L’invasione dell’Ucraina da parte di Putin è in atto ormai da quasi cinque mesi. E, sia pure con battute di arresto e temporanei arretramenti, prosegue con un ritmo ad un tempo lento e inesorabile. Un ritmo certamente enfatizzato dalla propaganda putiniana, intenta a diffondere una narrazione della guerra in corso come l’inevitabile esito di un conflitto di civiltà legato a due sistemi valoriali incompatibili. Ma anche minimizzato da una contro-narrazione occidentale il cui tentativo è stato a lungo quellodi far credere che l’“operazione speciale” scatenata da Putin fosse destinata ad un rapido fallimento. E questo, oltre che per l’incapacità dell’arsenale russo di far fronte alle moderne armi fornite a Kiev dal blocco occidentale, anche per la debolezza complessiva dell’economia russa, costretta dalle sanzioni inflitte alla Russia dall’Occidente perlomeno a recedere dai propri propositi espansionistici iniziali. Dopo cinque mesi di guerra a profilarsi all’orizzonte è però una realtà molto diversa non solo da quella veicolata dalla propaganda russa, ma anche da quella prospettata dallo storytelling occidentale. Le previsioni messe in campo in quest’ultimo contesto all’esplodere del conflitto da economisti e politologi, propugnate dai vertici istituzionali sia dell’Unione Europea sia delle diverse nazioni aderenti ad essa, trasformate infine in un tam tam martellante da parte dei media occidentali, stanno infatti rivelandosi quantomeno troppo ottimistiche. È di questi giorni, innanzitutto, l’informativa della British Intelligence che descrive la Russia come intenta a prepararsi a un’offensiva a tutto campo; parallelamente la sua economia, basata sull’export di materie prime, sembra aver trovato comunque nuovi sbocchi rispetto ai precedenti; il rublo, infine, non solo si è trasformato in una moneta forte, ma anche ha cominciato a volare, giocandosela inaspettatamente con euro e dollaro. Un quadro che non sembrerebbe affatto essere in linea con la descrizione di una Russia ormai alla frutta.
Ora, però, sembra esserci di più. Le sanzioni messe a punto dall’Europa contro la Russia, ben lungi dal raggiungere l’obiettivo di piegare la grande potenza cui erano dirette, sembrano aver scatenato una reazione destinata invece a ripercuotersi pesantemente sull’economia del vecchio continente. A fronte di un’Unione Europea incapace di introdurre sanzioni esplicitamente volte ad interdire l’utilizzo sul proprio territorio di gas proveniente dalla Russia, ma solo di dichiarare la necessità di ridurre al riguardo la propria dipendenza da essa, Putin sembrerebbe ancora una volta aver fatto la mossa giusta. La decisione di Gazprom di bloccare per una decina di giorni il flusso di gas dal Nord Stream ha infatti scatenato in Germania, oltre ai timori derivanti dalle ricadute aziendali del prolungarsi di questo arresto, anche il terrore di dover passare l’inverno al freddo. E questo al punto che, in una delle più avanzate economie al mondo, si è scatenata una corsa all’acquisto di stufe a legna e a pellet, oltre che dei loro relativi combustibili.
In tutti i conflitti messi in atto dall’Europa nei confronti della Russia, la potenza della prima ha comunque finito con l’infrangersi – e la cosa fece fallire i tentativi di conquista del territorio russo da parte sia di Napoleone che di Hitler – con quello che fin da allora cominciò ad essere definito come “Il Generale Inverno”. Sia l’operazione militare del primo che quella del secondo, infatti, naufragarono non tanto per l’imperizia o l’assenza di strategia di chi le guidava, ma piuttosto per l’incapacità delle truppe dei due eserciti di sopportare le condizioni di particolare rigidità imposte dal clima invernale in Russia. Sarà così con “Il Generale Inverno” che l’Europa, anche questa volta, dovrà confrontarsi? Paradossalmente, però, non sul territorio russo, ma sul suo stesso territorio e ben prima ancora che la brutta stagione arrivi. Questo peculiare “Generale” sta del resto cominciando fin da ora, a far paura. A provarlo sono sia la corsa europea ad approvvigionarsi di gas su nuovi mercati, sia le tensioni che, proprio intorno al tema energetico, sul piano sociale stanno affiorando. All’autunno caldo che si prospetta per l’Europa, e che tutti i commentatori temono, non sarà dunque affatto estraneo il potenziale materializzarsi, questa volta a casa nostra, del “Generale Inverno”.
