editoriale

Percorrere le antiche mulattiere per salvarle

24 luglio 2022

Cuneo

sentiero di montagna Quello delle vie di mezza montagna che collegano tra loro le frazioni e queste ultime con i loro rispettivi centri di riferimento è un universo estremamente fragile ed esposto a un processo di deterioramento non di rado destinato a tradursi, per lo meno parzialmente, in una vera e propria dissoluzione. Questo processo appare certamente determinato dall’abbandono inesorabile delle terre alte, dal trasformarsi di quelli che erano nuclei in passato abitati da numerose famiglie in vere e proprie borgate fantasma e, non ultimo, dal numero tutt’altro che piccolo di mulattiere e sentieri che solcano e attraversano versanti e dorsali delle nostre montagne. Quella che dunque, in passato, ha rappresentato una rete di comunicazione decisiva per chi abitava questi spazi, oggi si è trasformata in un patrimonio che richiede di essere salvaguardato, ma che di fatto non potrà mai essere tutelato nella sua integralità, al di là della buona volontà dei diversi soggetti a vario titolo impegnati nell’azione di contrasto a questo processo. La fragilità di questo universo, al di là delle cause sopra esposte, appare ulteriormente minacciata da un elemento che, sebbene non del tutto nuovo, oggi sta assumendo una rilevanza particolare. I cambiamenti climatici in corso, quale che ne siano le ragioni, sembrano infatti rendere meno eccezionali fenomeni atmosferici destinati a creare, spesso in pochi minuti, danni consistenti anche all’ambiente montano e alla rete di sentieri che nel tempo gli uomini hanno realizzato. Se in questi giorni provate a percorrere il sentiero che, sopra Monterosso Grana, porta per cresta da Borgata Viano a Madonna della Neve vi troverete di fronte ad alcuni tratti di questo percorso, peraltro palinato e ben indicato, completamente distrutti da alberi abbattuti e in certi casi completamente sradicati. Probabilmente per effetto della tromba d’aria che, nel tardo pomeriggio del 4 luglio, si è abbattuta su questa parte della valle Grana, devastando peraltro anche la mostra allestita davanti all’antica Chiesa di Santa Maria della Valle in frazione Cavaliggi. Il ripristino di questo sentiero non sarà ovviamente immediato e, visto che nel frattempo la natura non mancherà di invadere i nuovi spazi creati da questa distruzione, non è da escludere che il tracciato muti di segno e si adatti alla nuova situazione, finendo col rendere lo stesso ripristino quasi inutile. Del resto questo adattamento del vecchio sentiero, realizzato attraverso un nuovo percorso in grado di evitare la distruzione prodotta dalla caduta degli alberi, appare registrabile già fin da ora, come prova il prender forma di una nuova traccia che consente dopo qualche centinaio di metri di raccordarsi al percorso originario. Mostrando così come la salvaguardia della rete sentieristica locale abbia un solo modo di essere promossa: quello cioè di essere nuovamente utilizzata, restituendole quell’uso che, venuto meno, ne ha provocato l’abbandono e il deterioramento. Certo questo nuovo utilizzo non avrà nulla a che vedere con quello pregresso, alterandone anche, quasi inevitabilmente, tracce e percorsi. E tuttavia esso eviterà il venir meno del tutto di quelle mulattiere e di quei sentieri che rappresentano comunque una testimonianza unica della storia delle nostre valli. Qualche settimana fa, salendo lungo uno di questi sentieri, ho incrociato con piacere una squadra di forestali della Regione Piemonte intenti a rimetterne a punto il percorso e a renderne più evidente la traccia liberandola dalla vegetazione. E uno di questi forestali, nello spiegarmi che era da alcuni giorni che la squadra operava nella zona su richiesta del Comune di pertinenza e che stava per spostarsi a fare la medesima operazione in alta valle Stura, mi ha detto: “I sentieri sono veramente troppi e star dietro a tutti è impossibile. L’unica soluzione è che la gente ricominci a percorrerli ed eviti così che si perdano del tutto”. Aggiungendo anche che la sua impressione era che fortunatamente, da una parte per effetto della crescita di escursionisti e appassionati di mountain bike e dall’altra per la voglia di stare all’aria aperta indotta dal lockdown, la percorrenza di queste vie fosse in netta crescita. Una speranza in più, dunque, per la sopravvivenza e il recupero di questo straordinario patrimonio. (10. Fine)
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