a questo santuario. I testi medievali evidenziano l’accorrere consistente di pellegrini, tanto da far attivare anche una fiera ed un mercato, con la costruzione di un “criptoportico” per tanta affluenza. Si poteva supporre un portico chiuso come quello del foro romano di Aosta, ma le ricostruzioni fatte dagli archeologi, sulla base di quanto emerso davanti alla chiesa, hanno disegnato un edificio imponente con funzione di “nartece”, di enorme atrio per l’accoglienza dei pellegrini.
Prima di soffermarci sulla rete di accoglienza attivata dai monaci di San Dalmazzo, per un raggio di oltre cinquanta chilometri sulle Alpi Marittime e sull’altipiano pedemontano, merita un cenno al fatto che per questi passi alpini transitavano anche pellegrini del grande circuito che nel medioevo costituì il crogiuolo per la cultura europea. Notevole sono gli appunti di un pellegrino francese, che nel dicembre 1480, rientrando dalla Terra Santa e da Roma, annotò giorno per giorno le tappe anche per il nostro tratto. Da Cuneo, la “città in alto”, toccò “Le bourg” (come viene detto ancora oggi in loco), che è “l’inizio della montagna di Cuneo, che è la peggiore che si debba attraversare tra tutti i monti”; fece tappa a Limone, “piede della montagna” e raggiunse Tenda “bella cittadina”, per proseguire verso Nizza.
La cappella di San Lorenzo, cella monastica collegata all’ospizio della Trinità?
L’abbazia custode delle reliquie di San Dalmazzo divenne anche il principale sostenitore delle vie di pellegrinaggio sulle strade che portavano al santo nella valli afferenti a Borgo. Pare abbastanza logico che venissero utilizzate almeno in parte le strutture antiche poste lungo le vie romane, trasformando quanto era sorto in chiave di logistica militare ed imperiale in un sistema di ospitalità. Nei tempi migliori dell’abbazia di San Dalmazzo di Pedona, prima delle così dette incursioni saracene del 906 e poi nella ripresa della sua rifioritura verso il 1100, i monaci di Borgo diedero vita ad una rete ancor oggi testimoniata dai paesi recanti il nome di San Dalmazzo, o con una chiesa a lui dedicata, posti sul versante meridionale delle Alpi Marittime. Nel nostro caso specifico, un monastero minore di questi benedettini si trovava a San Dalmazzo di Tenda, da cui con facilità si poteva rifornire un grande ospizio posto a metà salita al Colle di Tenda, dedicato alla Santissima Trinità e tuttora esistente col nome di “La Cà”. Sul versante di Limone vi era un centro minore dedicato a San Lorenzo, e anch’esso a circa metà percorso tra il paese ed il colle. Qui vi era una “cella”, cioè un modesto riparo per un monaco o due, che prestavano assistenza ai viandanti.
Ecco quindi l’importanza della cappella di San Lorenzo, i cui resti servivano ancora da magazzino ai pastori nel 1972 e che era un sito carico di storia, pur con tanti punti interrogativi. Sorgeva al centro dell’ampia distesa dei prati di San Lorenzo. Testimoni locali la ricordavano ancora integra prima del 1940; sarebbe stata la neve a rovinarla, lasciando ai pastori la parte antistante ed uno dei locali laterali. Ne avevo rilevato la pianta e fotografato il bel portale in pietra, le tracce di una monofora e dell’affresco sull’altare. Venne demolita nel 1980 circa, costruendo al posto un edificio.
Ne ho scritto in altra occasione: dalla visita apostolica del 1583 la cappella di San Lorenzo era collegata all’omonimo altare della chiesa parrocchiale di Limone e godeva di notevoli redditi per i prati che possedeva, con impegno di mantenere due ceri settimanali alla chiesa. Si fa pure cenno al compito di tenere in ordine il piccolo ospizio per i viandanti in modo che non sostino nella cappella.
Col fiorire dei pellegrinaggi e lo sviluppo degli ordini cavallereschi nel secolo XII, alcuni di questi valichi alpini erano stati presi in cura dai Cavalieri di San Giovanni o Gerosolimitani, spesso genericamente confusi con i Templari. Nel passaggio della contea di Tenda ai Savoia, l’ospizio venne dato all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, che poi lo diede in gestione come locanda; decadde con l’apertura della galleria di Tenda nel 1882.
Il Riberi ipotizza come possibile sito di questo ospizio non la cappella di San Lorenzo, ma una manciata di casupole, poste nel tratto a valle di quota 1500, localmente indicata come “Convento” o “Ex-capitoul”.
