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Suor Alfonsa Elisabetta: “Per entrare in clausura, sono fuggita da casa”

02 ottobre 2022

Cuneo

Lei è la religiosa che prende letteralmente per la gola le monache di clausura Romite di Sant’Ambrogio ad Nemus, che oggi a Revello sono sei. Suor Alfonsa Elisabetta Ruspi è nata il 16 giugno 1959 a Saronno, in provincia di Varese, ma abitava a Cesate. Madre Letizia, la  badessa del monastero, sottolinea sovente che “qui siamo fortunate, perché suor Alfonsa Elisabetta cucina benissimo!”. Suor Alfonsa Elisabetta, che scuole ha frequentato? Ho studiato all’Istituto magistrale e poi da infermiera professionale. Da ragazza sognavo di poter fare l’infermiera. Prima di arrivare in Valle Po, lavoravo in un reparto di Pediatria nell’ospedale di Garbagnate, in provincia di Milano. La chiamata come si è manifestata? In una vacanza, ero in mezzo a gente povera della Basilicata. Mentre quella monastica è arrivata quando stavo assistendo un malato terminale. Da quanto è a Revello? Da 35 anni. Non ero fidanzata. La mia famiglia inizialmente non ha accolto bene la mia decisione, e per entrare in monastero sono fuggita di casa. Però dopo un anno, vedendomi contenta, i miei hanno accettato la mia scelta di vita. La sua giornata quando inizia e come si sviluppa? Inizia alle ore 5 del mattino. Meditazione e poi la colazione. Alle  6.30, l’Ufficio delle Letture, poi le Lodi, l’Ora Terza, la Messa. Alle 8.30, mi aspetta il lavoro nell’orto fino alle 10.30, poi vado in cucina. Il pranzo è a mezzogiorno. Alle 13.30, l’ora di ricreazione con le Madri e le sorelle e fino alle 14.30 l’ora del silenzio in cui una può riposare, leggere e fare lavori personali. Alle 14.30, l’Ora Sesta e Nona; alle 15, il lavoro fino alle 17.30. Alle 18, i Vespri, con la meditazione e il Rosario. Alle 19.30 mangiamo la cena, poi segue mezz’ora di ricreazione comunitaria; alle 20.45, Compieta; Alle 22 luci spente e il riposo. Il tutto è condito con serenità, armonia, silenzio e parole essenziali!  Senza televisione e radio, come si vive? Benissimo! Sono al corrente di tutto ciò che avviene nel mondo, con le notizie del quotidiano Avvenire e dei settimanali ‘Corriere di Saluzzo’ e ‘La Guida’ e grazie anche alle notizie che la Madre ci comunica. Chiusa nelle mura del convento, non si sente fuori dal mondo? No, assolutamente! Anzi, mi sento inserita a 360 gradi nel mondo. Nell’orto del monastero cosa coltiva?  Abbiamo due serre e coltiviamo ortaggi per ogni stagione:  lamponi gialli, rossi, fragole, mirtilli, more, lampo-more. Dedico all’orto due ore al mattino e due ore al pomeriggio. Però l’orario di lavoro può variare, secondo le stagioni e il raccolto della frutta e verdura. Prepariamo anche marmellate e giardiniere. Lei è un’ottima cuoca: il segreto per cucinare bene quale è?  Beh, ottima non lo direi proprio! Madre Letizia e le sorelle sono però contente di quanto faccio. Il segreto, oltre alle semplici e tradizionali ricette, è che aggiungo un po’ di passione e il cuore, nello stesso modo con cui lo fa una mamma per la sua famiglia! Come donna, lei non ha dei rimpianti per non aver avuto dei figli suoi o una famiglia? No! Mi sento una donna perfettamente realizzata. Mi sento madre, con una moltitudine di figli, in primis i giovani! Porto tutta l’umanità nel cuore: chi soffre, chi spera, chi cerca il senso della vita, le famiglie serene e quelle in difficoltà, gli anziani soli, i malati. I problemi sociali e politici di ogni giorno. Insomma, sono tutti in me e io amo tutti! Voi pregate molto: perché la preghiera è importante? La preghiera è molto importante: non risolve le sofferenze e le fatiche che viviamo con tanti fratelli, ma dà senso, conforto e speranza alle attuali realtà quotidiane che ognuno di noi vive. Potesse tornare indietro, cambierebbe la sua vita di oggi?  Non cambierei per nulla la mia vita. Sono contentissima del bene e del male che ho sperimentato in me. Anche le scelte più negative che positive sono state un momento di crescita e maturità umana nella mia vita. Vale la pena di far tesoro di ogni avvenimento che si presenta ad ogni ora della vita. Sì, perché ‘tutto concorre per il bene’. Dio a loro basta, è scritto sulla porta del parlatorio del monastero.
Intervista Revello Suora Volontatrio