editoriale

Elezioni 2022, la sconfitta di tecnici ed economisti?

08 ottobre 2022

Cuneo

Urna elettorale - elezioni politiche Tra i dati più eclatanti delle recenti elezioni politiche c’è senza dubbio quello che ha visto perdenti figure di primissimo piano tra quelli che vengono solitamente definiti “tecnici”. Ciò vale, in primo luogo, per il Presidente del Consiglio uscente. Sebbene Mario Draghi non fosse candidato con nessun partito, è innegabile che le parti politiche che più lo hanno sostenuto non sono uscite bene dalle urne. Al contrario, sono stati premiati Fratelli d’Italia da un lato e, dall’altro lato, il Movimento 5 Stelle, seppure, quest’ultimo, sempre nell’ambito di un tracollo di consensi rispetto alle scorse elezioni politiche. Non pare essere un caso che l’unico partito all’opposizione nella legislatura appena conclusa (vale a dire Fratelli d’Italia) sia quello che ha ricevuto i maggiori consensi e che, contemporaneamente, il partito che ha dato avvio alla crisi del “Governo Draghi” (il Movimento 5 Stelle) abbia sorprendentemente retto all’urto elettorale che, a detta di molti, ne avrebbe provocato la scomparsa. Su un piano diverso, ma comunque significativo, si deve poi segnalare la nettissima vittoria della senatrice Santanchè sul noto economista Carlo Cottarelli. Più che indulgere in letture banali e, tutto sommato, non rispettose del voto degli elettori, ciò che occorre notare è che, evidentemente, i tecnici, per quanto autorevoli, prestigiosi, stimati e rispettati, alla fine dei conti non sono figure che riescono a raccogliere i consensi necessari per vincere o per veder loro assicurata una continuità di azione di governo. Questa non pare una tendenza solo di oggi. Nel recente passato, non miglior sorte ha avuto il percorso di un altro tecnico, il professor Monti, la cui parabola politica si è spenta con la dissoluzione, nel 2019, di “Scelta Civica”, partito fondato dallo stesso professor Monti nel 2013 ma da lui stesso lasciato a soli due anni dalla sua costituzione.  Per certi aspetti, verrebbe quasi da rallegrarsi di esiti di questo tipo se tutto ciò rappresentasse una riaffermazione del primato della politica e dei politici sui tecnici. Se così fosse, infatti, l’odierno apparente tramonto della stella dei tecnici-economisti dovrebbe essere accompagnato da una nuova stagione in cui i temi economici vengono ripresi e reinseriti in quell’orizzonte più ampio che la politica dovrebbe disegnare e governare. Se la politica, infatti, è individuazione dei fini dell’azione di governo rispetto a una comunità fatta Stato, allora l’economia dovrebbe essere inserita in modo coerente e armonico in questo tipo di scelte, viste nel loro insieme. La sanità pubblica, l’istruzione, i trasporti, lo sviluppo, la politica energetica hanno bisogno di scelte coraggiose e forti, in cui le valutazioni di ordine economico, pur essendo centrali, non possono esaurire la complessità delle valutazioni. L’affermazione di una volontà politica rispetto alla sanità pubblica, ad esempio, dovrebbe essere preceduta, accompagnata e poi seguita da una attenta analisi economica, ma non può esaurirsi in questa analisi. L’affermazione delle priorità spetta, infatti, alla politica e il compito degli economisti dovrebbe essere quello di supportare questo tipo di azione indicando come allocare le risorse necessarie a scapito di quello che (sempre dalla politica) viene individuato come secondario. Se, dunque, il ragionamento degli elettori che hanno premiato alcune forze politiche e alcuni candidati rispetto ad altri è stato questo, allora non si può che prenderne atto con soddisfazione, nell’auspicio che tutto possa andare per il meglio. Se le cose stanno davvero così, allora non hanno motivo di essere i timori di chi pensa che la politica non abbia, ancora una volta, le capacità necessarie per affrontare la complessità dell’attuale conteso nazionale e internazionale. Se, infatti, è vero che il primato non possa spettare all’economia, è altrettanto innegabile che le difficoltà della attuale congiuntura economica richiedono un elevatissimo livello di competenza, di consapevolezza e di responsabilità in chi dovrà guidare il nostro Paese in queste acque così agitate. Non c’è più spazio per le improvvisazioni, per i tentativi velleitari o per le promesse (non solo elettorali) evidentemente destinate a non essere mantenute. È tempo di affrontare il merito delle questioni e di farlo al meglio. Rispetto a tutto questo, non ci si può che augurare che abbia ragione chi ha deciso di congedare una persona e un economista del calibro Mario Draghi.  
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