Il progetto di Napoleone: un grande ospizio al colle di Tenda come al Gran San Bernardo
L’importanza dell’assistenza ai viandanti sul colle di Tenda si può dedurre anche da una disposizione emanata dal governo napoleonico nel 1802. Il “28 temidoro anno 10” (29 luglio 1802), nel decreto di soppressione degli ordini monastici in Piemonte, nell’articolo secondo, si stabiliva la continuità di vita per le Suore della Carità e per gli istituti religiosi dediti all’assistenza dei malati e all’istruzione pubblica. Poi proseguiva: “Si stabiliscano sul Sempione, sul piccolo San Bernardo, sul Moncenisio, sul Monginevro e sul Colle di Tenda dei Conventi a foggia di quello di San Bernardo; si farà la scelta per soggiornare in questi Conventi di Religiosi dei Conventi soppressi. A quest’effetto l’Amministratore farà riservare le paramenta più scelte e gli oggetti necessari ai detti Conventi, e proporrà al Governo per dotare questi stabilimenti i beni che debbano esservi assegnati fra quelli degli Ordini e dei Conventi soppressi”.
Ovviamente il progetto avrebbe dovuto avere sede nell’ampio edificio posto sul versante meridionale del colle, già sede del priorato benedettino della Trinità e negli ultimi secoli dell’Ordine Mauriziano. Non risulta che tale progetto sia mai partito per quanto riguarda il colle di Tenda. L’antica struttura de La Cà è sopravvissuta, pur malconcio; sarebbe auspicabile che non facesse la fine della cella di San Lorenzo.
Per Napoleone i religiosi diventavano solo un ripiego utile al servizio pubblico, ma per alcuni secoli la presenza stabile di monaci ed eremiti ai bordi delle antiche vie, con la loro accoglienza fraterna, era stata una testimonianza di servizio e di speranza cristiana, capace di trasformare una piccola sosta nel cammino della vita in un segno del riposo nella comunione celeste.
(continua)
paesi
I resti della cappella di San Lorenzo sulla strada verso il Colle di Tenda
Il percorso della millenaria strada sul colle di Tenda può essere considerata l’arteria di diffusione del messaggio cristiano portato dalle città costiere alle cittadine nelle valli delle Alpi Marittime e del Piemonte meridionale; di qui sono passati san Dalmazzo ed i suoi sconosciuti compagni come primi messaggeri cristiani nel corso del terzo secolo dell’era cristiana. In seguito, nel medioevo, si abbozzarono le prime strutture ecclesiastiche territoriali, con le diocesi e le pievi. Il loro fulcro rimase nei centri urbani, per quanto essi sopravvissero agli sconvolgimenti sociali e politici di quei secoli. Ruolo crescente per l’attrazione delle popolazioni locali alla nuova religione cristiana ebbero i santuari ed i monasteri, sorti talvolta in simbiosi con i santuari. Avvenne probabilmente così per l’abbazia di San Dalmazzo a Pedona e la sua irradiazione benefica passò anche per le antiche strade romane.
La tomba di San Dalmazzo a Pedona divenne riferimento per pellegrini e monaci
Le indagini archeologiche, avvenute in concomitanza con la messa in sicurezza della parte absidale della millenaria chiesa di San Dalmazzo, hanno confermato la continuità di culto presso la tomba del santo, a partire dalla sua collocazione in una necropoli romana e poi sviluppata nella successione di chiese sempre più vaste. Restano ancora incerte le vicende dell’abbazia sorta attorno a questo santuario. I testi medievali evidenziano l’accorrere consistente di pellegrini, tanto da far attivare anche una fiera ed un mercato, con la costruzione di un “criptoportico” per tanta affluenza. Si poteva supporre un portico chiuso come quello del foro romano di Aosta, ma le ricostruzioni fatte dagli archeologi, sulla base di quanto emerso davanti alla chiesa, hanno disegnato un edificio imponente con funzione di “nartece”, di enorme atrio per l’accoglienza dei pellegrini.
Prima di soffermarci sulla rete di accoglienza attivata dai monaci di San Dalmazzo, per un raggio di oltre cinquanta chilometri sulle Alpi Marittime e sull’altipiano pedemontano, merita un cenno al fatto che per questi passi alpini transitavano anche pellegrini del grande circuito che nel medioevo costituì il crogiuolo per la cultura europea. Notevole sono gli appunti di un pellegrino francese, che nel dicembre 1480, rientrando dalla Terra Santa e da Roma, annotò giorno per giorno le tappe anche per il nostro tratto. Da Cuneo, la “città in alto”, toccò “Le bourg” (come viene detto ancora oggi in loco), che è “l’inizio della montagna di Cuneo, che è la peggiore che si debba attraversare tra tutti i monti”; fece tappa a Limone, “piede della montagna” e raggiunse Tenda “bella cittadina”, per proseguire verso Nizza.
