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Franco, l’autore del Cristo che domina Venasca

23 luglio 2022

Cuneo

Franco Della Bella Franco Della Bella è nato a Venasca oltre 70 anni fa dove vive con la sua famiglia. È uno scultore appassionato, innamorato del legno ed ha creato il Cristo di legno che domina Venasca dall’alto. I suoi genitori? Mio padre Rino era emigrato dal Veneto con suo padre e i suoi fratelli al seguito della ditta Peduzzi, che stava costruendo le dighe in Valle Varaita negli anni Trenta, prima della Seconda guerra mondiale. Mia madre, Domenica Bussone, era nativa di una borgata in Venasca.  Da bambino ha giocato tanto o poco? I miei giochi da bambino erano quelli del dopoguerra, perciò senza giocattoli, ma tutti giochi inventati dalla nostra fantasia! Ho giocato tanto perché eravamo tutti amici anche se le botte c’erano tutti i giorni e non andavamo mai a lamentarci a casa, perchè in tal caso ne sarebbero arrivate delle altre.  Le scuole? Ho frequentato le elementari e le medie a Venasca, il mio paese.  Cosa immaginava di fare da bambino nella vita?  Da bambino ho sempre sognato di fare lo scultore, a quei tempi a Venasca c’erano molti che lavoravano nei garage a cottimo per le ditte venaschesi come scultori. Io ho iniziato a lavorare all’età di 15 anni come apprendista scultore nella ditta di cofani funebri Lavalle.  Che ricordi ha della Cartiera Burgo dove ha poi lavorato? La cartiera l’ho conosciuta all’età dei 16 anni quando ho frequentato un corso per tecnici cartai della durata di un anno scolastico (al mattino andavo a scuola e di pomeriggio lavoravo nella fabbrica come apprendista). Al compimento dei 18 anni sono stato assunto alla Cartiera e lì sono rimasto fino all’età della pensione La più grande fatica di quel lavoro?  Il lavoro è sempre fatica, ma ti dà anche da vivere onestamente: perciò preso nei giusti presupposti tutto è fattibile!  Lei è stato vicesindaco di Venasca. Che ricordi ha di quella sua esperienza?  Sono stato vicesindaco nel mandato elettorale dal 2005 al 2010. È stato un impegno che non ho fatto per politica, ma per dare un po’ del mio tempo a Venasca, una cosa che mi sentivo in dovere di fare. È stata una bella esperienza, anche se non proprio sempre facile: fare l’amministratore ti fa capire tante cose che vivendo all’esterno non si possono immaginare.   La sua famiglia oggi?  La mia è una piccola famiglia composta da mia moglie, da mia figlia Erika e mia nipote Giada con la quale ho un bellissimo rapporto: e, come amo ripetere sovente e volentieri, i suoi occhi saranno i miei occhi, quando non sarò più su questa terra.  Come è nata l’idea del Cristo di legno, che lei ha scolpito e che domina Venasca dall’alto? L’idea non è nata da me, ma da alcuni miei amici che amano tenere vivi i sentieri di montagna e pulendo una zona sopra Venasca denominata “Il belvedere” avrebbero visto bene la posizione di una croce a protezione del paese. Conoscendo loro la mia passione per la scultura mi hanno tirato in ballo: la cosa mi ha subito attirato, mi sono preso un anno di tempo ed è nato il ‘Cristo del Belvedere’. È alto 4 metri!  Ci spiega la sua creazione di carattere religioso? Visto che non è la croce tradizionale, che vediamo nelle pitture e sui libri, ho il piacere di spiegare qui il perché delle differenze. Io ho voluto fare un Cristo adeguato al periodo in cui viviamo. Al posto della corona di spine, mi è parso logico farla di filo spinato (da noi raccolto in alta valle Varaita sui fronti della Seconda guerra mondiale): un materiale molto usato in tutto il mondo per creare ulteriori sofferenze a chi già tribola molto (basta pensare ad esempio alle barriere create contro i migranti, ecc.). E i chiodi?  I chiodi nei polsi sono autentici chiodi antichi fatti a mano, perché nella crocifissione quando non venivano legati, i chiodi venivano piantati in quei punti perchè era l’unico posto in grado di sostenere un corpo. La crocifissione era un supplizio inventato dai Romani, non usato nei confronti dei cittadini di Roma, ma solo nei territori dell’impero per chi si macchiava di gravi colpe.  Il mondo di oggi?  Il mondo di oggi sarebbe una cosa meravigliosa se solamente l’uomo riuscisse a capirlo e non solamente a distruggerlo!  Lei cosa mette al primo posto nella sua vita?  Per me la cosa più importante in una persona è la dignità, il poter andare ovunque a testa alta, mentre quando si perde la dignità si può essere anche belli, ricchi, potenti ma si ha perso tutto.  Lei, Franco, in cosa crede?  È la domanda più difficile: mi piacerebbe dire nella giustizia divina, ma non sono sicuro che esista! Quella degli uomini? Mah… forse è presente nel destino di ognuno di noi… O forse mi affido al verso dantesco: ‘Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza’.
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