editoriale
L’invasione dell’Ucraina da parte di Putin è in atto ormai da quasi cinque mesi. E, sia pure con battute di arresto e temporanei arretramenti, prosegue con un ritmo ad un tempo lento e inesorabile. Un ritmo certamente enfatizzato dalla propaganda putiniana, intenta a diffondere una narrazione della guerra in corso come l’inevitabile esito di un conflitto di civiltà legato a due sistemi valoriali incompatibili. Ma anche minimizzato da una contro-narrazione occidentale il cui tentativo è stato a lungo quellodi far credere che l’“operazione speciale” scatenata da Putin fosse destinata ad un rapido fallimento. E questo, oltre che per l’incapacità dell’arsenale russo di far fronte alle moderne armi fornite a Kiev dal blocco occidentale, anche per la debolezza complessiva dell’economia russa, costretta dalle sanzioni inflitte alla Russia dall’Occidente perlomeno a recedere dai propri propositi espansionistici iniziali. Dopo cinque mesi di guerra a profilarsi all’orizzonte è però una realtà molto diversa non solo da quella veicolata dalla propaganda russa, ma anche da quella prospettata dallo storytelling occidentale. Le previsioni messe in campo in quest’ultimo contesto all’esplodere del conflitto da economisti e politologi, propugnate dai vertici istituzionali sia dell’Unione Europea sia delle diverse nazioni aderenti ad essa, trasformate infine in un tam tam martellante da parte dei media occidentali, stanno infatti rivelandosi quantomeno troppo ottimistiche. È di questi giorni, innanzitutto, l’informativa della British Intelligence che descrive la Russia come intenta a prepararsi a un’offensiva a tutto campo; parallelamente la sua economia, basata sull’export di materie prime, sembra aver trovato comunque nuovi sbocchi rispetto ai precedenti; il rublo, infine, non solo si è trasformato in una moneta forte, ma anche ha cominciato a volare, giocandosela inaspettatamente con euro e dollaro. Un quadro che non sembrerebbe affatto essere in linea con la descrizione di una Russia ormai alla frutta.
Ora, però, sembra esserci di più. Le sanzioni messe a punto dall’Europa contro la Russia, ben lungi dal raggiungere l’obiettivo di piegare la grande potenza cui erano dirette, sembrano aver scatenato una reazione destinata invece a ripercuotersi pesantemente sull’economia del vecchio continente. A fronte di un’Unione Europea incapace di introdurre sanzioni esplicitamente volte ad interdire l’utilizzo sul proprio territorio di gas proveniente dalla Russia, ma solo di dichiarare la necessità di ridurre al riguardo la propria dipendenza da essa, Putin sembrerebbe ancora una volta aver fatto la mossa giusta. La decisione di Gazprom di bloccare per una decina di giorni il flusso di gas dal Nord Stream ha infatti scatenato in Germania, oltre ai timori derivanti dalle ricadute aziendali del prolungarsi di questo arresto, anche il terrore di dover passare l’inverno al freddo. E questo al punto che, in una delle più avanzate economie al mondo, si è scatenata una corsa all’acquisto di stufe a legna e a pellet, oltre che dei loro relativi combustibili.
In tutti i conflitti messi in atto dall’Europa nei confronti della Russia, la potenza della prima ha comunque finito con l’infrangersi – e la cosa fece fallire i tentativi di conquista del territorio russo da parte sia di Napoleone che di Hitler – con quello che fin da allora cominciò ad essere definito come “Il Generale Inverno”. Sia l’operazione militare del primo che quella del secondo, infatti, naufragarono non tanto per l’imperizia o l’assenza di strategia di chi le guidava, ma piuttosto per l’incapacità delle truppe dei due eserciti di sopportare le condizioni di particolare rigidità imposte dal clima invernale in Russia. Sarà così con “Il Generale Inverno” che l’Europa, anche questa volta, dovrà confrontarsi? Paradossalmente, però, non sul territorio russo, ma sul suo stesso territorio e ben prima ancora che la brutta stagione arrivi. Questo peculiare “Generale” sta del resto cominciando fin da ora, a far paura. A provarlo sono sia la corsa europea ad approvvigionarsi di gas su nuovi mercati, sia le tensioni che, proprio intorno al tema energetico, sul piano sociale stanno affiorando. All’autunno caldo che si prospetta per l’Europa, e che tutti i commentatori temono, non sarà dunque affatto estraneo il potenziale materializzarsi, questa volta a casa nostra, del “Generale Inverno”.