La cappella di San Lorenzo, cella monastica collegata all’ospizio della Trinità?
L’abbazia custode delle reliquie di San Dalmazzo divenne anche il principale sostenitore delle vie di pellegrinaggio sulle strade che portavano al santo nella valli afferenti a Borgo. Pare abbastanza logico che venissero utilizzate almeno in parte le strutture antiche poste lungo le vie romane, trasformando quanto era sorto in chiave di logistica militare ed imperiale in un sistema di ospitalità. Nei tempi migliori dell’abbazia di San Dalmazzo di Pedona, prima delle così dette incursioni saracene del 906 e poi nella ripresa della sua rifioritura verso il 1100, i monaci di Borgo diedero vita ad una rete ancor oggi testimoniata dai paesi recanti il nome di San Dalmazzo, o con una chiesa a lui dedicata, posti sul versante meridionale delle Alpi Marittime. Nel nostro caso specifico, un monastero minore di questi benedettini si trovava a San Dalmazzo di Tenda, da cui con facilità si poteva rifornire un grande ospizio posto a metà salita al Colle di Tenda, dedicato alla Santissima Trinità e tuttora esistente col nome di “La Cà”. Sul versante di Limone vi era un centro minore dedicato a San Lorenzo, e anch’esso a circa metà percorso tra il paese ed il colle. Qui vi era una “cella”, cioè un modesto riparo per un monaco o due, che prestavano assistenza ai viandanti.
Ecco quindi l’importanza della cappella di San Lorenzo, i cui resti servivano ancora da magazzino ai pastori nel 1972 e che era un sito carico di storia, pur con tanti punti interrogativi. Sorgeva al centro dell’ampia distesa dei prati di San Lorenzo. Testimoni locali la ricordavano ancora integra prima del 1940; sarebbe stata la neve a rovinarla, lasciando ai pastori la parte antistante ed uno dei locali laterali. Ne avevo rilevato la pianta e fotografato il bel portale in pietra, le tracce di una monofora e dell’affresco sull’altare. Venne demolita nel 1980 circa, costruendo al posto un edificio.
Ne ho scritto in altra occasione: dalla visita apostolica del 1583 la cappella di San Lorenzo era collegata all’omonimo altare della chiesa parrocchiale di Limone e godeva di notevoli redditi per i prati che possedeva, con impegno di mantenere due ceri settimanali alla chiesa. Si fa pure cenno al compito di tenere in ordine il piccolo ospizio per i viandanti in modo che non sostino nella cappella.
Col fiorire dei pellegrinaggi e lo sviluppo degli ordini cavallereschi nel secolo XII, alcuni di questi valichi alpini erano stati presi in cura dai Cavalieri di San Giovanni o Gerosolimitani, spesso genericamente confusi con i Templari. Nel passaggio della contea di Tenda ai Savoia, l’ospizio venne dato all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, che poi lo diede in gestione come locanda; decadde con l’apertura della galleria di Tenda nel 1882.
Il Riberi ipotizza come possibile sito di questo ospizio non la cappella di San Lorenzo, ma una manciata di casupole, poste nel tratto a valle di quota 1500, localmente indicata come “Convento” o “Ex-capitoul”.
Il progetto di Napoleone: un grande ospizio al colle di Tenda come al Gran San Bernardo
L’importanza dell’assistenza ai viandanti sul colle di Tenda si può dedurre anche da una disposizione emanata dal governo napoleonico nel 1802. Il “28 temidoro anno 10” (29 luglio 1802), nel decreto di soppressione degli ordini monastici in Piemonte, nell’articolo secondo, si stabiliva la continuità di vita per le Suore della Carità e per gli istituti religiosi dediti all’assistenza dei malati e all’istruzione pubblica. Poi proseguiva: “Si stabiliscano sul Sempione, sul piccolo San Bernardo, sul Moncenisio, sul Monginevro e sul Colle di Tenda dei Conventi a foggia di quello di San Bernardo; si farà la scelta per soggiornare in questi Conventi di Religiosi dei Conventi soppressi. A quest’effetto l’Amministratore farà riservare le paramenta più scelte e gli oggetti necessari ai detti Conventi, e proporrà al Governo per dotare questi stabilimenti i beni che debbano esservi assegnati fra quelli degli Ordini e dei Conventi soppressi”.
