editoriale

Quando gli individualismi del giocatore cedono il passo a quello della squadra

15 agosto 2022

Cuneo

Mario Draghi e Ciampi Non occorre essere appassionati di sport americani per aver sentito parlare dei New York Yankees. Si tratta di una delle squadre sportive più famose al mondo. Il logo della squadra (la N e la Y sovrapposte di colore bianco o blu) campeggia su maglie e cappelli indossati anche da chi non ha mai seguito una partita di baseball. Gli stessi giocatori degli Yankees sono noti ben oltre i confini dello sport e alcuni di loro sono diventati famosi anche tra i non appassionati. Joe DiMaggio su tutti, ma anche Babe Ruth, Lou Gehring e, più recentemente (sebbene meno noti in Europa) Alex Rodriguez e Derek Jeter rappresentano autentiche icone della cultura americana. Tra i tratti specifici degli Yankees, che rendono unica questa squadra anche nel panorama sportivo moderno, se ne trova una, per certi aspetti, sorprendente: i giocatori non hanno il loro nome scritto sulle spalle, sopra o sotto il numero. Chi vuole giocare nella squadra più ambita, deve sapere che gli individualismi non sono ammessi e che il nome del giocatore cede il passo a quello della squadra. Pare quindi quasi paradossale che alcuni tra i giocatori di baseball più noti al mondo siano quelli che hanno accettato questo tipo di regola. In tempi di esasperazione della visibilità personale come quelli che viviamo si tratta di un elemento di riflessione che può essere non banale. Provocatoriamente, ci si potrebbe domandare se le star vere o presunte del mondo del calcio europeo sarebbero disposte ad accettare di non avere il proprio nome sulla maglia. Si tratta di una domanda certamente oziosa, ma la questione diventa più seria se, con le dovute distinzioni, il discorso viene traslato in altri contesti, come quello politico ed economico. Detto che, in politica, è estremamente diffusa l’abitudine di personalizzare anche i nomi di liste e partiti politici, per il mondo economico il discorso deve essere affrontato in termini diversi. La smodata passione di alcuni uomini politici per il centro della scena non si riscontra nelle persone che hanno occupato e che occupano ruoli di primo piano nella realtà economica. L’azione dei grandi economisti e di alcuni manager di aziende pubbliche e private è stata connotata dalla discrezione e dalla sobrietà nei modi tanto che, molte volte, il grande pubblico non conosce neppure i loro nomi. Solo per citare alcuni italiani che molto hanno fatto per lo sviluppo economico e per la stabilità monetaria in Italia e in Europa, Enrico Mattei, Tommaso Padoa Schioppa, Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi, seppure diversissimi tra loro, certamente non potrebbero essere indicati come esempi di protagonismo. Eppure, ognuno a modo suo e secondo le esigenze dell’epoca in cui sono vissuti, hanno segnato profondamente i destini economici e monetari del loro tempo e non solo. L’approvvigionamento di energia a basso costo, grazie all’opera di Enrico Mattei nel secondo dopoguerra, ha reso possibile la ripresa e il “miracolo economico” italiano negli anni ’50 e nei primi anni ’60. L’opera di Padoa Schioppa per la nascita del Sistema Monetario Europeo e le intuizioni di Ciampi che comprese, nel bel mezzo della crisi monetaria del 1992, che quel sistema doveva evolvere in una moneta comune, diedero all’Europa la stabilità monetaria di cui c’era bisogno. Infine, il celeberrimo “whatever it takes” (“costi quel che costi”) che l’allora Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi pronunciò il 26 luglio del 2012, ha salvato l’Euro e consentito agli Stati di non essere travolti dalla crisi del debito sovrano. Soprattutto Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi sono noti al grande pubblico per gli incarichi politici e di governo assunti, ma lo sarebbero molto meno se il loro cursus honorum fosse rimasto circoscritto al mondo dell’economia. Comunque la si pensi, è indubbio che si tratta di persone che l’Europa e il mondo intero ci invidiano. Tra i motivi di apprezzamento c’è anche quello legato allo stile estremamente discreto, seppure accompagnato da un grande coraggio e da una fortissima determinazione. Forse, il merito più grande di queste persone è stato proprio quello di essere diventati protagonisti delle vicende economiche del loro tempo quasi loro malgrado, senza personalismi o desideri di protagonismo. L’accostamento è senza dubbio forzato, ma è curioso osservare come, a volte, per i successi di squadra, nello sport e in economia, siano necessari leader che accettino di non avere il loro nome scritto sulla maglia.
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