L’Europa degli auspici e il generale inverno
30 luglio 2022
Cuneo
L’invasione dell’Ucraina da parte di Putin è in atto ormai da quasi cinque mesi. E, sia pure con battute di arresto e temporanei arretramenti, prosegue con un ritmo ad un tempo lento e inesorabile. Un ritmo certamente enfatizzato dalla propaganda putiniana, intenta a diffondere una narrazione della guerra in corso come l’inevitabile esito di un conflitto di civiltà legato a due sistemi valoriali incompatibili. Ma anche minimizzato da una contro-narrazione occidentale il cui tentativo è stato a lungo quellodi far credere che l’“operazione speciale” scatenata da Putin fosse destinata ad un rapido fallimento. E questo, oltre che per l’incapacità dell’arsenale russo di far fronte alle moderne armi fornite a Kiev dal blocco occidentale, anche per la debolezza complessiva dell’economia russa, costretta dalle sanzioni inflitte alla Russia dall’Occidente perlomeno a recedere dai propri propositi espansionistici iniziali. Dopo cinque mesi di guerra a profilarsi all’orizzonte è però una realtà molto diversa non solo da quella veicolata dalla propaganda russa, ma anche da quella prospettata dallo storytelling occidentale. Le previsioni messe in campo in quest’ultimo contesto all’esplodere del conflitto da economisti e politologi, propugnate dai vertici istituzionali sia dell’Unione Europea sia delle diverse nazioni aderenti ad essa, trasformate infine in un tam tam martellante da parte dei media occidentali, stanno infatti rivelandosi quantomeno troppo ottimistiche. È di questi giorni, innanzitutto, l’informativa della British Intelligence che descrive la Russia come intenta a prepararsi a un’offensiva a tutto campo; parallelamente la sua economia, basata sull’export di materie prime, sembra aver trovato comunque nuovi sbocchi rispetto ai precedenti; il rublo, infine, non solo si è trasformato in una moneta forte, ma anche ha cominciato a volare, giocandosela inaspettatamente con euro e dollaro. Un quadro che non sembrerebbe affatto essere in linea con la descrizione di una Russia ormai alla frutta.
Ora, però, sembra esserci di più. Le sanzioni messe a punto dall’Europa contro la Russia, ben lungi dal raggiungere l’obiettivo di piegare la grande potenza cui erano dirette, sembrano aver scatenato una reazione destinata invece a ripercuotersi pesantemente sull’economia del vecchio continente. A fronte di un’Unione Europea incapace di introdurre sanzioni esplicitamente volte ad interdire l’utilizzo sul proprio territorio di gas proveniente dalla Russia, ma solo di dichiarare la necessità di ridurre al riguardo la propria dipendenza da essa, Putin sembrerebbe ancora una volta aver fatto la mossa giusta. La decisione di Gazprom di bloccare per una decina di giorni il flusso di gas dal Nord Stream ha infatti scatenato in Germania, oltre ai timori derivanti dalle ricadute aziendali del prolungarsi di questo arresto, anche il terrore di dover passare l’inverno al freddo. E questo al punto che, in una delle più avanzate economie al mondo, si è scatenata una corsa all’acquisto di stufe a legna e a pellet, oltre che dei loro relativi combustibili.
In tutti i conflitti messi in atto dall’Europa nei confronti della Russia, la potenza della prima ha comunque finito con l’infrangersi – e la cosa fece fallire i tentativi di conquista del territorio russo da parte sia di Napoleone che di Hitler – con quello che fin da allora cominciò ad essere definito come “Il Generale Inverno”. Sia l’operazione militare del primo che quella del secondo, infatti, naufragarono non tanto per l’imperizia o l’assenza di strategia di chi le guidava, ma piuttosto per l’incapacità delle truppe dei due eserciti di sopportare le condizioni di particolare rigidità imposte dal clima invernale in Russia. Sarà così con “Il Generale Inverno” che l’Europa, anche questa volta, dovrà confrontarsi? Paradossalmente, però, non sul territorio russo, ma sul suo stesso territorio e ben prima ancora che la brutta stagione arrivi. Questo peculiare “Generale” sta del resto cominciando fin da ora, a far paura. A provarlo sono sia la corsa europea ad approvvigionarsi di gas su nuovi mercati, sia le tensioni che, proprio intorno al tema energetico, sul piano sociale stanno affiorando. All’autunno caldo che si prospetta per l’Europa, e che tutti i commentatori temono, non sarà dunque affatto estraneo il potenziale materializzarsi, questa volta a casa nostra, del “Generale Inverno”.