Ovviamente il progetto avrebbe dovuto avere sede nell’ampio edificio posto sul versante meridionale del colle, già sede del priorato benedettino della Trinità e negli ultimi secoli dell’Ordine Mauriziano. Non risulta che tale progetto sia mai partito per quanto riguarda il colle di Tenda. L’antica struttura de La Cà è sopravvissuta, pur malconcio; sarebbe auspicabile che non facesse la fine della cella di San Lorenzo.
Per Napoleone i religiosi diventavano solo un ripiego utile al servizio pubblico, ma per alcuni secoli la presenza stabile di monaci ed eremiti ai bordi delle antiche vie, con la loro accoglienza fraterna, era stata una testimonianza di servizio e di speranza cristiana, capace di trasformare una piccola sosta nel cammino della vita in un segno del riposo nella comunione celeste.
(continua)
Anche Napoleone pensò ad un ospizio sul colle di Tenda
09 ottobre 2022
Cuneo
I resti della cappella di San Lorenzo sulla strada verso il Colle di Tenda
Il percorso della millenaria strada sul colle di Tenda può essere considerata l’arteria di diffusione del messaggio cristiano portato dalle città costiere alle cittadine nelle valli delle Alpi Marittime e del Piemonte meridionale; di qui sono passati san Dalmazzo ed i suoi sconosciuti compagni come primi messaggeri cristiani nel corso del terzo secolo dell’era cristiana. In seguito, nel medioevo, si abbozzarono le prime strutture ecclesiastiche territoriali, con le diocesi e le pievi. Il loro fulcro rimase nei centri urbani, per quanto essi sopravvissero agli sconvolgimenti sociali e politici di quei secoli. Ruolo crescente per l’attrazione delle popolazioni locali alla nuova religione cristiana ebbero i santuari ed i monasteri, sorti talvolta in simbiosi con i santuari. Avvenne probabilmente così per l’abbazia di San Dalmazzo a Pedona e la sua irradiazione benefica passò anche per le antiche strade romane.
La tomba di San Dalmazzo a Pedona divenne riferimento per pellegrini e monaci
Le indagini archeologiche, avvenute in concomitanza con la messa in sicurezza della parte absidale della millenaria chiesa di San Dalmazzo, hanno confermato la continuità di culto presso la tomba del santo, a partire dalla sua collocazione in una necropoli romana e poi sviluppata nella successione di chiese sempre più vaste. Restano ancora incerte le vicende dell’abbazia sorta attorno a questo santuario. I testi medievali evidenziano l’accorrere consistente di pellegrini, tanto da far attivare anche una fiera ed un mercato, con la costruzione di un “criptoportico” per tanta affluenza. Si poteva supporre un portico chiuso come quello del foro romano di Aosta, ma le ricostruzioni fatte dagli archeologi, sulla base di quanto emerso davanti alla chiesa, hanno disegnato un edificio imponente con funzione di “nartece”, di enorme atrio per l’accoglienza dei pellegrini.
Prima di soffermarci sulla rete di accoglienza attivata dai monaci di San Dalmazzo, per un raggio di oltre cinquanta chilometri sulle Alpi Marittime e sull’altipiano pedemontano, merita un cenno al fatto che per questi passi alpini transitavano anche pellegrini del grande circuito che nel medioevo costituì il crogiuolo per la cultura europea. Notevole sono gli appunti di un pellegrino francese, che nel dicembre 1480, rientrando dalla Terra Santa e da Roma, annotò giorno per giorno le tappe anche per il nostro tratto. Da Cuneo, la “città in alto”, toccò “Le bourg” (come viene detto ancora oggi in loco), che è “l’inizio della montagna di Cuneo, che è la peggiore che si debba attraversare tra tutti i monti”; fece tappa a Limone, “piede della montagna” e raggiunse Tenda “bella cittadina”, per proseguire verso Nizza.
La cappella di San Lorenzo, cella monastica collegata all’ospizio della Trinità?
L’abbazia custode delle reliquie di San Dalmazzo divenne anche il principale sostenitore delle vie di pellegrinaggio sulle strade che portavano al santo nella valli afferenti a Borgo. Pare abbastanza logico che venissero utilizzate almeno in parte le strutture antiche poste lungo le vie romane, trasformando quanto era sorto in chiave di logistica militare ed imperiale in un sistema di ospitalità. Nei tempi migliori dell’abbazia di San Dalmazzo di Pedona, prima delle così dette incursioni saracene del 906 e poi nella ripresa della sua rifioritura verso il 1100, i monaci di Borgo diedero vita ad una rete ancor oggi testimoniata dai paesi recanti il nome di San Dalmazzo, o con una chiesa a lui dedicata, posti sul versante meridionale delle Alpi Marittime. Nel nostro caso specifico, un monastero minore di questi benedettini si trovava a San Dalmazzo di Tenda, da cui con facilità si poteva rifornire un grande ospizio posto a metà salita al Colle di Tenda, dedicato alla Santissima Trinità e tuttora esistente col nome di “La Cà”. Sul versante di Limone vi era un centro minore dedicato a San Lorenzo, e anch’esso a circa metà percorso tra il paese ed il colle. Qui vi era una “cella”, cioè un modesto riparo per un monaco o due, che prestavano assistenza ai viandanti.
Ecco quindi l’importanza della cappella di San Lorenzo, i cui resti servivano ancora da magazzino ai pastori nel 1972 e che era un sito carico di storia, pur con tanti punti interrogativi. Sorgeva al centro dell’ampia distesa dei prati di San Lorenzo. Testimoni locali la ricordavano ancora integra prima del 1940; sarebbe stata la neve a rovinarla, lasciando ai pastori la parte antistante ed uno dei locali laterali. Ne avevo rilevato la pianta e fotografato il bel portale in pietra, le tracce di una monofora e dell’affresco sull’altare. Venne demolita nel 1980 circa, costruendo al posto un edificio.
Ne ho scritto in altra occasione: dalla visita apostolica del 1583 la cappella di San Lorenzo era collegata all’omonimo altare della chiesa parrocchiale di Limone e godeva di notevoli redditi per i prati che possedeva, con impegno di mantenere due ceri settimanali alla chiesa. Si fa pure cenno al compito di tenere in ordine il piccolo ospizio per i viandanti in modo che non sostino nella cappella.
Col fiorire dei pellegrinaggi e lo sviluppo degli ordini cavallereschi nel secolo XII, alcuni di questi valichi alpini erano stati presi in cura dai Cavalieri di San Giovanni o Gerosolimitani, spesso genericamente confusi con i Templari. Nel passaggio della contea di Tenda ai Savoia, l’ospizio venne dato all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, che poi lo diede in gestione come locanda; decadde con l’apertura della galleria di Tenda nel 1882.
Il Riberi ipotizza come possibile sito di questo ospizio non la cappella di San Lorenzo, ma una manciata di casupole, poste nel tratto a valle di quota 1500, localmente indicata come “Convento” o “Ex-capitoul”.
Il progetto di Napoleone: un grande ospizio al colle di Tenda come al Gran San Bernardo
L’importanza dell’assistenza ai viandanti sul colle di Tenda si può dedurre anche da una disposizione emanata dal governo napoleonico nel 1802. Il “28 temidoro anno 10” (29 luglio 1802), nel decreto di soppressione degli ordini monastici in Piemonte, nell’articolo secondo, si stabiliva la continuità di vita per le Suore della Carità e per gli istituti religiosi dediti all’assistenza dei malati e all’istruzione pubblica. Poi proseguiva: “Si stabiliscano sul Sempione, sul piccolo San Bernardo, sul Moncenisio, sul Monginevro e sul Colle di Tenda dei Conventi a foggia di quello di San Bernardo; si farà la scelta per soggiornare in questi Conventi di Religiosi dei Conventi soppressi. A quest’effetto l’Amministratore farà riservare le paramenta più scelte e gli oggetti necessari ai detti Conventi, e proporrà al Governo per dotare questi stabilimenti i beni che debbano esservi assegnati fra quelli degli Ordini e dei Conventi soppressi”.
Ovviamente il progetto avrebbe dovuto avere sede nell’ampio edificio posto sul versante meridionale del colle, già sede del priorato benedettino della Trinità e negli ultimi secoli dell’Ordine Mauriziano. Non risulta che tale progetto sia mai partito per quanto riguarda il colle di Tenda. L’antica struttura de La Cà è sopravvissuta, pur malconcio; sarebbe auspicabile che non facesse la fine della cella di San Lorenzo.
Per Napoleone i religiosi diventavano solo un ripiego utile al servizio pubblico, ma per alcuni secoli la presenza stabile di monaci ed eremiti ai bordi delle antiche vie, con la loro accoglienza fraterna, era stata una testimonianza di servizio e di speranza cristiana, capace di trasformare una piccola sosta nel cammino della vita in un segno del riposo nella comunione celeste.
(continua)